Caffè e tachicardia, un nuovo studio fa luce sulle relazioni

Il gusto e l’odore inconfondibili del caffè al mattino lo hanno reso una delle bevande più popolari al mondo. A ciò si aggiunga il fatto che alcuni studi osservazionali hanno indicato chiaramente come il caffè possa proteggere contro le malattie cardiovascolari, il diabete, il morbo di Parkinson e alcuni tumori.

Insomma, non solo questa bevanda è saporita ed energizzante, ma è altresì sicura da bere per la maggior parte delle persone.

Tuttavia, un nuovo studio suggerisce che alcuni dei presunti benefici del caffè per la salute cardiovascolare potrebbero essere stati “esagerati”. Di contro, come risultato della caffeina che il caffè contiene, un suo consumo eccessivo può causare sintomi sgradevoli come tachicardia e palpitazioni. Non solo: bere caffè può anche portare ad un moderato e temporaneo aumento della pressione sanguigna.

Ma è davvero così? In realtà, spesso i bevitori regolari di caffè hanno una pressione sanguigna normale o ridotta rispetto alle persone che non bevono caffè. Per quale motivo?

Una spiegazione – suggeriscono i ricercatori – è che i bevitori regolari di caffè finiscono con lo sviluppare una tolleranza fisiologica agli effetti della caffeina.

Tuttavia, un nuovo studio suggerisce che le persone con un alto rischio genetico di malattie cardiovascolari riducono inconsciamente quanto bevono per evitare spiacevoli e relativi sintomi.

La ricerca ha infatti scoperto che gli individui con pressione alta, angina o aritmia bevevano meno caffè con caffeina ed erano più propensi a bere caffè decaffeinato. Crucialmente, c’era una forte evidenza che la loro vulnerabilità genetica alle malattie cardiovascolari ha portato al loro ridotto consumo di caffè. E questo esclude la spiegazione alternativa che consumare meno caffè li ha resi più vulnerabili alle malattie cardiovascolari.

Molto dipende dalla genetica

Sia che beviamo molto caffè, o ne beviamo poco, o evitiamo del tutto la caffeina, questo studio dimostra che la genetica sta influenzando le nostre decisioni per proteggere la nostra salute cardio” il professor Elina Hyppönen, che ha guidato la ricerca.

Se il tuo corpo ti sta dicendo di non bere quella tazza di caffè in più, probabilmente c’è una ragione“, aggiunge. “Ascolta il tuo corpo – è più in sintonia con la tua salute di quanto tu possa pensare”.

Negli studi osservazionali, questo effetto potrebbe dare la falsa impressione che il caffè previene la pressione alta e protegge il cuore. In realtà, le persone vulnerabili alla pressione alta possono semplicemente evitare di bere caffè perché, per loro, la caffeina ha più probabilità di causare sintomi spiacevoli.

Per arrivare a tali conclusioni gli scienziati hanno attinto alle informazioni su 390.435 partecipanti di età compresa tra 39 e 73 anni che fanno parte di un database medico e genetico chiamato UK Biobank. Al momento del reclutamento, i partecipanti hanno riferito il loro consumo regolare di caffè. I ricercatori hanno anche misurato la loro pressione sanguigna e la frequenza cardiaca e notato eventuali sintomi cardiovascolari. I partecipanti con pressione alta, angina o aritmia hanno consumato meno caffè con caffeina rispetto a quelli senza questi sintomi.

Ebbene, per determinare se il consumo regolare di caffè abbia causato i sintomi, o se i sintomi innescato una riduzione del consumo di caffè, i ricercatori hanno usato una tecnica statistica chiamata Mendelian randomization. Questa tecnica sfrutta l’eredità casuale di varianti genetiche che aumentano il rischio di una persona di un particolare risultato più tardi nella vita – in questo caso, l’associazione tra pressione sanguigna e frequenza cardiaca con consumo abituale di caffè.

Poiché i fattori, come lo stile di vita o la dieta, non possono cambiare la sequenza genetica di una persona, qualsiasi associazione che i ricercatori hanno scoperto deve essere dovuto le varianti del gene piuttosto che qualsiasi altro fattore.

Dunque, quando hanno analizzato i dati, è emerso che avere una particolare variante genetica determinava quanto caffè una persona beveva.

Ciò significa che qualcuno che beve molto caffè è probabilmente più tollerante geneticamente alla caffeina, rispetto a qualcuno che ne beve poco”, dice il Prof. Hyppönen. “Al contrario, un non bevitore di caffè, o qualcuno che beve caffè decaffeinato, è più probabilmente incline agli effetti negativi della caffeina e più suscettibile alla pressione alta“, aggiunge.

Naturalmente, saranno ora necessari ulteriori studi per comprendere quanto sia solida tale relazione. Verificheremo dunque come, e in che modo, verrà ampliata la letteratura sul caffè e sulle sue proprietà, benefici e rischi.

Siciliana nata tra le pendici dell’Etna e il mare, ma trapiantata a Roma da qualche anno. Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo, è appassionata al mondo del benessere e del bio. Estremamente curiosa, ama scrivere, conoscere nuove storie e osservare il mondo, soprattutto attraverso le lenti di una macchina fotografica.
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