Climatizzatori domestici: abbassano le temperature ma degradano l’aria

Climatizzatori in oltre metà delle case: ricerca sui VOC evidenzia l'importanza della ventilazione, specialmente negli ambienti umidi.

Il climatizzatore è diventato un elemento imprescindibile dell’estate italiana, al pari delle protezioni solari alle finestre e delle provviste d’acqua sempre a portata di mano. Numerose abitazioni lo attivano già dai primi giorni di maggio, quando l’afa cessa di essere un disagio occasionale e inizia a permanere tra le pareti, negli spazi abitativi, nei pavimenti che conservano il calore accumulato anche nelle ore notturne. Le aperture vengono sigillate, si tenta di preservare la frescura artificiale, ci si sposta tra gli ambienti impugnando il telecomando con la sensazione rassicurante di aver domato il microclima domestico.

Si tratta di una reazione naturale, considerando che le dimore del nostro Paese si stanno equipaggiando progressivamente. Stando all’ultimo rilevamento Istat riguardante le dotazioni energetiche domestiche, nel 2024 il 56% dei nuclei familiari possedeva almeno un apparecchio per il raffrescamento nell’abitazione principale. Nel 2021 la percentuale si attestava al 48,8%, mentre nel 2013 raggiungeva appena il 29,4%. In circa un decennio, dunque, il climatizzatore è transitato da presenza ancora limitata a dispositivo diffuso in oltre la metà delle residenze.

La valutazione comunicata dalla Società Italiana di Medicina Ambientale amplia ulteriormente il quadro: circa il 60% delle abitazioni italiane dispone attualmente di almeno un impianto di climatizzazione. La medesima comunicazione collega questo fenomeno alla questione della salubrità dell’aria negli spazi confinati, particolarmente quando il raffrescamento induce a mantenere gli ambienti sigillati per periodi prolungati.

Ambienti sigillati e refrigerati

Utilizzare il climatizzatore domestico può rivelarsi fondamentale, specialmente durante i picchi termici e nelle abitazioni che ospitano persone anziane, minori, individui con patologie croniche o soggetti vulnerabili. Le temperature elevate sottopongono l’organismo a uno sforzo considerevole, possono causare disidratazione, spossatezza, colpi di calore e aggravare determinate problematiche respiratorie e cardiocircolatorie. La Protezione Civile, nelle linee guida relative alle emergenze termiche, suggerisce di schermare l’abitazione con oscuranti e di regolare il climatizzatore su temperature non inferiori ai 25-27 °C.

Parallelamente alla regolazione termica, rimane centrale il rinnovo dell’aria. Il climatizzatore riduce la sensazione di calore e può diminuire l’umidità. L’aria viziata, tuttavia, viene espulsa solamente attraverso un’adeguata ventilazione: aperture nei momenti opportuni, estrattori efficienti, sistemi meccanici concepiti per rinnovare effettivamente l’atmosfera interna. L’EPA, l’Agenzia americana per la protezione ambientale, sottolinea che una ventilazione inadeguata può determinare l’accumulo di inquinanti indoor, poiché penetra insufficiente aria esterna per diluire le emissioni generate all’interno e rimuoverle.

Tra queste sostanze figurano i composti organici volatili, comunemente identificati con l’acronimo VOC o COV. L’EPA chiarisce che vengono rilasciati sotto forma gassosa da determinati materiali solidi o liquidi e possono derivare da pitture, solventi, detergenti, disinfettanti, cosmetici, spray aerosol, profumatori ambientali, adesivi, materiali edili e mobili. Le concentrazioni di numerosi VOC risultano frequentemente superiori negli spazi confinati rispetto all’esterno e possono mantenersi elevate anche successivamente all’utilizzo dei prodotti che li emettono.

Il bagno come ambiente critico

I dati preliminari comunicati dalla Società Italiana di Medicina Ambientale provengono da una ricerca condotta insieme a VELUX Italia sulla dispersione dei VOC in un contesto abitativo reale, con particolare focus sul bagno. La scelta appare pertinente anche osservando una qualsiasi routine mattutina. Doccia calda, vapore acqueo, deodorante, crema idratante, detergente sul lavabo, profumatore, porta socchiusa. Successivamente si abbandona l’ambiente, che rimane ristretto, umido, saturo di fragranze e composti che non sempre si dissipano autonomamente.

Secondo quanto riportato da SIMA, in mancanza di aerazione i VOC possono permanere nell’atmosfera fino a circa 15 ore. Con ventilazione meccanica, il ritorno ai valori iniziali si contrae a circa 3 ore. Con ventilazione naturale, invece, la durata scende a meno di 40 minuti. Il contesto va precisato con trasparenza: si tratta di dati preliminari divulgati dall’organizzazione scientifica, non di uno studio già disponibile in versione completa.

Il dato, proprio in quanto preliminare, va interpretato come un’indicazione da verificare ulteriormente. Tuttavia introduce la questione in uno scenario quotidiano universale. Un bagno chiuso per ore, magari in un’abitazione dove il climatizzatore funziona ininterrottamente e si evita di aprire per timore di introdurre calore, può trattenere più a lungo sostanze che sarebbe opportuno diluire ed espellere. La salubrità dell’aria domestica dipende spesso da azioni poco appariscenti, quelle che nessuno identifica realmente come misura preventiva: aprire, attendere, richiudere.

L’Istituto Superiore di Sanità annovera i COV tra gli inquinanti indoor riscontrabili nelle residenze, insieme a particolato, formaldeide, benzene e altre sostanze correlate alle attività domestiche quotidiane. Nel materiale informativo “L’aria nella nostra casa”, l’ISS raccomanda di aprire le finestre per diluire le sostanze emesse, ad esempio dopo l’impiego di pitture o prodotti che rilasciano composti organici volatili.

Ventilare nei momenti appropriati

Durante le ore più critiche della giornata, quando esternamente l’aria è torrida, risulta sensato schermare le aperture, mantenere chiusi gli ambienti più esposti e utilizzare il climatizzatore con una temperatura equilibrata. Al mattino presto, alla sera o nei momenti in cui le condizioni esterne lo permettono, occorre rinnovare l’aria. In bagno, dopo la doccia o dopo l’utilizzo di detergenti e prodotti spray, aprire la finestra per alcuni minuti può produrre una differenza sostanziale. Anche la manutenzione risulta determinante: filtri puliti, verifiche prima della stagione calda, impianti utilizzati correttamente.

Il ventilatore, invece, va compreso per la sua funzione effettiva. Movimenta l’aria, procura sollievo, favorisce l’evaporazione della traspirazione, ma non riduce la temperatura ambientale. Per questo le indicazioni sanitarie insistono anche su idratazione, oscuranti, persiane, limitazione delle attività nelle ore centrali e attenzione ai bollettini meteo. La Protezione Civile raccomanda inoltre di evitare l’esposizione diretta nelle ore più calde, tra le 11 e le 18, e di assumere abbondanti liquidi durante i giorni a rischio elevato. L’abitazione fresca deve rimanere anche un’abitazione salubre.

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