I videogiochi non fanno male: un nuovo studio li “riabilita”

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Ciclicamente si sente e si legge che i videogiochi fanno male. Ma è davvero così?

In realtà, a questa costante domanda, un recente studio condotto dall’Università di Oxford sta rispondendo in un modo che farà sicuramente piacere ai tanti videogiocatori italiani.

Il prestigioso istituto universitario britannico ha infatti elaborato una ricerca che aggiunge nuovi effetti positivi dei giochi, rilevando un incremento della sensazione di felicità e di benessere generale tra i videogiocatori, rispetto alle persone che non fanno utilizzo di questi sistemi di intrattenimento ludico.

Per poter arrivare a tali valutazioni, gli autori della ricerca hanno adoperato un vasto database di informazioni già disponibili, e raccolti da Nintendo e Electronic Arts, in merito alle sessioni di gioco su alcuni giochi piuttosto famosi, come Plant vs. Zombies: La Battaglia di Neighborville e Animal Crossing: New Horizons, con quest’ultimo in grado di rappresentare uno dei recenti bestseller della casa giapponese.

Il ricercatore Andrew Przybylski, primo autore dello studio, ha commentato i dati cercando di instaurare una nuova prospettiva sullo scenario videoludico, e una migliore comprensione nella relazione tra il gioco e il benessere.

Fino ad oggi, sottolinea il docente, i consigli e le regole erano imperniate principalmente sul tempo che era considerato salutare trascorrere alle prese sui videogiochi, e i limiti da non superare. Tuttavia, queste indicazioni – sottolinea ancora il docente – erano assunte a partire da dati tutt’altro che oggettivi, perché provenivano solamente dalle opinioni di ogni giocatore. Lo studio attuale si basa invece su statistiche elaborate sulla base del comportamento reale dei videogiocatori, permettendo così di trarre delle valutazioni più precise sul reale collegamento tra lo stato di salute dei videogiocatori e l’utilizzo di questi prodotti.

Ebbene, il professore sottolinea come i risultati della propria ricerca mostrino in maniera molto chiara che i videogiochi non sono un male per la salute,  e che ci sono altri fattori psicologici che hanno un maggiore impatto sul benessere personale. Dunque, sostiene ancora il docente, il gioco può essere un’attività correlata in modo positivo con la salute mentale, e porre limiti rigidi ai videogiochi potrebbe dunque impedire ai giocatori di poter beneficiare di tali vantaggi.

Si noti altresì che lo studio si è soffermato su alcuni  punti in particolare, come ad esempio il fatto che il tempo trascorso ad un gioco ha un ruolo  piccolo ma significativo sul benessere generale soggettivo, e che l’esperienza soggettiva di un giocatore durante il gioco può ricoprire il ruolo maggiore nel determinare il benessere rispetto al tempo trascorso giocando.

È poi emerso che i giocatori che trovano un piacere nel gioco ottengono anche un benessere maggiori, e che di contro le persone che hanno dei bisogno psicologici che non vengono soddisfatti nel mondo reale possono ottenere dal gioco un effetto negativo sul proprio benessere.

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Siciliana nata tra le pendici dell’Etna e il mare, ma trapiantata a Roma da qualche anno. Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo, è appassionata al mondo del benessere e del bio. Estremamente curiosa, ama scrivere, conoscere nuove storie e osservare il mondo, soprattutto attraverso le lenti di una macchina fotografica.