Codex Alimentarius avanza: bufala web o reale pericolo?

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In questi giorni anche in Italia cresce l'attenzione intorno ai temi degli OGM e degli additivi chimici nei prodotti alimentari. Ieri, in sede di Conferenza Stato Regioni, si sono discusse le linee guida per la coesistenza tra colture tradizionali e geneticamente modificate che potrebbe riaprire in Italia la strada agli OGM.

Ma non solo, perché è della scorsa settimana la notizia della decisione dell'Europa di raddoppiare il contenuto massimo ammissibile di aflatossine tossiche nella frutta secca in commercio nell'UE.

Scenari legislativi questi che alimentano e fanno acquisire credibilità alle teorie allarmiste che circolano già da qualche anno sul Codex Alimentarius. Avanza la paura che un “Grande fratello alimentare”, e per di più cattivo, si stia impossessando della nostra salute, speculandoci sopra.

Lo spettro del Codex Alimentarius è montato sul web e nella blogosfera di tutto il mondo, arrivando anche in Italia con post e video allarmisti che prospettano scenari veramente inquietanti: dallo “zampino” delle multinazionali, nonché principali lobby farmaceutiche, fino ad arrivare a quello ben più visionario del genocidio alimentare finalizzato a risolvere così il problema dell'aumento della popolazione mondiale.

Ma di che si tratta? Come spiegato ampiamente nella dettagliata inchiesta su greenMe.it condotta dalla nostra Rosamaria Freda, il Codex Alimentarius è un sistema normativo che fissa gli standard di sicurezza alimentare per 181 Paesi del mondo, circa il 97% dell'intera popolazione del globo, formato da 200 codici in materia di alimenti e 40 sull'igiene. Quest'opera titanica è frutto del lavoro di una commissione intergovernativa, chiamata appunto commissione del Codex Alimentarius, attualmente finanziata e condotta dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall'Organizzazione per gli alimenti e l'agricoltura (Fao). E sarebbe entrato in vigore a partire dal 31 dicembre 2009, anche se in maniera parziale in ogni singolo Stato, visto che ogni Nazione ha le proprie regole per quanto riguarda la varietà di additivi e la concentrazione massima permessa negli alimenti sia destinati all'essere umano che agli animali.

Il problema sorge perché nel Codex Alimentarius pur essendo nato a "fin di bene", quanto messo a punto da questo organismo fa presagire un futuro non proprio roseo per tutti quanti noi. Leggendo infatti le norme del Codex, ci si accorge di quanto esso sia "permissivo" sull'utilizzo di prodotti chimici da rappresentare un notevole passo indietro nella tutela del consumatore rispetto a molte legislazioni nazionali, compresa quella italiana.

A partire dagli ormoni della crescita prodotti dalla Monsanto e proseguendo con le norme in materia di OGM le quali prevedono che i prodotti contenenti organismi geneticamente modificati non debbano più essere etichettati come tali. Fino al reintegro di 7 sostanze chimiche messe al bando nel 2001 in 176 Nazioni perché considerate cancerogene che potranno essere di nuovo usate liberamente.

Della sua pubblicazione (e tanto meno della norme in esso contenute) i media non ne hanno dato quasi per nulla notizia e ciò ha permesso il proliferare sul web di teorie allarmiste che stanno alimentando dubbi e panico nella popolazione. La controinformazione online su blog e siti specializzati è stata in questi anni l'unica fonte presente sull'argomento e ciò non ha fatto altro che avallare le ipotesi catastrofiche che gli ultimi provvedimenti di questi giorni in materia di addittivi chimici e OGM stanno ulteriormente confutando.

Qualche mese fa, a tranquillizzare l'opinione pubblica era scesa in campo Altroconsumo che aveva definito le varie teorie sul Codex Alimentarius “una bufala mediatica”. Ma oggi un'altra associazione dei Consumatori, il Codacons è intervenuta mettendo in evidenza la pericolosità dalle direttive previste dal Codex e chiedendo chiarezza al Ministero della Salute. La Codacons mette in guardia in particolare sulla prossima entrata in vigore in Italia del Codice Agricolo nazionale (prevista per il prossimo febbraio) che in molti punti ricalca proprio le norme del Codex e che all'art. 36 legifera sulla possibilità di colture transgeniche, senza però imporre vincoli rigidi per evitare contaminazioni alle colture tradizionali.

Uno spettro che comincia a materializzarsi? È davvero possibile che gli interessi delle multinazionali possano essere così al di sopra della salute dei cittadini? E perché tutto questo silenzio intorno all'argomento?

Forse è giunto il momento da parte delle istituzioni di dare rispose urgenti e ufficiali e da parte dei mediadi vigilare diffondendo più informazioni possibili, nel tentativo di fare luce su quella che sta diventando la paura alimentare del nuovo decennio. In gioco c'è la salute di tutti noi.

Simona Falasca