Dieci anni di cammino tra i borghi di Abruzzo e Lazio: scopri la nuova tappa e la scultura che celebrano un percorso contro lo spopolamento.
Era il 2016 quando un manipolo di appassionati decise di disegnare, con vernice, cartelli fatti a mano e adesivi pagati di tasca propria, un percorso ad anello di 108 chilometri nel cuore dell’Appennino centrale. Oggi quel tracciato, conosciuto come il Cammino dei Briganti, unisce 18 borghi tra Abruzzo e Lazio e nel 2026 festeggia dieci anni di vita con una scultura inedita e una tappa completamente ripensata, presentate nella nuova edizione della guida ufficiale.
Indice
La visione di Luca Gianotti
Dietro il progetto c’è Luca Gianotti, guida escursionistica originaria di Modena ma residente da tre decenni nella Marsica, già ideatore del Sentiero Spallanzani sull’Appennino Reggiano e della Via Cretese a Creta. Il cammino è nato per iniziativa spontanea: Gianotti, insieme a Fabiana Mapelli e Alberto Liberati, ha curato personalmente la prima guida cartacea, come racconta la sezione dedicata alla storia del percorso sul sito ufficiale.
Centootto chilometri ad anello fra due regioni
Il percorso, suddiviso in sette tappe, tocca quote comprese fra gli 800 e i 1300 metri, attraversando la Val di Varri, la Valle del Salto e i pendii del Monte Velino, sulle orme del brigantaggio postunitario. Il punto di partenza e di arrivo è Sante Marie, in provincia dell’Aquila, dove si può ritirare il Salvacondotto, il documento del pellegrino da far timbrare a ogni tappa.
Il museo del brigantaggio e le prime due giornate
Prima di partire vale la pena visitare il Museo del Brigantaggio e dell’Unità d’Italia, ospitato nel Palazzo Colelli di Sante Marie e riaperto nel 2008 dopo un restauro finanziato dalla Regione Abruzzo e dalla Comunità montana Marsica 1. Le sale ripercorrono gli eventi tra il 1859 e il 1866, incluso l’arresto, avvenuto l’8 dicembre 1861, del generale catalano José Borjes: sbarcato in Calabria al servizio di Francesco II di Borbone, fu catturato a Casale Mastroddi, alle porte del paese, come riporta la scheda ufficiale della Regione Abruzzo.
La prima tappa, in direzione Santo Stefano, è la più breve: appena 5,6 chilometri tra le faggete, fino a quota 1050 metri, giusto il tempo di riscaldare le gambe. La seconda giornata, quasi 14 chilometri tra boschi e gole, ricalca l’antico confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie, conducendo fino a Nesce, frazione di Pescorocchiano dove sono emersi resti archeologici degli equicoli, i “guerrieri delle montagne” menzionati da Virgilio.
La grande novità dei dieci anni: Corvaro sostituisce Cartore
È in questo tratto che si registra il cambiamento più significativo dell’anniversario. Fino al 2025 il percorso conduceva direttamente a Cartore, con una sosta di due notti pensata per l’escursione al Lago della Duchessa. Un limite non da poco, come spiega lo stesso Gianotti: Cartore offre poche strutture ricettive e il pernottamento prolungato finiva per rallentare il flusso dei camminatori. Da quest’anno la deviazione porta invece a Corvaro, la principale frazione di Borgorose, sede del Museo Archeologico Cicolano. Inaugurato il 17 dicembre 2016 e tornato accessibile al pubblico nel luglio 2022 dopo una chiusura temporanea, il museo espone in dieci sale i reperti provenienti dal Tumulo di Corvaro e dalle necropoli equicole, come spiega il sito ufficiale della struttura.
Il Lago della Duchessa, momento clou del percorso
La salita al Lago della Duchessa, cuore della Riserva Naturale Regionale Montagne della Duchessa istituita con la legge regionale del Lazio n. 70 del 7 giugno 1990, rimane il tratto più suggestivo di tutto il cammino. Lo specchio d’acqua, di origine glaciale e carsica, si trova a 1788 metri d’altitudine, incorniciato dalle cime del Monte Morrone e del Murolungo, entrambe oltre i 2100 metri.
Verso il rientro: da Rosciolo a Sante Marie
Le tappe conclusive attraversano Rosciolo, la splendida chiesa romanica di Santa Maria in Valle Porclaneta, l’area archeologica di Alba Fucens con il suo anfiteatro, per poi toccare Magliano de’ Marsi e Tagliacozzo, prima del ritorno a Sante Marie passando per San Donato, Scanzano e Tubione.
Una scultura per il decennale
Proprio tra San Donato e Scanzano, in uno dei punti panoramici più belli del tracciato, troverà posto l’opera vincitrice del concorso indetto dalla Regione Abruzzo nell’ambito del progetto di valorizzazione dei cammini 2025: “La carovana sul cammino”, realizzata da Cesare Pergola, architetto e artista molisano di 70 anni divisi tra Firenze e San Paolo del Brasile. Il lavoro, in ferro corten traforato, raffigura un brigante accompagnato da un mulo, seguito da due escursionisti contemporanei e dalle sagome di aquila, volpe, lupo, camoscio e orso. La giuria – formata da Luigi Nacci, Mariangela Mattia, Nando Nasi e dal medesimo Gianotti – ha selezionato l’opera all’unanimità tra 15 candidature, assegnando un premio di 700 euro, come riferisce il comunicato ufficiale del Cammino dei Briganti.
Dieci anni di cammino in numeri
Interpellato da Gambero Rosso, Gianotti ha rivelato che in un decennio il percorso ha visto passare oltre 25mila escursionisti, con un picco superiore ai tremila camminatori in un solo anno durante la pandemia, quando il turismo di prossimità ha spinto molti italiani a riscoprire i sentieri dell’entroterra. L’impatto economico, spiega, è reale ma non risolutivo: alcuni bed&breakfast hanno aperto grazie all’afflusso di visitatori, ma non basta a invertire la rotta, dato che i giovani continuano a lasciare i paesi per trasferirsi a Roma o nelle grandi città in cerca di lavoro. Secondo le sue stime, servirebbero almeno 10mila camminatori l’anno per fare davvero la differenza. “Siamo ancora lontani”, ammette con onestà.
I dati ISTAT confermano la gravità del fenomeno che il cammino tenta di arginare. Sante Marie, punto di partenza e arrivo del percorso, è passata da 1.156 abitanti nel 2017 a 1.053 oggi, secondo le elaborazioni di tuttitalia.it su base ISTAT: un calo di circa il 9% in meno di dieci anni, in un territorio di appena 40 chilometri quadrati dove la densità abitativa era già bassa. Lo stesso schema, con intensità variabili, si ripete in gran parte dei 37 comuni della Marsica, area dove secondo i piani di sviluppo rurale della Regione Abruzzo il tasso di spopolamento è peggiorato proprio nell’ultimo decennio, tra il 2012 e il 2023, rispetto alle medie provinciali e regionali. Di fronte a questi numeri, un flusso di 25mila camminatori in dieci anni resta un intervento limitato. Ma è forse l’unico che, borgo dopo borgo, prova a lasciare qualcosa di concreto sul territorio, invece di limitarsi ad attraversarlo.