Studio spagnolo presenta un protocollo innovativo a tre farmaci contro il tumore pancreatico più diffuso, con risultati preclinici incoraggianti.
Affrontare il tema del tumore pancreatico vuol dire confrontarsi con una delle patologie oncologiche più complesse e temibili, tanto per i pazienti quanto per i loro familiari. Si tratta di una neoplasia insidiosa, che spesso viene individuata quando è già in fase avanzata, e che tuttora offre limitate opzioni terapeutiche. Proprio per questo motivo, quando emergono novità concrete dal mondo scientifico, è importante soffermarsi ad analizzarle con serietà, evitando sia toni trionfalistici che eccessivo scetticismo.
Recentemente l’interesse della comunità scientifica si è focalizzato su una ricerca coordinata dal ricercatore spagnolo Mariano Barbacid, figura di spicco nell’oncologia europea, che presenta prospettive promettenti nella lotta contro la variante più frequente e letale di questa malattia.
Un traguardo frutto di decenni di ricerca
Lo studio è stato realizzato dal Centro Nacional de Investigaciones Oncológicas (CNIO) di Madrid e i risultati sono stati diffusi attraverso la rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences. L’oggetto della ricerca è l’adenocarcinoma duttale del pancreas, che rappresenta la stragrande maggioranza dei casi diagnosticati ed è caratterizzato da una notevole resistenza ai trattamenti convenzionali.
Il gruppo guidato da Barbacid ha sviluppato un protocollo terapeutico che combina tre farmaci distinti, progettato per intervenire simultaneamente su molteplici processi biologici che favoriscono la proliferazione tumorale e la sua capacità di difesa. Anziché concentrarsi su un singolo obiettivo molecolare, come accade frequentemente, questa strategia punta a “bloccare contemporaneamente diverse vie di fuga”, limitando così la possibilità delle cellule maligne di adattarsi e resistere.
Gli esiti ottenuti durante la sperimentazione preclinica sono stati considerati dal team di ricerca estremamente promettenti, sia in termini di efficacia terapeutica che di tollerabilità del trattamento. Un elemento di grande rilevanza, specialmente quando si considera l’impatto sulla qualità di vita dei pazienti.
Il significato di questa scoperta
È necessario precisarlo immediatamente: non si tratta di un rimedio già pronto all’uso, né di una risposta immediata per chi convive con questa patologia. Gli stessi autori dello studio raccomandano cautela e sottolineano che saranno necessari ulteriori approfondimenti, verifiche e sperimentazioni cliniche prima di stabilire se questi risultati potranno effettivamente trasformarsi in opzioni terapeutiche per i pazienti.
Ciononostante, l’importanza di questa ricerca rimane considerevole. Il tumore pancreatico presenta uno dei tassi di mortalità più elevati tra tutte le neoplasie e, soltanto in territorio spagnolo, causa annualmente più di 10.000 morti. In tale scenario, essere riusciti a dimostrare la possibilità di arrestare la progressione della malattia in maniera efficace e duratura costituisce un cambiamento di paradigma, non un annuncio privo di sostanza.
Non è casuale che alla guida di questo progetto ci sia proprio Barbacid, lo scienziato che già negli anni Ottanta partecipò all’identificazione del gene RAS, oggi riconosciuto come uno dei principali fattori scatenanti di numerose neoplasie solide, compreso il carcinoma pancreatico. Un percorso di ricerca che attraversa decenni di lavoro metodico, condotto lontano dai clamori mediatici ma sempre orientato al beneficio concreto delle persone.
Fonte: PNAS