Ricerca danese collega l'uso di paracetamolo in gravidanza a variazioni ovariche e uterine nelle figlie neonate.
Già a tre mesi di età le differenze risultavano visibili tramite ecografia. In un gruppo di neonate esposte al paracetamolo durante la gestazione, alcuni ricercatori danesi hanno rilevato ovaie e utero di dimensioni ridotte, un numero minore di follicoli ovarici e alterazioni in determinati ormoni legati alla riproduzione. Il fenomeno non si è limitato ai primi mesi di vita: segnali simili sono emersi anche in una seconda coorte di adolescenti monitorate nel tempo.
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Human Reproduction Open, proviene dal Copenhagen University Hospital – Rigshospitalet e pone l’attenzione su un ambito finora poco esplorato riguardo all’esposizione prenatale al paracetamolo: la maturazione dell’apparato riproduttivo femminile. Ancor prima della pubblicazione ufficiale, il lavoro era stato reso disponibile come preprint.
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Differenze evidenti già a tre mesi di vita
Lo studio principale è il Copenhagen Analgesic Study (COPANA), una coorte prospettica realizzata in Danimarca fra il 2020 e il 2022. Gli studiosi hanno reclutato 685 donne durante il primo trimestre di gestazione, per poi esaminare successivamente 302 neonate, mediamente intorno ai tre mesi di vita.
Si tratta di un intervallo temporale peculiare. Nei mesi successivi alla nascita, l’asse ormonale riproduttivo si riattiva momentaneamente in quella che viene definita minipubertà: ovaie, utero e ormoni diventano dunque osservabili proprio mentre attraversano una fase di sviluppo particolarmente intensa. Sulle 302 bambine della coorte COPANA erano già stati raccolti dati approfonditi riguardanti la morfologia ovarica e uterina, oltre agli ormoni riproduttivi.
Durante la gestazione, le madri avevano comunicato ogni quindici giorni l’eventuale assunzione di paracetamolo. Per 299 donne i ricercatori disponevano inoltre di campioni urinari raccolti nel primo trimestre, impiegati per verificare direttamente la presenza del farmaco nell’organismo.
Le neonate sono state quindi suddivise in base al periodo dell’esposizione. Tra quelle esposte prima della diciassettesima settimana di gestazione, il volume ovarico risultava in media inferiore di 0,11 centimetri cubi e quello uterino di 0,16 centimetri cubi rispetto alle bambine non esposte. L’esposizione a partire dalla diciassettesima settimana era invece collegata a circa un follicolo ovarico in meno.
I follicoli rappresentano le strutture ovariche contenenti gli ovociti immaturi. Questo dettaglio suscita particolare interesse tra gli studiosi poiché ricerche sperimentali precedenti condotte sugli animali avevano già suggerito che l’esposizione fetale al paracetamolo potesse interferire con la formazione dei follicoli primordiali. Il nuovo studio tenta quindi, per la prima volta, di individuare segnali analoghi direttamente nell’essere umano.
Il farmaco rilevato nelle urine e i segnali ormonali
Il risultato non deriva soltanto dai questionari compilati dalle madri. Concentrazioni più elevate di paracetamolo misurate nelle urine durante il primo trimestre risultavano associate anche a dimensioni ridotte di ovaie, utero e tessuto mammario, tutti tessuti particolarmente sensibili agli ormoni sessuali.
In un sottogruppo più ristretto di neonate esposte esclusivamente nella prima fase della gestazione, i ricercatori hanno rilevato inoltre livelli più bassi di ormone antimülleriano (AMH), prodotto dai follicoli ovarici e utilizzato come uno degli indicatori dell’attività ovarica.
Si tratta di tasselli diversi della medesima immagine: dimensioni degli organi, numero dei follicoli, valori ormonali. Presi complessivamente, questi elementi hanno indotto gli autori a ipotizzare che l’esposizione fetale al paracetamolo possa essere collegata a modificazioni nello sviluppo ovarico e dei tessuti riproduttivi femminili.
Il medesimo segnale riemerge fino all’adolescenza
Il team danese ha successivamente cercato conferma in una popolazione differente: 1.210 ragazze facenti parte di una seconda coorte di Copenaghen, seguite dall’infanzia fino all’adolescenza.
Anche in questo caso, le figlie delle donne che avevano dichiarato di aver assunto paracetamolo durante la gestazione mostravano differenze nelle dimensioni degli organi riproduttivi. Il volume uterino risultava inferiore durante la pubertà, mentre quello ovarico si mostrava ridotto in adolescenza.
Rappresenta probabilmente il momento più interessante dello studio, poiché estende il segnale oltre l’istantanea scattata a tre mesi di vita. Le due coorti presentano caratteristiche diverse e anche la ricostruzione dell’esposizione è avvenuta con metodologie differenti, eppure l’associazione riemerge in fasi successive della vita.
Rimane però un tratto di percorso che lo studio non ha ancora seguito: quello che porta alla fertilità adulta. I ricercatori non hanno monitorato gravidanze, capacità di concepimento o età della menopausa: resta quindi incerto se queste differenze anatomiche e ormonali comporteranno conseguenze riproduttive concrete. Sarà compito dei prossimi studi di follow-up chiarire questo aspetto.
Un medicinale diffuso da decenni, ora osservato sotto un’ottica diversa
Il paracetamolo continua a essere tra gli analgesici e antipiretici maggiormente impiegati in gravidanza. Proprio per questa ragione, un possibile impatto sullo sviluppo riproduttivo merita considerazione, anche quando le differenze rilevate appaiono contenute.
Lo studio ha natura osservazionale, quindi permette di individuare correlazioni senza dimostrare autonomamente che sia stato il farmaco a causarle. Febbre, dolore, infezioni e le altre motivazioni che hanno spinto le donne ad assumere paracetamolo possono infatti influenzare i risultati. Gli autori hanno tentato di considerare diversi fattori e hanno rafforzato l’analisi integrando ai questionari le misurazioni urinarie, ma saranno necessari ulteriori studi e soprattutto un monitoraggio più prolungato nel tempo.
Le raccomandazioni sull’utilizzo del farmaco, nel frattempo, restano quelle attualmente vigenti. L’AIFA e l’Agenzia europea per i medicinali continuano a indicare il paracetamolo come farmaco utilizzabile in gravidanza quando clinicamente necessario, raccomandando la dose efficace più contenuta per il minor tempo possibile.
Questo nuovo studio aggiunge tuttavia un elemento finora mancante: non si limita a osservare la nascita o lo sviluppo neurologico, ma esamina ovaie, follicoli e utero delle figlie. E tali differenze, almeno nelle due coorti danesi analizzate, appaiono sufficientemente coerenti da meritare un monitoraggio continuo mentre le bambine crescono fino a diventare donne adulte.