Scopri Orvieto: Duomo gotico, Pozzo di San Patrizio, Fortezza di Albornoz e Piazza del Popolo in un viaggio tra arte e panorami umbri.
Quando la scorgi da lontano, aggrappata alla sua imponente parete di tufo, capisci all’istante perché Orvieto lascia senza parole. Ci siamo lasciati avvolgere da questo gioiello umbro, percorrendo stradine medievali e ripide discese, per raccontarvi un’esperienza che fonde lo splendore della luce del giorno con l’atmosfera enigmatica di ciò che si cela sottoterra.

@RebeccaManzi/GreenMe
Indice
L’incanto visivo della facciata esterna del Duomo
Il nostro percorso non poteva che iniziare da Piazza del Duomo. La Cattedrale di Santa Maria Assunta si impone come una visione travolgente. Ci siamo concessi tutto il tempo per contemplare la grandiosa facciata esterna del Duomo, un autentico dipinto a cielo aperto che risplende sotto il sole grazie ai bassorilievi che raccontano le vicende dell’Antico e del Nuovo Testamento. Questo gioiello dello stile gotico nacque a partire dal 1309 sotto la guida del maestro senese Lorenzo Maitani, che diede una direzione radicalmente nuova al progetto, superando le originarie forme romaniche.

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Organizzata in tre sezioni delimitate da quattro robusti contrafforti che si innalzano fino a guglie sottili, la facciata rappresenta un equilibrio raffinato tra scultura, architettura e cromatismo. Osservando dal basso, la nostra attenzione è stata catturata dai dettagliatissimi bassorilievi intagliati sui piloni marmorei ai lati degli ingressi, opera dello stesso Lorenzo Maitani in collaborazione con il figlio Vitale Maitani. La parte alta della facciata si trasforma invece in un’esplosione luminosa, dominata da magnifici mosaici su sfondo dorato. Queste preziose composizioni musive narrano l’esistenza della Vergine, con episodi che spaziano dall’Annunciazione ad Anna fino al trionfo celeste, comprendendo come unica deviazione dal tema il Battesimo di Cristo.

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Nel punto centrale di questo splendore aureo troviamo il magnifico rosone, realizzato fra il 1354 e il 1380 da Andrea di Cione, noto come l’Orcagna. Il rosone presenta al centro il volto di Cristo attorniato da archi che si intrecciano, impreziosito agli angoli dai mosaici di Piero di Puccio che rappresentano i dottori della Chiesa e delimitato dalle statue dei profeti realizzate da Petruccio di Benedetto da Orvieto e degli apostoli scolpiti da Antonio Federighi. Per accedere alla cattedrale si oltrepassano infine le solenni porte in bronzo di Emilio Greco (1962), decorate con i rilievi delle Opere di Misericordia.

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Il gioiello artistico della Cappella di San Brizio
Varcata la soglia, l’ambiente diventa raccolto e carico di solennità. Abbiamo osservato il reliquiario in oro e smalti che conserva il lino insanguinato del Miracolo di Bolsena, conservato nella Cappella del Corporale. Ma l’emozione più intensa è arrivata con la Cappella di San Brizio. In questo luogo Luca Signorelli, che prese il posto di Beato Angelico e Benozzo Gozzoli, creò un Giudizio Universale intenso e viscerale. Le figure demoniache colorate e i corpi che emergono dalla terra rivelano una potenza espressiva drammatica, resa ancora più intensa dal volto quieto dello stesso Signorelli, che si ritrasse nell’angolo sinistro mentre contempla l’apocalisse.

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L’ingegno architettonico di Clemente VII e Sangallo
Ci siamo quindi diretti verso Piazza Cahen per affrontare una sfida fisica: i 258 scalini del Pozzo di San Patrizio. Ideato nel 1527 da Antonio da Sangallo il Giovane per volere di Papa Clemente VII (in fuga dal Sacco di Roma), questa struttura cilindrica profonda 62 metri era destinata a rifornire d’acqua la città in caso di assedio. L’intuizione geniale risiede nelle due rampe elicoidali completamente separate: gli animali da carico scendevano da un lato e risalivano dall’altro, senza mai incontrarsi. Raggiungere il fondo, osservando le 72 apertura che si affacciano sul vuoto, genera una sensazione di piccolezza assoluta.
Il belvedere sospeso della Fortezza di Albornoz
Poco distante, la Fortezza di Albornoz ci ha offerto un momento di ristoro: le antiche mura fortificate custodiscono oggi i giardini pubblici, da cui si ammira uno scorcio straordinario sulla valle attraversata dal fiume Paglia. Un sito dove il passato militare si è convertito in uno spazio di pace totale. Costruita a partire dal 1359 per volontà del cardinale Egidio Albornoz e completamente rifatta nel 1450 sotto l’autorità papale, questa massiccia costruzione approfittava dello sperone naturale della rupe di tufo per bloccare gli ingressi orientali.

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Anche se il declino nei secoli e i conflitti tra le casate al potere hanno eliminato buona parte del castello originale, oggi la zona è stata trasformata in parco pubblico urbano. Passeggiando lungo il tracciato delle vecchie mura e attraversando gli affascinanti torrioni fortificati, ci siamo imbattuti in un affaccio naturale eccezionale, capace di offrire una vista panoramica vertiginosa sulla valle del fiume Paglia e sulle colline rigogliose che abbracciano la città.

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I tesori dei palazzi papali e il panorama dalla Torre del Moro
Ritornati in superficie, abbiamo visitato il Museo dell’Opera del Duomo (MODO), situato all’interno dei Palazzi Papali. Nelle Sale delle Meraviglie risaltano la Madonna in trono di Coppo di Marcovaldo e le pregevoli tavole di Simone Martini, insieme a una notevole Maddalena firmata sempre da Signorelli. Successivamente, per orientarci meglio, siamo saliti sulla Torre del Moro, posizionata esattamente nel centro geografico della città. Dopo circa 300 scalini (con un ascensore disponibile per il primo tratto) il premio finale è un panorama completo a 360 gradi sui tetti in laterizio e sulle dolci colline umbre, sotto il rintocco delle due imponenti campane dell’orologio ottocentesco.

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Piazza del Popolo, il cuore pulsante di Orvieto
Abbiamo terminato la nostra esplorazione in Piazza del Popolo. Sovrastata dal grandioso Palazzo del Capitano del Popolo con la sua imponente scalinata, la piazza si libera dal traffico automobilistico nelle ore serali, mostrando finalmente la sua autentica bellezza monumentale. All’interno, Palazzo Simoncelli accoglie anche un museo dedicato all’antica tradizione ceramica del territorio, ultimo capitolo di una città che continua incessantemente ad arricchire la propria eredità storica.

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