Pillola dei 5 giorni dopo: perché nessuno la prescrive

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Pillola dei cinque giorni dopo: ben 7 ginecologi su 10 non la prescrivono, molto probabilmente perché questo tipo di contraccezione di emergenza a base di ulipristal acetato richiede un test di gravidanza obbligatorio.

È il dato che emerge da un’analisi svolta da Datanalysis per la Società Medica Italiana per la Contraccezione (SMIC) su un campione di 200 ginecologi di tutta Italia

Il risultato dell’indagine conferma i timori paventati già prima della decisione assunta dall’Aifa di inserire l’obbligatorietà del test su beta-Hcg dalla Società per la Contraccezione.

Un’anomalia tutta italiana – spiega Emilio Arisi, presidente della Società – che sta penalizzando in primis le donne che devono sottoporsi a un test spesso non necessario per poter ricevere un farmaco che risulta sempre comunque più efficace delle precedenti formulazioni. Se viene utilizzato nelle prime 24 ore dal rapporto a rischio di gravidanza non desiderata – aggiuge Arisi – è tre volte più efficace delle precedenti preparazioni a base di levonorgestrel, e comunque lo è due volte di più nelle prime 72 ore“.

In Germania, dove non c’è l’obbligatorietà del test, a 5 mesi dalla commercializzazione della pillola dei cinque giorni dopo sono state vendute quasi 13mila confezioni. In Italia, nello stesso arco temporale dalla commercializzazione avvenuta lo scorso 2 aprile, sono state invece vendute circa 4.500 confezioni, e quindi quasi un terzo del dato tedesco.

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista pubblicista, classe 1977, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing e correzione di bozze. Direttore di Wellme.it per tre anni, scrive per Greenme.it da dieci. È volontaria Nati per Leggere in Campania.