Svezzamento, rischio di allergie se lo ritardiamo troppo

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Articolo dedicato a tutte le donne, che siano mamme o meno. Sì, sì, anche a voi, donne in carriera che pensate che l’argomento non vi tocchi. Sapete com’é, nella vita non si sa mai: un bambino quando arriva è arrivato! E, poiché dopo non avrete più il tempo di documentarvi sulla questione, la redazione di wellMe vi suggerisce caldamente di dare un’occhiata alle righe che seguono. Come si dice: uomo avvisato… (anche i papà è giusto che sappiano!).

 

Com’è noto a tutti (dai su, questa è un’informazione elementare!), nei primi mesi di vita il latte materno è in grado da solo di garantire la crescita del bambino. Tuttavia, già al 4° mese di vita diventa necessario cominciare ad integrare la dieta del piccolo con altri alimenti. È questo il momento in cui si inizia a parlare di svezzamento.

Essenziale è rispettare i tempi, le modalità e gli alimenti suggeriti dal proprio pediatra, evitando decisioni autonome o suggerimenti di presunti “esperti in materia” (nonni, amici, vicini di casa…).

Il momento dello svezzamento è molto delicato, un passo da fare con attenzione. Opinione comune è che, al fine di prevenire la comparsa di allergie alimentari (soprattutto se i genitori stessi hanno problemi allergici), sarebbe opportuno evitare l’introduzione precoce, prima cioè dei 7-8 mesi di vita, di alcuni alimenti quali latte vaccino, uova, pesce, pomodoro.

Ricerche recenti, però, hanno evidenziato anche che ritardare eccessivamente può causare, al contrario, l’insorgenza di tali allergie. Secondo uno studio condotto all’Università di Tampere in Finlandia, latte, uova, pomodori e pesce dovrebbero essere dati in piccole dosi già nei primi periodi dello svezzamento, in modo da ridurre il rischio, crescendo, di intolleranze a questi alimenti.

Allo stesso modo, un’altra ricerca svolta in Israele ha dimostrato che un campione di 5.600 bambini residenti in Israele che hanno assunto fin dai 6-8 mesi uno snack di mais al burro di arachidi, è risultato dieci volte meno allergico rispetto allo stesso campione di bambini residenti, però, in Gran Bretagna.

Ciò non significa che bisogna abbandonare le vecchie regole per un corretto svezzamento, ma la notizia può dare ottimi spunti al fine di controllare al meglio la varietà e qualità degli alimenti da offrire ai propri figli.

Chiara Casablanca