La storia del dottore che scoprì il potere del lavarsi le mani

Nel 1847 un medico ungherese capì quanto fosse fondamentale detergere le mani. Era Ignác Semmelweis e le sue scoperte salvarono innumerevoli vite

Il primo luglio 1818 venne al mondo Ignác Fülöp Semmelweis nel rione di Tabán a Buda, quinto tra nove fratelli nati da un facoltoso commerciante. Sin dall’infanzia frequentò un liceo cattolico, emergendo per impegno e dedizione negli studi, benché conservasse sempre una pronuncia tedesca nell’ungherese parlato.

All’età di diciannove anni iniziò gli studi giuridici a Vienna, seguendo il desiderio paterno di vederlo diventare magistrato militare. Tuttavia, un incontro fortuito con le lezioni di un compagno studente di medicina cambiò radicalmente il suo percorso: conquistato dall’esperienza nella sala di dissezione, abbandonò il diritto per dedicarsi alla medicina presso la rinomata Università Medica Viennese. In quella sede poté apprendere da tre maestri di spicco del tempo: il patologo Karl von Rokitansky, il medico internista Josef Škoda e il dermatologo Ferdinand von Hebra, che sarebbe diventato il suo più stretto alleato.

Completò gli studi nel 1844 e, dopo vari tentativi infruttuosi di ottenere ruoli in patologia e medicina interna, si rivolse all’ambito ostetrico. Nel 1846 ottenne anche il titolo di dottore in chirurgia e ostetricia, ricevendo un contratto biennale come assistente nella prima sezione del reparto ostetrico dell’Ospedale Generale viennese.

Un enigma inquietante

Fin dai primi giorni di lavoro, Semmelweis si confrontò con una situazione allarmante: moltissime pazienti ricoverate perdevano la vita a causa della febbre puerperale, un’affezione caratterizzata da febbre elevata, sofferenza diffusa e spesso esito fatale. Nel suo reparto i decessi arrivavano all’11%, mentre nella seconda sezione dell’ospedale — affidata a levatrici anziché a dottori — la percentuale era sistematicamente quattro volte più bassa.

Le spiegazioni mediche del periodo erano bizzarre: fluidi uterini corrotti, accumuli fecali intestinali, addirittura miasmi velenosi nell’atmosfera. Nessuna teoria lo persuadeva. Semmelweis eseguì innumerevoli esami autoptici, raccogliendo informazioni, esaminando, paragonando, alla ricerca di una verità che i suoi pari sembravano riluttanti a cercare.

La rivelazione attraverso una tragedia

Il momento decisivo giunse in circostanze dolorose. Un collega e compagno, Jakob Kolletschka, perse la vita improvvisamente dopo essersi procurato una lesione con uno strumento chirurgico durante un esame autoptico. Studiando la documentazione medica, Semmelweis notò un parallelismo sconcertante: i danni anatomici individuati nel corpo di Kolletschka corrispondevano perfettamente a quelli delle puerpere decedute.

L’intuizione fu folgorante: entrambe le tipologie di morte condividevano un’origine comune. I dottori e gli allievi che effettuavano dissezioni al mattino e successivamente assistevano le partorienti, senza detergere le mani, veicolavano qualcosa di mortale. Non conosceva ancora la natura precisa del contagio — la microbiologia di Pasteur sarebbe emersa solo nel 1864 — ma aveva compreso il principio della diffusione.

Un rimedio elementare

Nel maggio 1847 Semmelweis introdusse una procedura apparentemente elementare: ogni persona che accedeva alla sua divisione doveva detergere le mani con una preparazione di cloruro di calce. Aggiunse inoltre l’imperativo di sostituire frequentemente le lenzuola. Gli esiti furono rapidi e notevoli: il tasso di mortalità, che nel 1846 aveva toccato l’11,4%, calò al 5% già nel 1847, per stabilizzarsi l’anno seguente tra l’1 e il 2%, equiparando i dati della sezione delle ostetriche. Le cifre erano eloquenti. Ciononostante, l’establishment medico rifiutò di prestare ascolto.

L’opposizione del mondo accademico

Anziché ricevere riconoscimento, Semmelweis incontrò avversione, invidia e scetticismo. Il suo superiore Johann Klein, fervente promotore delle dissezioni didattiche, non prorogò il suo incarico. I membri della Scuola Viennese respinsero una tesi che implicitamente li indicava come responsabili, seppur inconsapevoli, dei decessi delle loro assistite. Tra i suoi detrattori più accaniti figurava persino Rudolf Virchow, riconosciuto fondatore della patologia cellulare.

Tornato in patria, Semmelweis implementò il suo protocollo con efficacia presso l’ospedale di San Rocco a Pest, conseguendo identici risultati favorevoli. Nel 1861 diede alle stampe la sua opera principale, “Eziologia, concetto e profilassi della febbre puerperale”, ma la comunità scientifica persistette nell’ignorarlo o nell’avversarlo apertamente.

Un epilogo tragico

L’emarginazione e il rigetto continuo delle sue scoperte lo logorarono. Precipitò in una grave depressione e nel 1865 venne internato in un istituto psichiatrico. Spirò il 13 agosto dello stesso anno per infezione del sangue — causata presumibilmente dalle lesioni inflitte dal personale e da condizioni igieniche inadeguate. Un paradosso amaro e spietato: a stroncarlo fu proprio ciò che aveva cercato di eliminare per l’intera esistenza.

Il riconoscimento tardivo

Soltanto dopo il suo decesso le intuizioni di Semmelweis ottennero validazione scientifica, attraverso le ricerche di Pasteur e Lister sulla microbiologia. Budapest gli eresse un monumento commemorativo nel 1894, poi una scultura nel 1906, e infine gli dedicò l’ateneo medico che tuttora ne porta il nome.

Il filosofo Carl Gustav Hempel lo indicò come paradigma esemplare di indagine scientifica fondata sull’osservazione empirica. Lo scrittore Louis-Ferdinand Céline gli consacrò la propria dissertazione di laurea. Kurt Vonnegut lo dichiarò pubblicamente il suo eroe di riferimento.

Attualmente si definisce “riflesso di Semmelweis” la tendenza psicologica a rifiutare innovazioni che contraddicono convinzioni radicate: un meccanismo che lui, più di ogni altro, sperimentò direttamente.

Proprio sei anni or sono anche Google omaggiava con un Doodle le scoperte nell’anniversario dell’avvio del percorso formativo di Semmelweis come responsabile degli specializzandi presso la maggiore clinica ostetrica viennese. Attualmente è grazie alle sue scoperte che disponiamo di uno strumento aggiuntivo per contrastare le patologie così come abbiamo fatto con il tifo e il colera.

QUI vi illustriamo la tecnica corretta per detergere le mani.

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