Studio rivela: il vapore delle sigarette elettroniche danneggia i polmoni in pochi giorni e aumenta rischio infezioni virali.
Altro che prodotto innocuo: un nuovo studio condotto dal National Jewish Health dimostra che le sigarette elettroniche comportano rischi paragonabili a quelli del fumo tradizionale. La ricerca rivela che bastano pochissimi giorni di contatto con il vapore per compromettere i tessuti polmonari più sensibili, rendendoli molto più esposti alle infezioni di origine virale.
Non si tratta del primo campanello d’allarme sui pericoli legati alle e-cig: basti pensare a uno studio sui tessuti polmonari pubblicato lo scorso aprile sulla rivista Analytical and Bioanalytical Chemistry, che ha individuato – dopo esposizioni di breve durata – la presenza di nichel, piombo, rame, alluminio, stagno, arsenico e persino tracce di mercurio, con concentrazioni irregolari e localizzate in punti specifici.
Gli scienziati hanno esaminato cellule epiteliali ed endoteliali del polmone umano, insieme a campioni prelevati dalla zona distale dell’organo, ovvero la parte più profonda e delicata, quella dove avviene lo scambio di ossigeno con il sangue.
Nello specifico, in alcuni modelli sperimentali i tessuti sono stati esposti unicamente al vapore prodotto dalle sigarette elettroniche, mentre in altri casi l’esposizione è stata seguita da un’infezione virale di tipo respiratorio.
I risultati parlano chiaro: già dopo 24 ore, il vapore aveva indebolito la barriera protettiva della zona polmonare più profonda, generato stress a livello cellulare, compromesso i processi interni deputati all’eliminazione dei componenti danneggiati, rallentato la riparazione e la crescita cellulare, e incrementato il tasso di mortalità delle cellule.
Un dato particolarmente rilevante riguarda la persistenza dei danni: i segnali di sofferenza polmonare erano ancora rilevabili a distanza di 10 giorni dalla conclusione di un periodo di esposizione durato solamente cinque giorni. Gli studiosi hanno riscontrato modificazioni durature nella funzionalità della barriera protettiva, nella ristrutturazione dei tessuti e nell’attività immunitaria di tipo Th1, elemento cruciale del sistema immunitario per contrastare le infezioni virali.

©JCI Insight
I ricercatori hanno inoltre evidenziato come esposizioni ripetute nel tempo possano favorire lo sviluppo di patologie polmonari croniche, aggravando il danno cellulare e compromettendo i normali meccanismi di guarigione dei tessuti.
Non solo: l’esposizione pregressa al vapore ha determinato un incremento della carica virale del SARS-CoV-2, responsabile del Covid-19, oltre a ridurre l’attivazione di numerosi geni ad azione antivirale successivamente all’infezione.
I nostri dati dimostrano che anche un contatto breve con il vapore delle sigarette elettroniche può provocare danni nelle zone più interne e fragili del polmone – afferma Irina Petrache, che ha coordinato lo studio – È fondamentale evidenziare come alcuni effetti siano persistiti anche dopo la fine dell’esposizione, modificando la capacità di risposta del sistema immunitario a successive infezioni virali
Si tratta di risultati che necessitano ancora di conferma attraverso studi sull’uomo, ma che restano comunque molto significativi, perché mettono in luce possibili meccanismi biologici in grado di spiegare il legame tra utilizzo di sigarette elettroniche e lesioni a carico dei polmoni, oltre a una maggiore propensione alle infezioni dell’apparato respiratorio.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica JCI Insight.
Fonti: National Jewish Health / JCI Insight