Ricerca rivela che ambienti poveri di opportunità stimolano maggiore altruismo rispetto a contesti ricchi di possibilità personali.
La nostra indole altruistica è innata oppure dipende dalle circostanze che attraversiamo? Si tratta di un interrogativo che solleva riflessioni profonde. Tuttavia, un recente studio scientifico ci invita a riflettere con maggiore sincerità: vivere in condizioni di limitata abbondanza potrebbe stimolare comportamenti più solidali.
Una ricerca apparsa su Nature Communications indica che la nostra propensione a sostenere il prossimo non rappresenta una caratteristica immutabile. Al contrario, appare fluttuare notevolmente secondo l’ecosistema che ci ospita. Quando viviamo circondati da numerose possibilità attraenti, la nostra attenzione si concentra maggiormente sui bisogni personali. Quando invece le opzioni favorevoli diminuiscono, emerge una tendenza all’altruismo sorprendentemente marcata.
Un risultato che offre spunti interessanti anche sul tessuto sociale contemporaneo.
La disponibilità all’aiuto cresce con la riduzione delle opzioni
La ricerca, realizzata dagli studiosi della University of Birmingham, ha esaminato oltre 500 individui attraverso tre prove distinte. Il principio era lineare ma significativo: verificare come si modifica l’inclinazione a supportare altri quando l’ambiente presenta numerose occasioni proficue o viceversa pochissime.
I volontari dovevano visionare un filmato sulla natura mentre sullo schermo apparivano chance per ricevere benefici. Potevano decidere se concentrarsi sui propri vantaggi oppure compiere un’azione fisica – come premere un dispositivo manuale – per produrre un beneficio destinato a una persona estranea.
A questo punto interviene la variazione ambientale. In alcuni scenari i benefici di valore elevato erano numerosi e facilmente raggiungibili: un contesto “abbondante”. In altri erano limitati e modesti: un contesto “scarso”. Nelle situazioni scarse la solidarietà cresceva in maniera evidente. Nelle situazioni abbondanti, invece, calava. In sintesi, quando ci troviamo davanti a una “vetrina” di possibilità allettanti per noi, siamo meno propensi a dedicare tempo agli altri. Quando invece le possibilità sono limitate, sostenere diventa un’opzione più frequente.
Il processo richiama quello riscontrato nel regno animale: in un territorio ricco di nutrimento si privilegiano solo le prede di qualità superiore, in uno più povero si accetta ciò che è disponibile. Anche noi, evidentemente, adottiamo una strategia analoga nelle dinamiche interpersonali. La professoressa Patricia Lockwood, coordinatrice della ricerca, ha chiarito che si tratta della prima evidenza solida dell’influenza ambientale sulle scelte prosociali. Un aspetto che frequentemente trascuriamo quando discutiamo di comportamenti solidali.
Il sacrificio implicito nei gesti di sostegno
Ogni azione generosa implica una cessione. Si parla di costo opportunità: se mi soffermo per dare una mano, a quale vantaggio sto rinunciando? L’indagine evidenzia che nei contesti scarsi questo sacrificio percepito risulta inferiore. Se le possibilità non sono particolarmente allettanti, sostenere costa meno. Nei contesti abbondanti, invece, rinunciare a un’occasione vantaggiosa per noi diventa più oneroso.
Attenzione tuttavia: i volontari hanno comunque manifestato una preferenza verso sé stessi. Il cosiddetto self-bias permane. Aiutare non è mai un atto completamente disinteressato. Il dottor Todd Vogel, autore principale della ricerca, evidenzia che comprendere l’impatto ambientale sulle nostre scelte risulta cruciale per interpretare il funzionamento delle collettività. Poiché i comportamenti di supporto non costituiscono un particolare secondario: rappresentano il fondamento della solidarietà comunitaria.
Rilevante anche l’incidenza delle variabili personali. Chi manifesta livelli superiori di empatia o orientamenti morali utilitaristici considera il sostegno come meno oneroso ed è più disposto a interrompere le proprie attività per assistere qualcun altro. Ansia e depressione, al contrario, non sembrano influire in modo rilevante.
E quindi l’interrogativo diventa inevitabile: in una realtà dove siamo incessantemente esposti a stimoli, opportunità, prospettive di successo e crescita personale, quanto margine rimane per la solidarietà spontanea? Forse la penuria non rappresenta soltanto una condizione materiale. È anche un atteggiamento mentale. E in determinate circostanze può dischiudere spazi di umanità inaspettati.
Fonte: Nature Communications