Scopri quattro domande efficaci, basate sulla ricerca, per diminuire tensioni e conflitti nella relazione di coppia.
A volte è sufficiente un dettaglio: un’intonazione particolare, una risposta frettolosa, il solito “lo vediamo dopo” che sembra una barriera. Tuttavia, prevenire i conflitti nelle relazioni non è una questione di caso o di indole tranquilla: spesso si tratta di gestire il dialogo nel momento in cui le emozioni si intensificano. Non si tratta di raggiungere la perfezione, ma di interrompere schemi dannosi che si ripetono.
Un aspetto interessante da considerare: quando una relazione funziona, di solito anche i contrasti vengono gestiti con maggiore equilibrio. Quando invece le cose vanno male, raramente dipende dalla mancanza delle parole appropriate, ma piuttosto dall’accumulo di espressioni che feriscono, sminuiscono o irritano. Gli studi attuali si concentrano proprio su questo: è fondamentale diminuire gli scambi negativi quando emergono, piuttosto che cercare la formula comunicativa ideale.
Indice
Prevenire i contrasti non significa eliminare il confronto
Condividere la vita quotidiana rappresenta un esercizio costante. Ci si ama e, contemporaneamente, ci si intralcia: ritmi differenti, tensioni, obiettivi che si modificano, attese non espresse. Il nodo non sta nel dissenso, ma nella modalità con cui lo si affronta. E qui emerge un paragone efficace: una relazione opera come un sistema di regolazione termica. Senza interventi, l’ambiente diventa soffocante. Con un’azione tempestiva, l’atmosfera torna piacevole.
Per questo motivo le quattro domande proposte dal dottor Taibbi possono rivelarsi utili: non sono formule miracolose, sono linee guida comunicative. Organizzano il “modo di dialogare” quando le emozioni rischiano di prevalere.
Il primo quesito modifica immediatamente l’angolazione, perché trasferisce l’attenzione dal “tu hai torto” al “noi possiamo migliorare”.
“Quali sono uno o due comportamenti specifici che posso adottare per rendere migliore il nostro equilibrio emotivo?”
L’elemento cruciale è “uno o due” e soprattutto “specifici”. Non “desidero maggiore considerazione”, ma “mi gioverebbe se al tuo rientro ci dedicassimo un saluto autentico, magari un abbraccio o qualche minuto di dialogo”. Non “sei sempre lontano”, ma “quando vediamo una serie, apprezzerei che lo smartphone rimanesse da parte”. È qui che numerose coppie si bloccano: uno ritiene di impegnarsi molto, l’altro non lo avverte, perché si aspettava qualcosa di diverso. La specificità evita incomprensioni e riduce quella percezione di abitare realtà separate.
Successivamente c’è il quesito che preserva molte serate complicate, quelle in cui la fatica rende tutto più difficile.
“Qual è l’approccio più efficace per esserti accanto quando sei sotto pressione?”
Può sembrare ovvio, ma non lo è: non tutti si tranquillizzano nello stesso modo. C’è chi necessita di quiete, chi vuole conversare, chi richiede vicinanza fisica e chi la respinge proprio nei momenti più critici. Domandarlo in anticipo, in un momento sereno, significa evitare la dinamica tipica: uno tenta di supportare “alla propria maniera”, l’altro lo percepisce come intrusione, e da lì inizia lo scontro.
Il terzo quesito è il più sensibile, perché affronta il tema che spesso viene procrastinato fino all’esplosione.
“Come preferisci che ti comunichi quando fai qualcosa che mi infastidisce?”
Qui conta il “quando” quanto il “come”. C’è chi non sopporta conversazioni a sera inoltrata, chi si irrigidisce se colto alla sprovvista, chi si chiude se l’altro assume un tono accusatorio. Concordare una modalità condivisa rappresenta un gesto di attenzione: significa dire “voglio affrontarlo, ma senza farti sentire giudicato”. Un esempio pratico: anticipare con una frase come “c’è qualcosa che mi ha toccato, ne discutiamo con calma?” può evitare la reazione del “proprio ora? in questo momento?”.
Il quarto quesito può sembrare simile, ma trasforma la qualità della relazione perché riguarda l’equilibrio: essere due persone alla pari, non un accusatore e un accusato.
“Qual è il modo migliore per condividere il mio punto di vista senza farti sentire giudicato o limitato?”
Le celebri espressioni in prima persona funzionano, certamente, ma non come formule: servono perché spostano il focus dall’accusa alla responsabilità personale. Dire “io mi sento preoccupato quando accade questo” è differente da “tu agisci sempre così”. E anche in questo caso, il momento è determinante: ci sono verità che, espresse nell’istante sbagliato, vengono percepite come attacchi anche quando non lo sono.
Cosa dicono le evidenze scientifiche
Nel 2021 un team di studiosi coordinato da Matthew D. Johnson ha monitorato coppie nel tempo per comprendere come dialogo e appagamento relazionale si influenzino reciprocamente nella quotidianità, non solo nelle differenze tra “coppie soddisfatte” e “coppie insoddisfatte”.
Il dato più significativo è quello che riguarda chiunque abbia mai discusso per un’inezia: nei momenti in cui una coppia registra meno scambi negativi rispetto al solito, nello stesso periodo si sente anche più appagata del solito. Non perché aumentano le grandi dimostrazioni o le parole “ideali”, ma perché si riducono quelle piccole ferite quotidiane: critica, ironia pungente, chiusura emotiva, aggressività, atteggiamento difensivo.
Ed è un dato che si integra perfettamente con i quattro quesiti: il loro obiettivo non è rendere la conversazione più “elegante”, ma meno dannosa. In termini concreti: diminuire la tensione prima che la situazione degeneri.
La vita insieme non è un’immagine statica, è un percorso. Quello che oggi non crea problemi, domani può diventare un punto dolente. Per questo questi quesiti funzionano se vengono ripresi periodicamente, come una verifica: non per controllarsi a vicenda, ma per comprendersi meglio. È anche un modo di comunicare, senza enfasi: “tengo alla nostra relazione, quindi organizzo il nostro modo di comunicare”.
In definitiva, prevenire lo scontro non significa evitare le fasi difficili. Significa smettere di alimentare il fuoco quando basterebbe un’azione semplice per estinguere la fiamma.