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Fertilità e anzianità: nuovo studio cerca di trovare una relazione

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Utilizzando l’analisi monocellulare, i ricercatori del Babraham Institute hanno valutato gli effetti dell’età anagrafica sugli ovociti nei topi, al fine di identificare i fattori genomici ed epigenetici che si riferiscono alla ridotta competenza dello sviluppo. Le conoscenze ottenute attraverso questa ricerca forniscono nuove intuizioni sui meccanismi alla base della qualità degli ovociti e sono rilevanti per lo sviluppo di tecniche di valutazione della qualità degli ovociti umani, un’area di crescente importanza con l’aumento dell’uso di trattamenti per la fertilità.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Aging Cell, si riferisce statisticamente al territorio britannico, dove l’età media delle madri è salita a 30,6 anni. Le tendenze indicano che le donne scelgono di ritardare la decisione di avere figli, con un numero di figli nati da donne di 40 anni o più ch è in costante aumento dal 1978 ad oggi.

Fattori sociali a parte, l’avanzare dell’età materna provoca una graduale riduzione della fertilità. “Il motivo per cui gli ovociti perdono la loro competenza nello sviluppo è qualcosa che non comprendiamo appieno, ma è come se fosse dovuto a una combinazione di fattori“, afferma il dottor Gavin Kelsey, responsabile del programma di ricerca sull’epigenetica del Babraham Institute, che ha condotto questo lavoro.

La ricerca ha utilizzato una tecnica monocellulare all’avanguardia sviluppata presso l’Istituto per ottenere letture parallele su tutte le espressioni geniche e sulla metilazione del DNA (l’aggiunta di segni epigenetici che modificano il DNA senza alterarne la sequenza) che si verificano nello stesso ovocita. L’approccio ha permesso un’analisi a livello genomico di ogni ovocita e, oltre a confrontare le uova di topi più giovani e più anziani, ha anche permesso ai ricercatori di esplorare le variazioni tra gli ovociti di topi di età simile.

Utilizzando questa tecnica i ricercatori sono stati dunque in grado di identificare le caratteristiche degli ovociti con ridotta competenza di sviluppo e di notare come gli ovociti delle donne più anziane avessero un’espressione genica meno attiva, mostrando maggiore variabilità tra gli ovociti stessi.

I segni epigenetici in generale sono correlati tra le uova di topi più giovani e quelle di topi più anziani, fornendo la rassicurazione che l’età non influisce sui siti chiave della metilazione del DNA nel genoma. I ricercatori hanno quindi scoperto alcuni geni che mostrano un cambiamento accoppiato tra l’attività genica e i segni epigenetici, suggerendo che l’epigenetica potrebbe essere utilizzata come lettura per la qualità dell’attività genica dell’ovocita.

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Siciliana nata tra le pendici dell’Etna e il mare, ma trapiantata a Roma da qualche anno. Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo, è appassionata al mondo del benessere e del bio. Estremamente curiosa, ama scrivere, conoscere nuove storie e osservare il mondo, soprattutto attraverso le lenti di una macchina fotografica.