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Carne di cavallo: importati 30 mln di kg senza etichetta

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In Italia sono stati importati 30 milioni di chili di carne di cavallo senza l’obbligo di indicarne la provenienza in etichetta. Quasi la metà veniva dalla Polonia, il resto da Francia e Spagna, mentre poco più di un milione di chili proveniva dalla Romania, uno dei principali imputati dell’ “horsegate” che sta sconvolgendo l’Europa.

È quanto afferma la Coldiretti nel commentare la decisione della Nestlè di ritirare dagli scaffali italiani e spagnoli ravioli e tortellini di manzo Buitoni, dopo che sono state rinvenute tracce di Dna di carne di cavallo pari all’1%.

Una decisione che è stata presa da altre aziende a livello europeo a seguito dei numerosi sequestri avvenuti in diversi Paesi e che, secondo la Coldiretti, conferma i gravi ritardi della normativa comunitaria nel garantire la trasparenza degli scambi e prevenire le frodi. Anche perché gli italiani sono tra i maggiori consumatori di carne di cavallo in Europa, con un quantitativo medio di 1 chilo a testa per un totale di 42,5 milioni di chili.

Secondo la Coldiretti le dimensioni dello scandalo confermano che il piano limitato di controlli con test del Dna approvato dall’Unione Europea è fumo negli occhi dei cittadini se non sarà accompagnato da misure strutturali destinate a durare nel tempo come l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti i tipi di alimenti, per evitare che episodi simili si ripetano in futuro. Solo l’etichetta di origine rappresenta una garanzia di informazione per i consumatori e, grazie alla tracciabilità, anche una protezione nei confronti di frodi e truffe che si moltiplicano nel tempo della crisi in cui si registra il ritorno di reati come l’abigeato e la macellazione clandestina.

L’Italia, con un provvedimento nazionale che ha reso obbligatorio indicare l’origine in etichetta anche per la carne di pollo, il latte fresco e la passata di pomodoro, è in anticipo sull’ Europa dove si procede con estrema lentezza. Il Regolamento (Ue) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori approvato nel novembre 2011 dopo 46 mesi entrerà in vigore il 13 dicembre 2014 per l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle carni suine, ovine, caprine e dei volatili mentre per le carni diverse come quella di coniglio e per il latte e formaggi tale data rappresenta solo una scadenza per la presentazione di uno studio di fattibilità.

Si tratta di un arco di tempo intollerabile rispetto alle esigenze“, conclude l’associazione. “Il vero problema è che a livello europeo c’è l’opposizione di alcuni Paesi, in particolare quelli del nord, a costruire un serio sistema di tracciabilità degli alimenti. Ed ecco perché non c’è una normativa europea che garantisca la tracciabilità di tutti i prodotti soprattutto quella degli alimenti composti“, ha commentato Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum . Non essendoci regole rigide sulla tracciabilità, continua il segretario, “diventa facile per le mafie di tutti i Paesi, perché poi di questo si tratta, poter inserire nel mercato alcuni tipi di carne, fortunatamente in questo caso non nocive. Chiaramente però la composizione dei prodotti è stata alterata. Le aziende dovrebbero fare verifiche a campione a monte, perché il controllo ex-post non basta. Serve un coinvolgimento di tutti i soggetti in primis le associazioni consumatori“.

Anche il Codacons interviene sulla vicenda, prendendosela con l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa): “di fronte a episodi gravissimi come questo, che portano addirittura al ritiro dei prodotti dal commercio, ci chiediamo quale sia il ruolo dell’Efsa e come operi concretamente questa Autorità. Appare assurdo che un ente, nato proprio per tutelare i consumatori europei sul fronte alimentare, non abbia saputo prevenire uno scandalo di tale entità“, si legge in una nota.

La vicenda della carne di cavallo dimostra chiaramente come sia oramai indispensabile un sistema di tracciabilità totale dei prodotti alimentari, al fine di garantire ed informare i consumatori circa la “vita” dell’alimento, dal campo o dall’allevamento fino alla tavola – afferma il Presidente Carlo Rienzi – Non a caso il Codacons, assieme ai grandi network mondiali, sta studiando un sistema per assicurare, attraverso le analisi del DNA di tutti i prodotti alimentari, la tracciabilità assoluta degli alimenti in tutti i suoi passaggi, partendo dal mangime somministrato agli animali fino ad arrivare all’esposizione sui banchi di mercato o presso gli scaffali dei supermercati“.

Intanto il Ministero della Salute fa sapere che ieri mattina i Carabinieri del NAS hanno ispezionato la sede legale di Milano della società Nestlé e lo stabilimento di produzione di Moretta (CN), per accertare la tracciabilità, le procedure di autocontrollo e il rispetto degli obblighi relativi al ritiro dei prodotti a marchio Buitoni “Ravioli di brasato” e “Tortellini di carne”.

L’Italia ha attivato i controlli per combattere la frode comunitaria sulla carne equina sin dallo scorso 11 febbraio, appena apprese le prime notizie dalla stampa, e dunque ben prima dell’approvazione della Raccomandazione della Commissione europea. A partire da quella data i Carabinieri del NAS hanno effettuato una serie di controlli sia negli stabilimenti di produzione di diverse aziende, sia sulla rete di distribuzione“, spiega il dicastero.

Successivamente, in base alla Raccomandazione UE, il Ministero della Salute ha predisposto un Piano di monitoraggio che comprende il prelievo di 200 campioni di alimenti commercializzati e/o etichettati come contenenti carne bovina ma che, per loro natura, si prestano ad essere oggetto di frode alimentare per aggiunta o sostituzione di carne equina non dichiarata.

Oltre a questi prelievi, l’Italia ha disposto ulteriori controlli da effettuare presso gli stabilimenti di produzione e commercializzazione di provenienza dei prodotti in questione.

Roberta Ragni

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