Quando pochi trasgressori bastano a trascinare un intero gruppo

Una ricerca su 750 persone rivela come le violazioni si diffondano per imitazione e come una minoranza possa amplificarle drasticamente.

Il compito era semplice: individuare la casella più luminosa. Il problema nasceva dal fatto che quelle posizionate più a destra garantivano un guadagno superiore. Così, di fronte alla possibilità di portare a casa qualche soldo in più, molti partecipanti hanno iniziato a disattendere le consegne. E quando si sono accorti che anche altri facevano lo stesso, alcuni sono andati addirittura oltre. Questa dinamica è emersa da un esperimento condotto su 750 adulti statunitensi, nel quale persino l’orientamento politico ha giocato un ruolo: osservare qualcuno del proprio schieramento violare una regola aumentava la probabilità di imitarlo.

La ricerca, pubblicata su Proceedings of the Royal Society B, ha messo in luce anche l’esistenza di un gruppo particolarmente audace: poco più del 4% dei partecipanti superava persino l’infrazione a cui aveva assistito. Nelle simulazioni al computer condotte successivamente, è emerso che talvolta bastavano pochissimi individui con questa inclinazione per spingere l’intero gruppo verso trasgressioni sempre più marcate. Il cattivo esempio, dunque, può trovare seguaci ancora più determinati. Va precisato, comunque, che si tratta di un esperimento condotto online, privo di sanzioni reali per chi sgarrava.

Una scia luminosa e la tentazione del guadagno facile

Il team di ricerca dell’Università di Amsterdam, coordinato dallo psicologo Lucas Molleman, ha coinvolto 750 cittadini americani poco prima delle elezioni presidenziali del 2024. Circa la metà dei partecipanti si riconosceva nel Partito Democratico, l’altra metà in quello Repubblicano. Una suddivisione voluta, perché gli studiosi intendevano verificare quanto pesasse la vicinanza ideologica nei confronti di chi offriva un modello di comportamento, positivo o negativo che fosse.

Ai volontari veniva mostrata una sorta di stella cadente che scorreva lungo una fila di 100 caselle, ciascuna illuminata con un grado diverso di intensità. Il compito richiesto era individuare quella più brillante, solitamente posizionata verso il centro della sequenza. Fin qui, un semplice test di attenzione visiva. Il meccanismo delle ricompense, però, nascondeva un’insidia: spostandosi verso destra, il compenso cresceva, indipendentemente dal fatto che quella fosse realmente la casella più luminosa. Per massimizzare il guadagno, insomma, occorreva disattendere le istruzioni ricevute.

Già al primo tentativo, prima ancora di conoscere le mosse altrui, circa il 23% dei partecipanti puntava sulla casella più remunerativa. La spinta economica funzionava, quindi, anche senza alcuna sollecitazione esterna. A questo punto i ricercatori hanno introdotto una variabile decisiva: i partecipanti potevano osservare la scelta compiuta da un’altra persona, sapere se questa avesse rispettato o violato la regola, e conoscerne l’affiliazione politica. Solo dopo potevano eventualmente rivedere la propria risposta.

Se a trasgredire è uno dei nostri, seguirlo risulta più semplice

Chi assisteva a un comportamento perfettamente in linea con le istruzioni tendeva a non modificare granché il proprio approccio. Le cose cambiavano radicalmente quando l’esempio osservato mostrava una violazione evidente, specialmente se messa in atto da qualcuno con lo stesso orientamento politico. In una delle condizioni testate, la percentuale di scelte orientate alla casella più redditizia è passata dal 23% a quasi il 40% dopo che i partecipanti avevano visto un loro simile politicamente compiere la medesima infrazione.

L’appartenenza politica, in questo contesto, ha agito come indicatore di affinità sociale. Le decisioni prese da chi percepiamo come parte del nostro stesso gruppo possono condizionare le nostre scelte molto più di quelle di un estraneo con cui sentiamo di avere poco in comune. E questo vale anche quando siamo perfettamente consapevoli che quella persona sta infrangendo una regola.

