Afastasia, cos’è l’incapacità di immaginare

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L’incapacità di formare volontariamente delle immagini mentali fu descritta per la prima volta nella letteratura medica da Francis Galton, nel lontano 1880, illustrando una particolare condizione che affligge quelle persone che hanno difficoltà a immaginare scene o oggetti nella loro mente, con un fenomeno noto come cecità mentale.

Da quando Galton ne ha riferito per la prima volta l’esistenza, si parlò a più riprese di questa condizione, fino ad arrivare alla definizione recente di afantasia, nel 2015, per merito di uno studio dello scienziato Adam Zeman.

Cos’è l’afantasia

Anche se l’afantasia è una condizione piuttosto rara, gli scienziati hanno identificato due tipi di disturbo:

  • l’afantasia acquisita, che può verificarsi dopo una lesione cerebrale o occasionalmente dopo periodi di depressione o psicosi,
  • l’afantasia congenita, che è presente alla nascita.

L’impatto dell’afantasia sulla propria vita

Le persone senza immagini mentali sono purtroppo esposte a una serie di sfide piuttosto ardue. Ad esempio, potrebbero non essere in grado di ricordare volti o luoghi familiari, determinando frustrazione e difficoltà sociali.

Ancora, anche l’incapacità di ricordare visivamente eventi importanti, come l’aspetto dei fiori o del vestito nel giorno del matrimonio, può essere scoraggiante. Perfino semplici compiti di immaginazione, come contare le pecore per addormentarsi, sono una sfida.

È interessante notare come un recente articolo su Scientific Reports abbia fatto luce sul fatto che le persone con questa condizione riescono a visualizzare le immagini mentre sognano, anche se non sono così vivide o frequenti. Questa osservazione suggerisce che, mentre le immagini visive involontarie possono rimanere per lo più intatte, il richiamo intenzionale delle immagini è più impegnativo.

Per approfondire il funzionamento interno dell’occhio della mente, un gruppo di ricercatori si è recentemente sforzato di indagare le differenze tra gli individui che soffrono di afantasia e le persone con tradizionali capacità immaginifiche.

Lo studio sull’afantasia

Il team di ricercatori ha così condotto un importante studio sull’afantasia, mostrando le fotografie di tre stanze a 61 persone con afantasia e 52 senza tale condizione. Gli scienziati hanno poi chiesto ai partecipanti di entrambi i gruppi di disegnare le stesse stanze, una volta a memoria e una volta usando la foto come riferimento. I disegni sono stati valutati oggettivamente da 2.795 volontari online.

Dopo aver raccolto i dati, il team si è adattato all’età, alle differenze di abilità artistica e alle prestazioni di riconoscimento visivo, e ha confrontato le capacità dei partecipanti di eseguire compiti di imaging con oggetti individuali rispetto alle relazioni spaziali tra più oggetti.

Disegnando a memoria, i soggetti affetti da afantasia hanno avuto difficoltà a ricordare gli oggetti nell’immagine, finendo con il disegnare un numero significativamente inferiore di oggetti – in media 4,98 rispetto ai 6,32 del gruppo di controllo.

Il gruppo di afantasia ha anche usato più simboli e testo nelle loro rappresentazioni, spesso affidandosi a strategie verbali per etichettare un mobile o un componente architettonico invece di disegnarne i dettagli.

Ma perché avviene tutto questo? Una possibile spiegazione – si legge nelle conclusioni dello studio – potrebbe essere che, poiché gli individui con afantasia hanno problemi con questo compito, si affidano ad altre strategie come la codifica verbale dello spazio. Le loro rappresentazioni verbali e altre strategie di compensazione potrebbero in realtà renderli più bravi ad evitare i falsi ricordi.

Tuttavia, i partecipanti allo studio affetti da afantasia non hanno mostrato alcun deterioramento della memoria spaziale, inserendo con precisione gli oggetti nei propri disegni con meno errori rispetto ai partecipanti con capacità immaginative tipiche.

Ulteriormente, quando gli è stato chiesto di disegnare direttamente da un’immagine, entrambi i gruppi hanno completato il compito senza differenze significative di prestazioni. Questo risultato porta i ricercatori a ritenere che, sebbene coloro che soffrano di afantasia non abbiano capacità di immaginazione visiva, sembrano conservare la memoria spaziale, indicando che queste due funzioni di memoria sono memorizzate in modo diverso nel cervello.

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Giornalista pubblicista, collabora dal 2005 con alcuni dei principiali network nazionali dell'informazione online.