Fecondazione assistita a 50 anni: in Veneto è possibile

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Mestiere difficile, quello della mamma. Ancor più difficile quando la mancanza di valide politiche familiari che possano sostenere le donne in questo arduo compito genera un crescente ritardo della maternità: la cicogna in Italia arriva in media a 32 anni.

La regione Veneto, sensibilizzata da questo tema, aveva recentemente approvato una delibera che innalzava a 50 anni l'età per le donne (da 43, mentre per gli uomini resta a 65) per sottoporsi a interventi di fecondazione assistita in regime di Lea, ovvero a carico del sistema sanitario nazionale col semplice pagamento del ticket.

Ora dai ginecologi italiani arriva una ferma critica: “Spostare sempre più avanti l’età della gravidanza è rischioso per la madre e per il feto. Le risorse pubbliche vanno investite per proteggere la fertilità, non per creare illusioni nelle 50enni”, ha affermato il Presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) Nicola Surico.

“Siamo nettamente contrari. Il nostro compito è fornire le giuste informazioni e la migliore assistenza. La letteratura scientifica ci dice chiaramente che a 50 anni le possibilità di successo di queste tecniche sono ridotti al minimo mentre aumentano in maniera esponenziale le complicanze. C’è inoltre un costo, personale e collettivo, non trascurabile. Il Servizio pubblico potrebbe destinare queste risorse a campagne per proteggere la fertilità, sempre più minacciata da stili di vita scorretti”.

Il presidente della Sigo riassume in 5 punti i consigli per le donne che intendono diventare madri: “Non attendere tropo a lungo. Mantenere il giusto peso forma, né troppo grasse, né troppo magre. Non fumare: anche in caso di ricorso alle tecniche di PMA, a parità di altri fattori, le fumatrici impiegano in media un anno in più a rimanere incinta. Il consumo di alcol va moderato e non bisogna trascurare le infezioni: spesso non danno sintomi all’inizio ma nel lungo periodo possono compromettere la fertilità.”

Critico sulla delibera anche Cristofaro De Stefano, presidente della Sios, Società Italiana Ospedaliera Sterilità, che ha espresso dubbi “sull'eticità dell'utilizzo di risorse pubbliche per sostenere le spese di trattamenti di dimostrata inefficacia”. “La capacità riproduttiva della specie umana è fortissimamente condizionata dall'età femminile- ha affermato Da Stefano- e tutti i dati pubblicati sulla stampa in queste ultime ore sono riferiti a concepimenti ottenuti non oltre i 45 anni (non 50 anni!). Oltre tale età non esistono dati, se non quelli riferiti alle procedure di donazione ovocitaria, che sono le uniche universalmente ritenute efficaci per la maternità in età biologica avanzata e che in Italia sono proibite dalla legislazione vigente”.

Ma l'assessore veneto alla sanità, Luca Coletto assicura che la delibera nasce proprio per sostenere “la salvaguardia della salute delle donne. Una donna di 50 anni oggi non è come una donna di 50 anni, 20 o 30 anni fa”. “Non dimentichiamo anche - aggiunge l'assessore veneto - le pesanti problematiche psicologiche che possono colpire una donna che, pur in età feconda, non riescono ad generare un figlio; e la risposta che diamo al preoccupante fenomeno dei viaggi della speranza che spingono molte donne a rivolgersi all'estero per pratiche sempre costose ed a volta anche di dubbia eticità”.

Coletto, convinto che dare una possibilità di diventare madre anche in tarda età sia un diritto umano, conclude: “Finché madre natura lo consente - sottolinea - cioè sino all'ingresso della menopausa nella donna, è giusto dare una possibilità anche a coloro che, per svariati motivi, non hanno potuto farlo in età giovanile”.

Roberta Ragni