Biscotti spezzati e capricci infantili: la vera spiegazione psicologica

Perché i bambini piangono per un biscotto spezzato? La pedagogista Mazzarelli svela i due motivi nascosti e come gestirli senza stress.

Chiunque abbia un bambino in casa conosce bene questa scena: la manina si infila nel pacco dei biscotti, ne pesca uno che purtroppo è spezzato, e da quel momento scoppia il caos. Non c’è verso di farlo ragionare. Frasi come “tanto poi lo mastichi comunque!” oppure “non ce ne sono altri, accontentati!” cadono nel vuoto: la reazione resta identica, fatta di pianti disperati, urla e un rifiuto categorico.

Ma qual è la vera origine di questa reazione così sproporzionata agli occhi di un adulto? Si tratta semplicemente di un capriccio senza senso, oppure dietro si nasconde qualcosa di più articolato? A far luce su questo enigma quotidiano è stata la pedagogista ed educatrice Laura Mazzarelli, autrice di un post diventato virale sui social network, le cui riflessioni trovano tuttora conferma negli studi più recenti sullo sviluppo emotivo infantile.

Quel biscotto rotto racconta molto più di quanto sembri

Secondo l’analisi della dottoressa Mazzarelli, esistono fondamentalmente due spiegazioni al comportamento dei bambini davanti a un biscotto danneggiato, e nessuna delle due riguarda testardaggine o volontà di infastidire i genitori.

La prima ragione è di natura emotiva, ed è forse quella più inaspettata:

Quel biscotto diventa spesso l’ultima goccia che fa traboccare un vaso già colmo di tensioni accumulate in precedenza. I più piccoli talvolta scelgono pretesti che a noi appaiono privi di logica per spostare l’attenzione da disagi profondi e reali che non sanno ancora esprimere verbalmente su questioni apparentemente marginali. Dovremmo permettere al bambino di liberarsi dallo stress e di sentirsi alleggerito, senza cercare spiegazioni razionali ma semplicemente accogliendo il suo sfogo.

In pratica, il biscotto rotto diventa una sorta di simbolo in cui confluisce tutto quello che il piccolo non riesce ancora a mettere in parole. Si tratta di un meccanismo ben noto agli studiosi dello sviluppo infantile: i bambini, in particolare quelli sotto i sei-sette anni, non possiedono ancora gli strumenti mentali ed emotivi per comunicare concetti come “sono esausto”, “mi sono sentito trascurato” o “ho vissuto una giornata pesante”. Quella frustrazione accumulata trova quindi sfogo nella prima occasione disponibile, che spesso coincide proprio con un biscotto spezzato.

La seconda motivazione riguarda invece il modo in cui i bambini interpretano la realtà circostante:

I piccoli desiderano biscotti integri perché li considerano belli, completi, corretti, perfetti, in linea con la loro rappresentazione mentale di cosa debba essere un biscotto. Nella loro fantasia il biscotto deve essere intero: se risulta rotto viene rifiutato, non piace, non corrisponde a quanto richiesto. A questo punto qualsiasi spiegazione logica diventa inutile.

Questo aspetto rivela qualcosa di essenziale sul funzionamento mentale infantile: i bambini piccoli ragionano attraverso schemi mentali fissi e prototipici. Il biscotto, nella loro immaginazione, possiede una forma ben definita e completa. Un biscotto danneggiato non corrisponde a quello schema: non è “scorretto” da un punto di vista morale, semplicemente non rispecchia quanto atteso. E per un bambino, il divario tra ciò che si aspettava e la realtà concreta può generare un impatto emotivo molto più forte di quanto un adulto riesca a comprendere.

Ricerche recenti sulla gestione delle emozioni durante l’infanzia avvalorano questa interpretazione: i bambini tra i due e i cinque anni attraversano una fase neurologica in cui la corteccia prefrontale, ovvero l’area cerebrale che permette di ragionare, relativizzare e accettare compromessi, si trova ancora in fase di sviluppo. Pretendere che siano “ragionevoli” davanti a una delusione equivale, letteralmente, a chiedere qualcosa che il loro cervello non è ancora in grado di gestire.

Come intervenire? Il pensiero magico come strumento efficace

La notizia positiva è che non serve né arrendersi a ogni pretesa né trasformare la situazione in un braccio di ferro. La pedagogista Mazzarelli propone di sfruttare un elemento che affascina profondamente i più piccoli: il pensiero magico.

Basta spiegare con tranquillità: “Non ce ne sono altri, te lo lascio qui… forse arriva il topolino e se lo mangia… tu tienilo d’occhio!”. Questo equivale a viziare o prendere in giro i bambini? Assolutamente no! Vuol dire comprendere il funzionamento della mente infantile e rispondere partendo dal suo pensiero magico. Così facendo si evita di scatenare uno scontro basato sul capriccio, e sarà il bambino stesso a passare dal pianto al divertimento, magari giocando a fare il topolino: la situazione si trasforma positivamente per entrambe le parti.

Non si tratta di raggirare il piccolo, bensì di entrare nel suo universo anziché pretendere che sia lui ad adattarsi al nostro. Questo metodo si allinea perfettamente con quanto sappiamo oggi riguardo all’educazione delle emozioni: dare valore a ciò che il bambino sta vivendo, proporre una via d’uscita creativa dalla tensione, scongiurare lo scontro diretto che finirebbe solo per amplificare il disagio.

E in fondo, se ci pensiamo bene, anche noi adulti preferiamo ricevere un biscotto perfettamente intero. Forse i bambini non hanno tutti i torti.

Fonte: Dottoressa Laura Mazzarelli Facebook

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