STEOM, il nuovo contraccettivo maschile reversibile da tre anni

Dalla Francia STEOM, impianto reversibile per tre anni di contraccezione maschile senza ormoni: ecco come funziona.

Appena un centimetro di lunghezza e quattro millimetri di larghezza, ma con una promessa che potrebbe cambiare parecchio la vita di tante coppie: tre anni di contraccezione maschile priva di ormoni, resa possibile da un piccolo dispositivo posizionato sui canali deferenti. Si chiama STEOM, nasce da un progetto di ricerca francese e, curiosamente, è stato ideato da due scienziate. Pare quindi che, anche quando si tratta di inventare nuovi metodi contraccettivi per gli uomini, siano ancora le donne a muovere i primi passi.

Battute a parte, questa novità potrebbe interessare da vicino anche molte coppie italiane. Da un lato esistono pillole, spirali, impianti, cerotti, visite ginecologiche periodiche e possibili effetti collaterali da monitorare. Dall’altro lato, per gli uomini, le opzioni disponibili restano sostanzialmente due: il preservativo e la vasectomia, quest’ultima vista come una scelta quasi definitiva. STEOM propone invece una terza via: un metodo contraccettivo duraturo, reversibile e privo di interferenze ormonali. Sarebbe già un passo avanti rispetto alla classica ripartizione dei compiti tra i due sessi.

Come funziona il dispositivo STEOM

Dietro l’invenzione ci sono Julie Prasivoravong, androloga presso l’ospedale universitario di Lille, e Jessica Schiro, ingegnera esperta in biomeccanica. Al progetto partecipano anche Justine Mauro, ingegnera meccatronica, e Dominique Prasivoravong, responsabile dello sviluppo imprenditoriale dell’iniziativa. Il nome STEOM nasce dall’unione di due termini francesi: stérilet (spirale) e homme (uomo). Il meccanismo d’azione, però, è completamente diverso da quello della spirale femminile.

Il dispositivo andrebbe inserito in coppia sui canali deferenti, i condotti che trasportano gli spermatozoi dai testicoli fino all’uretra. Grazie a un meccanismo puramente fisico, impedirebbe momentaneamente agli spermatozoi di arrivare nel liquido seminale, senza però bloccarne la produzione. Come spiegato dal Centro di investigazione clinica e innovazione tecnologica di Lille, il prototipo è stato brevettato nel 2025 con l’obiettivo di offrire una contraccezione reversibile senza ricorrere a ormoni.

Una differenza sostanziale rispetto alla vasectomia: i canali deferenti non verrebbero recisi e il dispositivo potrebbe essere tolto nel momento in cui l’uomo desidera tornare fertile. Insomma, qualcuno ha finalmente pensato che anche gli spermatozoi possano essere messi in pausa per qualche tempo, invece di lasciare sempre al corpo femminile l’intero compito di gestire il “traffico” riproduttivo.

Un quarto d’ora dal medico per tre anni di protezione

Secondo le ideatrici, l’applicazione di STEOM richiederebbe appena 15 minuti, tramite una piccola incisione nello scroto eseguita in anestesia locale. Un intervento ambulatoriale breve, pensato per essere il meno invasivo possibile. L’impianto dovrebbe garantire protezione per tre anni e, una volta rimosso, consentire il recupero della fertilità. Le prime stime parlano addirittura di un ritorno alla normale capacità riproduttiva in tempi piuttosto rapidi.

Niente pillole da assumere ogni giorno, nessun ormone in circolo e, stando agli obiettivi del team di ricerca, nessuna conseguenza su libido o produzione di testosterone. Resta inteso che sicurezza, efficacia e reversibilità del metodo dovranno essere verificate attraverso sperimentazioni cliniche rigorose.

Perché, diciamolo, anche le donne desiderano che i contraccettivi maschili siano affidabili e sicuri. Sarebbe già un bel traguardo poter scegliere insieme al partner quale metodo adottare, invece di ritrovarsi quasi automaticamente incaricate di decidere, ricordarsi di utilizzarlo e affrontarne eventuali effetti collaterali. Va detto comunque che STEOM non offrirebbe alcuna protezione dalle infezioni sessualmente trasmissibili: il preservativo continuerebbe quindi a svolgere un ruolo fondamentale.

