Ricerca brasiliana rivela come funziona il sistema immunitario di chi supera i 110 anni mantenendo salute e autonomia.
Quando si incontrano individui che hanno superato i 110 anni di età, ciò che colpisce maggiormente non è semplicemente il traguardo raggiunto, ma il modo in cui ci arrivano. Lucidità mentale, indipendenza nelle attività quotidiane, assenza di patologie invalidanti.
Non si tratta di sopravvivere a stento, ma di attraversare la terza età mantenendo dignità e vitalità. Da questa osservazione nasce una ricerca scientifica condotta in Brasile che sta rivoluzionando la nostra comprensione dell’invecchiamento. Il protagonista assoluto è il sistema di difesa immunitaria di chi supera i 110 anni, un meccanismo biologico molto più efficiente di quanto immaginato.
Indice
Il Brasile e la concentrazione di persone oltre i 110 anni
Il territorio brasiliano ospita una delle più alte concentrazioni mondiali di individui che hanno oltrepassato i 110 anni, trasformandosi in un laboratorio naturale per gli studiosi della longevità estrema. I ricercatori dell’ateneo paulista hanno monitorato per anni più di 140 persone centenarie e circa venti ultracentenari, provenienti da regioni e background socioeconomici eterogenei. Molti di loro hanno attraversato gran parte dell’esistenza senza beneficiare di assistenza sanitaria avanzata, eppure hanno raggiunto età record mantenendo una notevole integrità psicofisica.
Le scoperte degli studiosi riguardano il funzionamento interno del loro corpo. Il sistema immunitario di chi supera i 110 anni non si limita a resistere allo scorrere del tempo, ma si trasforma. Le cellule deputate alla difesa dell’organismo continuano a rigenerarsi e a eliminare elementi nocivi con un’efficienza paragonabile a quella di soggetti molto più giovani.
Ciò comporta un ridotto accumulo di proteine alterate, minori errori a livello cellulare e, conseguentemente, una probabilità inferiore di sviluppare patologie correlate all’età avanzata come neoplasie, disturbi cardiocircolatori o deterioramento cognitivo.
Le caratteristiche uniche delle difese immunitarie ultracentenarie
Analizzando dettagliatamente il comportamento delle cellule immunitarie, gli scienziati hanno identificato un fenomeno sorprendente. Alcune cellule che abitualmente svolgono funzioni di coordinamento assumono il ruolo di vere e proprie unità d’intervento rapido, capaci di agire direttamente contro elementi cellulari anomali o patogeni. Si tratta di una reazione immunitaria più versatile e immediata, rara persino tra i giovani.
Durante l’emergenza pandemica da Covid, questo sistema ha dimostrato la sua straordinaria efficacia. Alcuni ultracentenari coinvolti nella ricerca hanno contratto l’infezione nel 2020, prima della disponibilità dei vaccini, riuscendo a guarire. Le loro difese immunitarie hanno risposto prontamente, generando anticorpi neutralizzanti e mobilitando immediatamente le risposte più efficaci. Un elemento che conferma come l’invecchiamento del sistema immunitario non sia necessariamente un declino inesorabile, ma possa rappresentare una forma di evoluzione adattativa.
Vivere più anni accumulando meno patologie
Questa scoperta permette anche di reinterpretare evidenze già note provenienti da altre nazioni. Ricerche svedesi dimostrano che chi raggiunge il secolo di vita tende a manifestare meno malattie durante l’intero percorso esistenziale. Non si tratta solamente di prolungare l’esistenza, ma di preservare la salute nel tempo, accumulando problematiche mediche con una velocità molto inferiore rispetto alla media. In certi casi, questa protezione risulta attiva già intorno agli ottant’anni, molto prima di raggiungere soglie di longevità estrema.
Un elemento particolarmente interessante è che gli ultracentenari brasiliani non aderiscono a regimi alimentari standardizzati né a schemi nutrizionali specifici, come la dieta mediterranea frequentemente associata alla longevità. Questo sposta ulteriormente l’attenzione sulla componente biologica e sul ruolo del sistema immunitario degli ultracentenari, probabilmente influenzato anche dall’elevata diversità genetica della popolazione brasiliana, risultato di secoli di incroci.
Gli studiosi stanno ora tentando di comprendere se questi meccanismi protettivi possano essere analizzati, riprodotti o almeno parzialmente stimolati anche nel resto della popolazione. L’obiettivo non è perseguire l’utopia di far vivere tutti fino a 110 anni, ma qualcosa di molto più pragmatico e urgente: invecchiare con dignità, mantenendo vitalità, autonomia e presenza nella propria esistenza il più a lungo possibile.
Fonte: Genomic Press