Nove mesi in una chiavetta. A Treviso la prima “carta donna”

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Un progetto innovativo, nato con l’intento di rendere più semplice la vita alle donne in gravidanza. È la “Carta Donna”, una chiavetta usb con tutti i dati della futura mamma, referti, ecografie, esami.

È stata presentata dalla Ulss 7 di Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, la prima in Italia a promuovere questa iniziativa. Si tratta di una card plastificata corredata di chiavetta usb su cui nel corso dell’intera gestazione vengono memorizzati i vari dati clinici, aggiornati ad ogni nuovo esame.

Secondo Angela Maria Baldassarri, ideatrice del progetto, “La novità consiste nel fatto che in questo modo la donna non deve portare con sé, anche andasse in vacanza o andasse ad un consulto, nulla di cartaceo, in quanto tutta la documentazione, fatta di esami, lastre, ecografie, è già registrata sulla card. Ed è la donna stessa a decidere cosa far o meno visualizzare a chi utilizza la chiavetta: ad esempio di fronte ad uno specialista diverso da quello che la segue abitualmente, può decidere di oscurare alcuni dati”.

L’utilizzo della card non richiede di essere delle esperte informatiche: la chiavetta usb funziona su tutti i computer ed è dotata di una password personale per garantire la privacy della paziente.

Durante la presentazione dell’iniziativa a Conegliano, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi, è intervenuto in video-collegamento e ha definito “Carta Donna” “una buona pratica che potrà costituire un punto di riferimento per l’intero servizio sanitario”.

Il progetto gode del patrocinio dei Ministeri della Salute, dell’Innovazione e della Regione Veneto. Il Ministro della Salute Ferruccio Fazio ha espresso in un messaggio la sua approvazione per un’iniziativa che «coniuga virtuosamente l’utilizzo di tecnologie avanzate con ambiti di applicazione fortemente prioritari all’interno del servizio sanitario nazionale». Relativamente a questo progetto, l’Ulss 7 ha avviato una collaborazione con l’azienda ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, avente come obiettivo la diffusione delle «best practices» in ambito sanitario.

L’augurio che possiamo farci è che l’esempio del Veneto possa essere al più presto seguito nelle altre aziende sanitarie del territorio italiano, per migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria alle donne in gravidanza e rendere sempre di più quei nove mesi un periodo di “dolce attesa”.

Francesca Di Giorgio

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