In Italia la contraccezione resta prevalentemente una questione femminile

Il progetto STEOM accende la speranza anche perché nasce in un contesto in cui la responsabilità contraccettiva risulta ancora decisamente sbilanciata. Secondo il 59° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, diffuso a dicembre 2025, il 26,2% delle donne intervistate dichiara di assumere la pillola anticoncezionale, mentre il 42,7% chiede al compagno di utilizzare il preservativo.

C’è poi un dato che fa riflettere: il 21,7% delle donne afferma di affidarsi al coito interrotto, tecnica notoriamente poco sicura dal punto di vista contraccettivo. Una pratica che lascia buona parte della prevenzione nelle mani (o meglio, nel controllo) dell’uomo al momento del rapporto, con tutti i rischi di errore che comporta.

Il Ministero della Salute elenca numerose opzioni contraccettive pensate per le donne, dai metodi ormonali ai dispositivi intrauterini. Per gli uomini, invece, le alternative consolidate restano estremamente limitate. C’è certo anche la vasectomia, ma come ricorda l’Istituto Superiore di Sanità, si tratta di un intervento la cui reversibilità non è affatto garantita. Non è dunque la scelta ideale per chi vuole semplicemente posticipare la paternità di qualche anno.

Ecco perché un dispositivo come STEOM potrebbe rivelarsi importante: permetterebbe agli uomini di farsi carico in modo più concreto della contraccezione, mantenendo intatta la possibilità di avere figli in futuro. Rappresenterebbe anche una nuova opportunità per le donne che non possono, o preferiscono non, ricorrere a metodi ormonali. D’altronde, la libertà di scelta ha davvero senso solo quando esistono alternative reali.

Quando potrebbe essere disponibile anche in Italia

Al momento STEOM è ancora in una fase di sviluppo avanzato. Il progetto ha già ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Grand Prix i-Lab 2026, assegnato il 16 settembre nell’ambito dei concorsi francesi dedicati all’innovazione tecnologica. Come confermato dal Ministero francese dell’Istruzione superiore e della Ricerca, il premio è stato assegnato per il potenziale innovativo e l’impatto sociale del dispositivo: un sostegno fondamentale per proseguire la ricerca. I primi studi preclinici sono previsti a partire dal 2026, in collaborazione con l’Università di Liegi, in Belgio. Il team prevede di avviare i primi test clinici sull’uomo nel 2031.

Se gli esiti saranno positivi e arriveranno le autorizzazioni necessarie, la commercializzazione potrebbe partire indicativamente dal 2033. Per vederlo disponibile anche in Italia, sarà necessario attendere anche il relativo iter regolatorio europeo. Ci vorranno quindi ancora diversi anni. Tuttavia, rispetto alle numerose promesse sulla contraccezione maschile rimaste per decenni solo sulla carta, STEOM può già vantare un prototipo brevettato, un team di ricerca multidisciplinare e finanziamenti concreti per proseguire lo sviluppo.

C’è anche un risvolto fortemente femminista in questa storia. Per generazioni intere abbiamo dato quasi per scontato che la prevenzione delle gravidanze dipendesse soprattutto dal corpo femminile: dalle nostre visite mediche, dalle prescrizioni, dai promemoria impostati sul telefono. Come se la gestione della fertilità di coppia spettasse principalmente a una sola delle due parti.

Con STEOM potremmo avvicinarci a uno scenario in cui anche gli uomini dispongono di strumenti concreti per occuparsene attivamente. Senza che questo tolga alle donne la libertà di gestire autonomamente la propria fertilità: avere più opzioni disponibili significa poter decidere liberamente, sia in coppia che singolarmente.

Per ora non resta che sperare in una sperimentazione dall’esito positivo. Ma l’idea che un giorno, tra gli appuntamenti legati alla contraccezione, possa comparire anche una visita medica intestata a lui è, bisogna ammetterlo, piuttosto allettante. E chissà, magari sarà proprio lui, per una volta, a doversi ricordare di prenotarla.

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