Gravidanza: polline aumenta il rischio di asma per il neonato

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Le donne esposte al polline negli ultimi tre mesi di gravidanza hanno più probabilità di avere bambini che soffrono di gravi forme di asma.

Lo ha rivelato una ricerca uno studio svedese condotto su oltre 110.000 gravidanze, scoprendo che un alto numero di spore respirate dalle mamme è stato associato a un aumento del 35% del rischio di ricovero in ospedale a causa di asma per i piccoli nei primi mesi di vita.

Gli scienziati hanno controllato i livelli di polline nel centro di Stoccolma e li hanno abbinati ai risultati delle cartelle cliniche. Per ogni bambino, è stata valutata la concentrazione pollini/spore presenti nell'aria durante la prima e l'ultima settimana di gravidanza, così come nelle prime 12 settimane di vita. I ricercatori hanno preso in considerazione anche una serie di fattori che potrebbero aver influenzato i risultati, comprese le abitudini al fumo delle madri, il sesso dei bambini, lo stadio di gravidanza alla nascita e la stagione di nascita.

La ricerca, pubblicata ieri sulla rivista Allergy, Asthma and Clinical Immunology, spiega come le donne con allergie possano avere reazioni ai pollini che colpiscono l'ambiente del bambino non ancora nato e influenzare lo sviluppo del sistema immunitario, dicono i ricercatori. Perché le donne in gravidanza con gravi reazioni ai pollini soffrono di complicazioni che vanno a toccare anche il bambino.

Gli scienziati, guidati dal dottor Adrian Lowe, della University of Umea, spiegano: "è probabile che le madri sensibili al polline ed esposte ad alti livelli di spore durante la gravidanza siano a rischio di sintomi o riacutizzazioni dell'asma. Questo può a sua volta modificare l'ambiente intrauterino. In alternativa, le madri sintomatiche durante i periodi di elevato polline nell'aria possono avere un aumento del rischio di complicazioni durante la gravidanza. Ulteriori lavori saranno necessari per chiarire esattamente come l'esposizione polline possa innescare la reazione nel sistema immunitario del feto con malattie respiratorie gravi nei primi anni di vita".

Roberta Ragni