Bimbo con iPhone in mano sul cartellone: la pubblicità che allarma i genitori

Cartellone Apple con bimbo e iPhone scatena polemiche: esperti e Garante infanzia denunciano un messaggio educativo dannoso.

Un enorme cartellone pubblicitario apparso in via Melchiorre Gioia, a Milano, ha riportato al centro dell’attenzione pubblica il tema dell’esposizione precoce dei bambini ai dispositivi digitali. La scena raffigura un piccolo di circa due anni, con le manine impiastricciate di pappa, che afferra saldamente un iPhone, il tutto accompagnato dalla frase Tutto ok, è iPhone (traduzione dell’originale inglese Relax, It is iPhone). L’intento dei pubblicitari era probabilmente quello di sottolineare la capacità del telefono di resistere a urti, cadute e sporcizia tipiche della quotidianità con un neonato tra le braccia.

La campagna, però, si è rivelata un vero e proprio boomerang comunicativo, scatenando polemiche a catena su social network e testate giornalistiche, con numerosi utenti che hanno espresso forte disapprovazione. Il motivo è semplice: l’annuncio pare non tenere in alcun conto le crescenti preoccupazioni di famiglie ed esperti dell’educazione riguardo ai pericoli legati a un contatto troppo precoce con la tecnologia. Lo smartphone viene presentato quasi come un succedaneo digitale del ciuccio, trasformando un dispositivo capace di generare forte dipendenza in un accessorio ordinario per neonati e bambini piccolissimi.

Pubblicità iPhone

@Garante per l’infanzia

Gli effetti sulla mente dei più piccoli e la pressione del contesto sociale

Questo tipo di messaggio pubblicitario si colloca in uno scenario già delicato, che diversi Paesi stanno cercando di regolamentare con norme più stringenti. I numeri parlano chiaro: secondo la ricerca Bambini Digitali, il 61,4% dei bimbi tra zero e sei anni ha un contatto quotidiano con gli schermi, mentre più del 41% ha il suo primissimo approccio a tablet e smartphone già tra i due e i tre anni di vita.

Mostrare un bambino così piccolo alle prese con un telefono che costa oltre mille euro non serve unicamente a dimostrarne la resistenza fisica: il rischio reale è quello di rendere normale una forma di dipendenza dagli schermi proprio nel periodo in cui il cervello infantile ha bisogno soprattutto di stimoli sensoriali, attività motoria e contatto umano diretto. Collegare il senso di appartenenza sociale e il benessere emotivo al possesso di un oggetto costoso rende ancora più difficile il compito delle famiglie, già impegnate a rimandare quanto più possibile l’introduzione dei dispositivi personali nella vita dei figli.

Un’idea educativa fuorviante che rischia di danneggiare i bambini

Suggerire che vada tutto bene se un bambino piccolissimo tiene in mano uno smartphone equivale a trasmettere una visione sbagliata della crescita. La pubblicità, del resto, non si limita mai a vendere semplicemente un prodotto: contribuisce anche a costruire ciò che una società percepisce come normale, giusto o auspicabile.

Lasciar intendere che dare un telefono a un bambino piccolissimo sia una pratica innocua, o addirittura utile, contraddice apertamente le linee guida diffuse dalla Società Italiana di Pediatria e dall’Istituto Superiore di Sanità, che consigliano di tenere lontani gli schermi almeno fino ai due anni di età. Un bambino, per affrontare noia o momenti di capriccio, non ha bisogno di un’app o di un video, ma della presenza e del supporto emotivo degli adulti. L’idea che un mondo virtuale possa sostituire l’esperienza concreta della realtà rappresenta un passo indietro culturale molto rischioso, capace di compromettere lo sviluppo cognitivo e relazionale dei più piccoli.

La segnalazione del Codacons e l’intervento del Garante

Di fronte al clamore suscitato dal cartellone, veicolato in Italia anche con il marchio Tim, le istituzioni preposte alla tutela dell’infanzia hanno deciso di intervenire. L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, presieduta da Marina Terragni, ha raccolto la segnalazione presentata da una cittadina, denunciando pubblicamente il tentativo di rendere accettabile il cosiddetto baby-sitting elettronico, e ha trasmesso formalmente il caso ad Agcom, Agcm e allo Iap affinché venga valutata l’esistenza di eventuali violazioni sul piano etico e commerciale.

Parallelamente, il Codacons ha presentato un esposto ufficiale presso la Procura della Repubblica di Milano, richiedendo controlli immediati a difesa dei consumatori e, in particolare, dei minori. Secondo quanto sostenuto dall’associazione, tranquillizzare le famiglie con l’espressione Tutto ok proprio in relazione a un comportamento sconsigliato dalle autorità sanitarie rappresenta un messaggio ingannevole e potenzialmente pericoloso per chi lo riceve.

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