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La coppia? Si forma in 3 step

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Pensateci. Ogni storia che abbiamo vissuto, con il suo bagaglio di ricordi che ora ci accompagna, per quanto ciascuna sia stata diversa dall’altra, ha seguito in realtà lo stesso copione. Unico, costante, valido per tutti.

Dal primo principino della quinta elementare, al rospetto della seconda media, al fighetto del liceo, al collega d’università, al vicino di scrivania dell’ufficio ( i lettori di sesso maschile ruotino le descrizioni nel loro verso… principessina, rospettina, fighettina ecc.): ogni “anima gemella” che ha attraversato la nostra vita, ha vissuto insieme a noi le cosiddette “3 fasi della coppia”.

Innanzitutto, la fusione: nel primissimo periodo della conoscenza, chi ci sta di fronte pensiamo sempre abbia tutti i numeri per essere la nostra metà della mela. Quella che cercavamo da una vita. La nostra donna ideale, il nostro principe azzurro sul cavallo bianco. È la fase essenziale per la formazione della coppia, perché è qui che si crea la cosiddetta complicità. Quella magnifica sensazione di avere incontrato la persona giusta, che ha tutto ciò che desideravamo: è bella – intelligente – sensibile – comprensiva e chi più ne ha più ne metta. Difetti? Nessuno.

Il classico periodo iniziale in cui si vive praticamente sulle nuvole, si esce di casa con il sorriso ebete, si offre il caffè anche agli estranei, si canticchia in macchina mentre diluvia e siamo in coda da almeno un’ora e si salutano pure le formiche per strada. Se il capo ci umilia non ce ne accorgiamo neanche e tutto ruota attorno a quella perla d’uomo o donna che il “destino magnanimo” ci ha fatto incontrare e con cui programmiamo ogni istante della nostra giornata. È giusto godere pienamente di questa fase idilliaca di scoperta, conoscenza e tenerezza, senza dimenticare tuttavia la sua brevità. È un primo stadio, che lascerà il passo al secondo gradino di formazione della nostra unione amorosa… la differenziazione.

Un bel mattino, ci alziamo alla buon’ora come al solito, prepariamo il caffè, apriamo le finestre, ma non abbiamo più voglia di salutare le formiche. E, soprattutto, troviamo non ci sia più molto da ridere. Che è successo? Nulla, semplicemente siamo passati alla fase 2, in cui la magica carrozza di Cenerentola è tornata ad essere zucca, il capo insopportabile e la coda al casello una rogna quotidiana. Abbiamo riaperto gli occhi, le nuvolette rosa sono sfumate e, al loro posto, è rimasto il cielo azzurro (o, a limite, un po’ velato) che conoscevamo già prima di incontrare lui/lei. Siamo tornati, in pratica, nella realtà.

Peccato, però, che il risveglio sia poco poetico: dov’è finito quell’uomo meraviglioso che i primi giorni apriva la portiera della macchina, ci mandava fiori in ufficio ogni settimana e correva da noi al primo schiocco di dita? O quella donna, tenera e dolce, che non si arrabbiava mai, ci lasciava dormire in pace sul divano, si faceva la ceretta regolarmente e non si accorgeva dei piatti sporchi nel lavandino? Ebbene signori, eccoci alla fase classica del “tu non sei come pensavo”, “non credevo fossi così”, “pensavo mi amassi”, “ma perché urli?”, “ti ho mandato un messaggio, perché non mi hai risposto?”…e così via. Se vogliamo, è anche una fase divertente: ci permette di capire che siamo esseri umani, ciascuno con le sue imperfezioni, i suoi pregi, ma anche i suoi difetti. E, a meno che il “risveglio” non ci mostri l’Uomo delle Caverne o la Strega di Biancaneve, forse avremo la forza di ammettere che anche se lui russa tutta la notte o lei parla troppo al telefono con le amiche… in fondo, li amiamo lo stesso!

Questa fase, infatti, non è soltanto negativa come potrebbe sembrare, anzi: è una vera e propria evoluzione di sé, un periodo in cui la coppia lascia la totale fusione per riappropriarsi dei propri spazi individuali. Il partner c’è, è sempre lì accanto a noi, ma non plasma la nostra vita, la completa piuttosto, la alimenta di nuovi stimoli. Ciascun elemento della coppia è prima di tutto un individuo a sé stante, con i suoi desideri, caratteristiche, ambizioni e bisogni: inizia qui la comunicazione costruttiva, in cui si mettono le carte in tavola e si comprende se l’altro è disposto a stare al nostro fianco, per creare una coppia unita ma non appiccicaticcia, con dei progetti comuni che tengano conto della crescita personale ed individuale del proprio compagno/a.

Il vero amore, infatti, non è quello della prima fase, come molti pensano… bensì il rispetto, l’ascolto, l’appoggio che riusciamo a donare e ricevere nella quotidianità e nell’inevitabile routine della vita.

Ciò ci porta, velocemente, alla terza fase: il rapporto vero e proprio, il legame affettivo.

Lo slancio passionale iniziale, la verifica delle reciproche differenze e la loro eventuale accettazione ( in caso contrario, è superfluo dirlo, alla terza fase non ci si arriva!), lasciano il posto a quel legame forte, sotterraneo, complice, a quella fiamma inesauribile che alimenta nuovi sentimenti ed emozioni, legati proprio alla progettualità, alla serenità, al senso di sicurezza ed appartenenza reciproca.

Siamo ormai consapevoli del nostro amore, della presenza, della disponibilità e del sostegno del partner di fronte a qualsiasi difficoltà. Si tratta del cosiddetto “completamento”, avvertibile sia in senso fisico che psicologico. Non più fusione (uno + uno = una cosa sola), non più differenziazione (uno + uno = due ), ma rapporto, costruzione: uno + uno = tre, cioè io, tu e la nostra coppia. Chi è in grado di mettere da parte le stupide divergenze, accettare e riconoscere i limiti dell’altro senza cercare di cambiarlo, può ben aspirare a raggiungere questa terza fase, che mette le fondamenta per il futuro, con il desiderio di una convivenza, di un matrimonio, di bambini.

Ovviamente ci saranno costanti evoluzioni, non mancheranno momenti di crisi o sconforto, ma una volta superate le tre fasi, si avranno tutti gli strumenti per trovare da soli le soluzioni più consone alla ricerca di un costante equilibrio della coppia. Il lavoro, la convivenza, i figli, sono tutte responsabilità che si potranno affrontare comunicando, stabilendo costanti traguardi comuni e reinventando giornalmente il proprio modo di stare insieme.

E voi a che punto siete?

Chiara Casablanca

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