Fertilità monitorata con assorbenti innovativi: addio ai prelievi

Nuova tecnologia svizzera permette di controllare la fertilità attraverso il sangue mestruale, eliminando la necessità di analisi invasive.

Controllare lo stato della propria capacità riproduttiva potrebbe trasformarsi in un’operazione tanto naturale quanto l’utilizzo di un comune prodotto igienico durante le mestruazioni. Ricercatori del Politecnico federale di Zurigo hanno messo a punto uno strumento diagnostico capace di esaminare il flusso mestruale per determinare la riserva ovarica. La tecnologia si concentra sull’identificazione dell’ormone antimulleriano (AMH), un marcatore biologico essenziale per stabilire la quantità di ovociti ancora presenti nelle ovaie.

Al momento, ottenere questi dati implica sottoporsi a un’estrazione di sangue venoso seguita da esami specialistici in laboratorio, procedure che non sempre risultano accessibili a tutte con regolarità. Questa nuova soluzione tecnologica propone invece una modalità radicalmente differente: nessun ago, nessuna struttura sanitaria, soltanto un monitoraggio discreto e replicabile mensilmente, comodamente nel proprio ambiente domestico.

Meccanismo di funzionamento del dispositivo

L’elemento centrale dell’innovazione consiste in un test a flusso laterale, dal principio simile ai tradizionali test di gravidanza o ai tamponi veloci per rilevare il COVID-19. La peculiarità risiede nell’impiego di nanotecnologie avanzate: il sistema utilizza microscopiche particelle d’oro di 150 nanometri, trattate chimicamente per agganciarsi in modo selettivo all’ormone antimulleriano contenuto nel sangue mestruale.

Nel momento in cui il campione scorre lungo la striscia reattiva, gli anticorpi collegati alle nanoparticelle auree catturano le molecole di AMH. Questa interazione genera una banda colorata la cui tonalità riflette la quantità ormonale presente. Più elevata è la concentrazione di AMH, più intensa risulta la colorazione, un sistema visivo immediato che converte informazioni biochimiche elaborate in dati comprensibili a prima vista.

Per azzerare possibili errori nell’interpretazione visiva, gli scienziati hanno creato anche un algoritmo basato sull’intelligenza artificiale fruibile attraverso dispositivi mobili. Scattando una foto del test con lo smartphone, l’applicazione esamina in automatico l’intensità del colore e fornisce una valutazione semi-quantitativa accurata dei livelli ormonali, rendendo il sistema utilizzabile anche da persone prive di conoscenze mediche specifiche.

Utilizzi concreti della tecnologia

La vera innovazione consiste nell’inserimento di questa tecnologia direttamente nei prodotti per l’igiene intima femminile. Gli studiosi hanno verificato che il test può essere integrato negli assorbenti, convertendoli in strumenti diagnostici automatici. Durante l’uso normale, il flusso mestruale viene a contatto con la zona reattiva dell’assorbente, innescando spontaneamente il procedimento di analisi.

Questa soluzione azzera completamente l’esigenza di prelevare o gestire campioni biologici, trasformando il controllo della fertilità in un’azione spontanea e priva di imbarazzo. Per le donne che programmano una maternità o che seguono percorsi di procreazione medicalmente assistita, significa poter seguire l’andamento della propria riserva ovarica mese dopo mese, riconoscendo tempestivamente eventuali modifiche rilevanti.

Il dispositivo potrebbe dimostrarsi particolarmente utile per le giovani che desiderano conoscere anticipatamente il proprio potenziale fertile, magari per assumere decisioni consapevoli su quando intraprendere una gravidanza. Analogamente, potrebbe contribuire a rilevare precocemente l’approssimarsi della menopausa, offrendo alle donne un intervallo temporale più esteso per valutare le proprie opzioni.

Sviluppi futuri e criticità

Nonostante l’interesse suscitato dalla ricerca, pubblicata in versione preliminare sulla piattaforma medRxiv, persistono alcuni aspetti da chiarire. Gli specialisti evidenziano che l’AMH segnala principalmente la quantità di follicoli disponibili, ma non offre informazioni dirette sulla loro qualità. Una donna potrebbe presentare valori ormonali normali ma ovociti con caratteristiche meno ottimali per il concepimento, specialmente con l’avanzamento dell’età.

Inoltre, si dibatte sull’effettiva necessità di rilevazioni così ravvicinate quando un singolo esame del sangue annuale potrebbe offrire dati sufficienti per la maggioranza delle donne. Il beneficio del controllo continuativo andrebbe esaminato individualmente, considerando che la riserva ovarica decresce progressivamente e non presenta oscillazioni repentine da un mese all’altro.

Rimane comunque il fatto che questa tecnologia costituisce un avanzamento notevole nella democratizzazione della diagnostica riproduttiva, rimuovendo ostacoli economici e pratici che attualmente limitano l’accesso a questi controlli. Se ricerche successive ne confermeranno l’attendibilità clinica, potremmo assistere a una rivoluzione nel modo in cui le donne sorvegliano e interpretano la propria salute riproduttiva.

Fonte: Geophysical Research Letters

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