Algeria, bimbo caduto in un pozzo di 80 metri: si scava per salvarlo

Ayoub, 10 anni, bloccato in un pozzo algerino profondo 80 metri: soccorsi al lavoro senza sosta per riportarlo alla luce.

L’Algeria vive ore di grande apprensione per un incidente che ha sconvolto l’intero paese. Nel pomeriggio di mercoledì 2 settembre, il piccolo Ayoub, di appena 10 anni, faceva ritorno a casa dopo aver portato il pasto al fratello più grande, occupato a sorvegliare il gregge nelle zone rurali di Errokn, comune di Brezina, provincia di El Bayadh. Durante il tragitto attraverso la campagna, l’asse di legno che sigillava l’imboccatura di un antico pozzo artesiano si è improvvisamente spezzata sotto il suo peso corporeo. Il piccolo è così caduto in una cavità asciutta profonda quasi 80 metri, con un diametro di soli 40 centimetri. Le squadre della Protezione Civile algerina, coordinate sul campo dal portavoce Karim Ben Fahsi, hanno avviato immediatamente le operazioni di soccorso mobilitando trivelle, mezzi da scavo e sistemi di videosorveglianza ad alta definizione.

Il piano dello scavo laterale tra ostacoli tecnici

La particolare forma del condotto esclude qualsiasi possibilità di intervento diretto da parte dei soccorritori. La struttura, priva di rivestimenti protettivi lungo le pareti interne, risulta in parte occlusa da un consistente accumulo di terriccio franato, che raggiungerebbe circa trenta metri di profondità, proprio nel punto sotto cui si troverebbe imprigionato il bambino. Per scongiurare il rischio che scosse o il peso dei soccorritori provochino nuovi cedimenti della struttura, gli esperti hanno scelto di procedere con un secondo scavo in verticale, affiancato al primo, da cui partirà poi la realizzazione di una galleria orizzontale per raggiungere con precisione la posizione del piccolo. I team di emergenza continuano a lavorare ininterrottamente per mantenere stabile il cunicolo e controllare la qualità dell’aria all’interno, respingendo con fermezza le voci circolate nei giorni scorsi sui social riguardo a un presunto recupero già avvenuto.

Vermicino e la memoria di Alfredino, tra paure e speranze

L’apprensione per il destino del giovane algerino riporta inevitabilmente alla mente la tragica storia di Alfredo Rampi, il bimbo di sei anni che il 10 giugno 1981 precipitò in un pozzo artesiano a Vermicino, vicino a Frascati. Quella vicenda, trasmessa per la prima volta in una maratona televisiva di 18 ore a reti unificate che vide anche la presenza del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, si concluse tragicamente dopo tre giorni con la perdita del piccolo, lasciando un segno indelebile nella memoria collettiva italiana e contribuendo alla nascita del Dipartimento della Protezione Civile. Oggi, oltre 40 anni dopo, davanti alle richieste di aiuto di Ayoub e alla sofferenza della sua famiglia, l’attenzione internazionale si concentra sui soccorritori attivi nella provincia di El Bayadh, nella speranza che innovazione tecnologica e rapidità d’azione possano garantire un lieto fine e riportare il bambino tra le braccia dei suoi cari.

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