disabili

Disabili, Associazioni: Piano ministeriale inadeguato e costoso

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Il nuovo “Piano di indirizzo per la Riabilitazione” stilato dal ministero non piace alle associazioni competenti perché non tiene conto delle necessità dei malati e dei disabili, non fa attenzione ai bisogni psicologici e sociali della persona e non prevede la sinergia necessaria tra personale sanitario, famiglia e coloro che si prendono cura direttamente dei pazienti.

È questo il giudizio dato sul piano ministeriale dalle quattro associazioni coinvolte – l’Associazione Italiana Fisioterapisti (Aifi), la Federazione dei Logopedisti (FLI), la Federazione Italiana per il Superamento Handicap (Fish) e Cittadinanza Attiva – che hanno rinviato al mittente il nuovo “Piano di indirizzo per la Riabilitazione”.

Sono assenti le valutazioni delle performance dei servizi territoriali, mancano le statistiche e quindi le soluzioni alle storiche carenze di strutture per l’assistenza – hanno commentato le associazioni -. E molto altro. Per questo ci auguriamo che il piano così come è non venga recepito dalle Regioni in fase attuativa in quanto comporterebbe anche un’incomprensibile e insostenibile esposizione economica“.

Insomma, oltre che inefficace e lontano dalle esigenze del malato, è anche costoso! Non a caso le sigle coinvolte hanno definito questo programma come “autoreferenziale e non adeguato all’evoluzione che la riabilitazione ed il Sistema sanitario hanno subito in Italia Inadeguato e controproducente“.

Per questo si annuncia una dura battaglia: “Utilizzeremo ogni strumento legale atto a neutralizzare il tentativo di applicare questo piano non condiviso – ha detto Antonio Bortone, presidente dell’Aifi – e non utile ai professionisti ed ai pazienti, ma solo alle corporazioni mediche“.

Il piano svilisce e arresta la cultura dell’interdisciplinarietà che alimenta il lavoro di ogni équipe – ha dichiarato Tiziana Rossetto, presidente Fli – dove ogni professionista della riabilitazione chiamato a rispondere dei propri programmi con obiettivi specifici“.

Cosa ancora più grave – hanno commentato in conclusione i rappresentanti delle sigle all’unanimità – è la scarsità, per non dire l’assenza, di considerazioni su interventi e strategie per alcune condizioni specifiche di disabilità, prime fra tutte quella intellettiva e relazionale“.

Verdiana Amorosi

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Seguici su Facebook