SoapBottle: il flacone di bagnoschiuma che a fine uso diventa sapone

Scopri SoapBottle, l'originale flacone di bagnoschiuma fatto di sapone che si consuma con il contenuto, e perché oggi non si trova ancora in commercio.

Immagina un contenitore di bagnoschiuma che, quando il liquido finisce, si trasforma in una saponetta. Nessuna plastica da gettare, perché il flacone stesso serve per lavarsi. Si chiama SoapBottle, l’ha ideata la designer tedesca Jonna Breitenhuber e ha una caratteristica singolare: si consuma insieme al detergente che contiene. L’idea ha vinto premi e conquistato migliaia di sostenitori, ma ha trovato un ostacolo molto concreto: la produzione su larga scala.

Il progetto nasce nel 2018, durante il master in design del prodotto all’Università delle Arti di Berlino, quando Breitenhuber lavorava già negli imballaggi cosmetici. Nel 2019 arriva il German Ecodesign Award, nella categoria dedicata ai giovani talenti.

Come funziona il flacone che si trasforma in sapone

L’aspetto è quello di una piccola bottiglia rettangolare, con gli angoli smussati e tinte vivaci. Dentro c’è una cavità per circa 100 millilitri di detergente liquido, mentre l’involucro esterno è fatto con gli ingredienti del sapone solido. Per usarla si apre uno degli angoli, ottenendo un piccolo beccuccio. È prevista anche una chiusura riutilizzabile in acciaio inossidabile per richiuderla dopo ogni uso. Una barriera interna resistente all’acqua evita che il liquido dissolva subito le pareti.

Poi c’è un problema noto a chiunque abbia inseguito una saponetta scivolata nella doccia: il sapone bagnato sfugge di mano. Per questo la designer ha previsto un foro in cui far passare un nastro, così da appendere la bottiglia e farla asciugare tra un lavaggio e l’altro. Intanto l’oggetto cambia: la superficie si consuma pian piano, gli spigoli si arrotondano e il colore sbiadisce. Quando il bagnoschiuma è finito, ciò che resta si può usare per lavare le mani o trasformare in un prodotto per le pulizie.

L’ispirazione, raccontata dalla stessa Breitenhuber nel presentare il progetto al premio tedesco, viene da un oggetto quotidiano: il cono gelato. Si mangia il gelato e poi anche il contenitore. Qui il principio è simile, ovviamente senza la parte commestibile. L’obiettivo è eliminare il flacone di plastica monouso sfruttando fino in fondo il materiale dell’imballaggio. Una soluzione interessante per chi preferisce shampoo e bagnoschiuma liquidi ma vuole ridurre i rifiuti.

Oltre 125mila euro raccolti, poi il rimborso ai sostenitori

Nel 2021 il progetto sembrava pronto a passare dai prototipi alle docce di casa. La campagna su Kickstarter partiva da un obiettivo di 10mila euro. Tra il 23 marzo e il 22 aprile ne furono invece raccolti 125.497 da 2.848 sostenitori. Un risultato notevole per un prodotto pensato letteralmente per consumarsi. Le prime consegne erano attese per maggio 2022, ma sono arrivate le difficoltà.

La ricerca sui materiali ha richiesto più tempo e risorse del previsto. Il team ha dovuto inoltre affrontare cambi organizzativi e separarsi dalla società olandese che all’inizio ne aveva sostenuto lo sviluppo commerciale. Il progetto aveva dunque convinto migliaia di persone molto prima di risolvere tutti i nodi produttivi.

Nella storia pubblicata sul sito ufficiale, il gruppo conferma di aver restituito l’intera somma, ammettendo di non poter mantenere gli impegni presi.

SoapBottle esiste ancora, ma la bottiglia originale non si compra

L’avventura è andata avanti, seppure con una strada diversa. L’azienda ha scelto di vendere una linea più semplice, SoapBottle Solids, fatta di saponette solide colorate e profumate. Conservano alcuni tratti del design originale, come il nastro per appenderle, ma non contengono detergente liquido.

Nel negozio ufficiale si trova una confezione da tre saponette da 150 grammi a 25 euro, risultata esaurita al momento della verifica. La bottiglia che ha reso celebre il progetto resta invece nella sezione ricerca e sviluppo. Nelle risposte alle domande dei clienti, il gruppo spiega di aver bisogno di altro tempo per perfezionarla, senza indicare una data di lancio.

Le ragioni sono comprensibili: un contenitore di sapone deve essere abbastanza solido da trattenere un liquido, abbastanza stabile da viaggiare e resistere sotto la doccia, e allo stesso tempo capace di consumarsi senza lasciare rifiuti. Tutte qualità che devono convivere nello stesso oggetto.

Resta poi da valutare, su un prodotto industriale definitivo, l’impatto ambientale complessivo, tra materiali, lavorazione, trasporto e durata. Evitare la plastica è il vantaggio principale promesso, ma servono dati precisi per confrontarlo con le alternative già in commercio.

SoapBottle resta quindi un’idea stimolante per ripensare gli imballaggi cosmetici, anche a distanza di anni. La designer ha dimostrato come potrebbe funzionare una bottiglia destinata a diventare sapone. Ora deve riuscire a produrla. Meglio se prima che a consumarsi sia il progetto stesso.

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin