Fertilità post-tumore: a Roma la bio-banca del tessuto ovarico

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I tumori femminili e soprattutto le loro cure, come chemioterapia e radioterapia, possono portare tra gli effetti collaterali la perdità della fertilità.

Per una donna, specialmente se giovane, l’ipotesi di non poter più avere bambini rappresenta un ulteriore dramma da vivere oltre la malattia e spesso può contribuire a non affrontare nel migliore dei modi le terapie, rendendole inefficaci. Proprio per dare nuova speranza alle donne colpite da neoplasie, è nata a Roma una Banca del Tessuto Ovarico, istituita presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena degli Istituti Fisioterapici Ospedalieri (IFO) e finanziata dal Ministero della Salute con 400 mila euro.

Di cosa si tratta esattamente? In pratica, alle pazienti sotto i 35 anni a cui viene diagnosticato un tumore, vengono prelevati in laparoscopia dei frammenti di tessuto ovarico, contenenti ovociti che saranno crioconservati in azoto liquido presso la Banca. Una volta conclusa la terapia e superata la malattia, il tessuto ovarico potrà essere re-impiantato e, grazie a cure ormonali, potrà far sperare in una gravidanza naturale. L’iniziativa è di fondamentale importanza se si pensa che su 1.250.000 di donne con diagnosi di tumore, ben 200.000 hanno meno di 40 anni e, purtroppo, aumentano gli episodi di malattia anche tra le bambine e le giovanissime al di sotto dei 19 anni.

Per la donna adulta – spiega Enrico Vizza, direttore Ginecologia Oncologica Ire – affrontare le terapie anticancro con la speranza di poter esaudire il desiderio di maternità, risulta essere un fondamentale supporto psicologico. Alle donne in età pre-pubere, colpite da patologie neoplastiche, è invece d’obbligo offrire, dopo la guarigione, una normale crescita e un normale sviluppo senza minare la possibilità di procreare e costruire una famiglia“.

La Banca, realizzata all’interno di quella del tessuto muscolo-scheletrico della Regione Lazio, si rivolge in particolare alle donne affette da leucemie, cancro al seno, tumore di Wilms, sarcoma di Ewing, osteosarcoma e carcinoma cervicale, patologie che spesso si presentano già in età pediatrica.

Le Banche presenti nei nostri Istituti – ha sottolineato Lucio Capurso, direttore generale degli Istituti fisioterapici ospedalieri – sono due realtà di grande rilevanza nel panorama sanitario regionale e nazionale. La Banca del Tessuto Muscolo Scheletrico è la prima Banca pubblica della Regione Lazio, l’unica del Centro Sud e rimarrà tale in quanto vengono create in base al numero di abitanti e le altre 6 esistenti sono tutte al nord di Firenze. La bio-banca del tessuto ovarico è la prima istituita in un Irccs pubblico, pertanto oltre a rispondere alle esigenze cliniche, le nostre banche avranno un importante funzione nel settore della ricerca.

Oggi è sempre più chiaro che la prevenzione e le nuove cure fanno sì che i tumori non siano più causa di morte certa e, anzi, possano essere superati in maniera ottimale, garantendo a chi ne ha sofferto una vita del tutto normale (o quasi). Nel caso di giovani donne con meno di 19 anni a cui viene diagnosticata la malattia, la percentuale di guarigione completa raggiunge il 45 per cento (Rapporto Airtum 2010). Dare loro la speranza di procreare e condurre una vita identica a quella delle altre donne, è di fondamentale importanza per aiutarle a superare nel migliore dei modi la malattia e il periodo delle cure, che già di per sé porta cambiamenti fisici spesso male accettati.

Eleonora Cresci

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Giornalista pubblicista, classe 1977, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing e correzione di bozze. Direttore di Wellme.it per tre anni, scrive per Greenme.it da dieci. È volontaria Nati per Leggere in Campania.