Favismo: cos’è e come si manifesta. Alimenti e farmaci da evitare

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Alimenti apparentemente innocui come fave e piselli possono essere molto pericolosi per chi soffre di favismo. In Italia circa il 0,4% della popolazione è affetto da questa forma di anemia, mentre nelle aree delle regioni del Sud i numeri salgono. In Sardegna, ad esempio, circa il 14% degli abitanti è fabico, con un picco del 25% nella provincia di Cagliari. Approfondiamo in cosa consiste questa sindrome e come si manifesta.

Cos’è il favismo 

Il favismo è una malattia genetica legata al cromosoma X, quindi colpisce prevalentemente i maschi, ed è caratterizzata dal deficit dell’enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi (abbreviato in G6PD). Questo enzima si trova principalmente nei globuli rossi, dove svolge un’importante funzione per la loro sopravvivenza.

Il deficit di G6PD è la carenza enzimatica più diffusa al mondo, con oltre 400 milioni di soggetti fabici soprattutto in Africa, Medio Oriente e nell’area del Mediterraneo (in Paesi come Spagna e Italia). Il favismo può scatenare vere e proprie “crisi emolitiche” ovvero massicce distruzioni di globuli rossi con conseguente anemia.
Non è chiaro come si sviluppi la crisi, ma uno dei fattori scatenanti è senza dubbio l’ingestione di fave o l’inalazione del loro polline. Per questo, solitamente i negozi in cui ci sono fave fresche in vendita informano la clientela con un cartello in bella vista per tutelare chi soffre di favismo.

La crisi emolitica si può scatenare quando un individuo fabico entra in contatto con determinate sostanze:

  • alimenti (soprattutto fave, piselli e legumi in genere)
  • farmaci (analgesici, antipiretici, antimalarici, chemioterapici e molti altri)
  • infezioni (ad esempio polmonite ed epatite)

È bene sottolineare che non esiste una sola forma di favismo. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) le classifica in cinque livelli in base alla gravità:

  • i primi due si riferiscono ad una deficienza grave (anemia emolitica cronica / insufficienza renale acuta ed emolisi ad intermittenza),
  • il terzo rappresenta una deficienza lieve (emolisi manifestata solo in caso di contatto con sostanze ossidanti -fave, piselli, farmaci analgesici, naftalina etc.),
  • mentre gli ultimi due non comportano nessun effetto clinico pericoloso.

fave

I sintomi del favismo

Generalmente le persone affette da favismo, quando entrano in contatto con fave o altre sostanze “scatenanti”, sviluppano una crisi emolitica acuta autolimitante, ovvero che scompare da sé dopo alcuni giorni. Queste crisi si presentano dalle 12 alle 48 ore dopo l’ingestione fave o piselli o dall’assunzione di determinati farmaci. 

La distruzione dei globuli rossi libera in circolo elevate quantità di emoglobina, che viene metabolizzata a bilirubina (pigmento di colore giallo-rossastro, contenuto nella bile); l’aumento della concentrazione di bilirubina provoca la comparsa di ittero, accompagnata dai sintomi caratteristici come urine dal colore più scuro e la colorazione giallastra di cute e mucose, soprattutto a livello delle sclere (la parte bianca dell’occhio)

Inoltre, la crisi emolitica può essere accompagnata dai seguenti sintomi:

  • anemia
  • nausea e vomito
  • debolezza e malessere
  • dolore addominale
  • emoglobinuria (perdita di emoglobina con le urine)
  • febbre con brividi
  • dispnea e difficoltà a respirare
  • collasso cardiocircolatorio
  • splenomegalia (ingrossamento della milza)

Non solo fave: gli alimenti da evitare

I principali cibi che i soggetti fabici dovrebbero evitare sono i seguenti:

  • fave
  • piselli
  • verbena (pianta ornamentale)
  • arachidi
  • lupini
  • mirtilli
  • vino rosso ad alta gradazione (basso rischio)
  • acqua tonica (basso rischio)
  • vari estratti vegetali tipici della cucina asiatica
  • menta e prodotti derivati

Farmaci pericolosi per i fabici

L’Istituto Superiore della Sanità ha redatto una lista con i farmaci da evitare se si è fabici. Ecco i più pericolosi:

  • acido ascorbico (vitamina C)
  • acetilfenilidrazina
  • acido acetilsalicilico (Aspirina)
  • bupivacaina
  • chinidina
  • ciprofloxacina (Ciproxin® antibiotico)
  • cloaramfenicolo (antibiotico)
  • dietilammina
  • dorzolamide (anti-glaucoma)
  • idrossiclorochina (antimalarico)
  • gliclazide, glimepiride, glipizide (antidiabetici ipoglicemizzanti)
  • mesalazina (antinfiammatorio per le IBD)
  • metamizolo (Novalgina® analgesico)
  • naftalina (agente tossico)
  • primachina
  • sulfametossazolo (Bactrim® antibiotico)
  • vitamina K

Purtroppo per il favismo non esiste una cura se non la prevenzione. Occorre, quindi, evitare di sporsi a cibi e farmaci che potrebbero scatenare la crisi emolitica. In casi gravi si ricorre alla trasfusione di sangue, mentre chi soffre di insufficienza renale deve essere sottoposto a dialisi.

Fonte: Farmaco e Cura/FIRST & Food

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Siciliana nata tra le pendici dell’Etna e il mare, ma trapiantata a Roma da qualche anno. Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo, è appassionata al mondo del benessere e del bio. Estremamente curiosa, ama scrivere, conoscere nuove storie e osservare il mondo, soprattutto attraverso le lenti di una macchina fotografica.