L’esperimento ha evidenziato inoltre una sorta di squilibrio: le infrazioni più gravi hanno avuto un impatto maggiore sui comportamenti successivi rispetto agli esempi di scrupolosa osservanza delle regole. Chi agiva correttamente contribuiva poco a spingere altri a fare altrettanto. Al contrario, chi puntava direttamente al premio massimo riusciva più facilmente a influenzare le scelte di chi osservava. Non tutti, va detto, si lasciavano convincere: una parte dei partecipanti ha continuato a seguire la regola anche dopo aver visto altri infrangerla.

Il 4% che sceglie di andare oltre

C’è poi un dato che ha particolarmente colpito gli studiosi. La maggioranza delle persone condizionate dalle scelte altrui tendeva a riprodurre un’infrazione simile a quella osservata, oppure addirittura più lieve. Una ristretta minoranza, poco oltre il 4%, arrivava invece a spingersi ancora più in là.

Se qualcuno aveva optato per una casella leggermente spostata rispetto a quella corretta, questi partecipanti decidevano di andare ancora più avanti, aumentando sia il proprio guadagno sia la gravità della violazione. Un comportamento minoritario, certo, ma i ricercatori hanno voluto capire cosa potesse accadere se individui con questa tendenza interagissero ripetutamente all’interno di una comunità.

Hanno quindi sviluppato simulazioni al computer basate sui dati raccolti durante l’esperimento, creando copie digitali dei 750 partecipanti e facendole interagire in gruppi da 100 elementi. In alcuni scenari, anche una percentuale minima di individui inclini a inasprire le violazioni è riuscita a trascinare l’intero gruppo verso livelli estremi di trasgressione.

Il meccanismo si alimentava attraverso una catena di imitazioni successive. Qualcuno violava leggermente la regola, un altro lo imitava, una terza persona si spingeva ancora più avanti. Quest’ultima, a sua volta, diventava un modello per gli altri. Ripetendo il processo più volte, nelle simulazioni le infrazioni finivano per crescere progressivamente.

Non succedeva sempre, però. Quando i gruppi simulati mantenevano una quota sufficiente di individui fermamente determinati a rispettare la regola, l’escalation si fermava su livelli intermedi. Pochi soggetti potevano quindi contribuire a innescare una deriva collettiva, ma la loro semplice presenza non bastava da sola a renderla inevitabile.

Dal laboratorio alla realtà, con le dovute cautele

Questa ricerca aiuta a comprendere un meccanismo chiave dell’influenza sociale: le persone osservano i comportamenti altrui e possono modificare di conseguenza le proprie azioni, anche quando la decisione iniziale sembrava essere stata presa in totale autonomia.

Va detto, però, che nell’esperimento nessuno rischiava sanzioni economiche, legali o sociali concrete. I partecipanti dovevano semplicemente scegliere una casella su uno schermo, guadagnando qualche soldo in più disattendendo una regola arbitraria. Situazioni come una manifestazione pubblica, un’infrazione stradale o una scorrettezza sul posto di lavoro coinvolgono responsabilità, motivazioni e conseguenze decisamente più complesse.

Inoltre, l’esperimento mostrava soltanto le scelte di singoli individui, senza riprodurre tutte le relazioni e le dinamiche che possono svilupparsi all’interno di un gruppo reale.

Gli stessi autori invitano a non trarre conclusioni troppo semplicistiche: infrangere una regola non equivale sempre a compiere un’azione negativa. Mettere in discussione norme e convenzioni può favorire il cambiamento sociale, la creatività e l’apprendimento collettivo. Tutto dipende dalla natura della regola, dal contesto e dalle conseguenze che comporta trasgredirla.

Il tema del rispetto delle norme era già stato oggetto di studio da parte di Molleman e colleghi in una ricerca pubblicata nel 2025 su Nature Human Behaviour. Gli esperimenti avevano dimostrato che molte persone rispettano le regole anche quando potrebbero trarne vantaggio economico violandole, senza essere né osservate né punite.

Il nuovo studio aggiunge un tassello importante: quel comportamento individuale può modificarsi profondamente quando entrano in gioco le scelte altrui. E chi si spinge oltre l’esempio ricevuto può esercitare un’influenza sproporzionata rispetto alla propria numerosità.

Nelle simulazioni, tuttavia, c’era sempre anche chi continuava a rispettare le istruzioni, indipendentemente da ciò che facevano gli altri. La presenza costante di queste persone impediva al gruppo di scivolare verso le violazioni più estreme. Non servivano gesti eroici: bastava semplicemente continuare a scegliere la casella corretta.

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