Studio mondiale identifica cinque profili di riposo che influenzano cervello, salute e benessere in modo diverso per ciascuno.
Basta con la vecchia distinzione tra “gufi” e “allodole”. Questa categorizzazione semplicistica è stata definitivamente superata dalla ricerca scientifica sul riposo notturno. Un’importante indagine a livello mondiale, che ha analizzato più di 27 mila individui, rivela come il nostro legame con il riposo sia decisamente più articolato, variegato e individuale di quanto si pensasse.
Non si tratta più di classificarci come persone diurne o serali, ma di comprendere quale specifico profilo rappresentiamo, poiché da questa distinzione derivano implicazioni per la salute fisica, l’equilibrio psicologico, le prestazioni cognitive e persino determinati rischi sanitari.
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La vecchia classificazione è ormai superata
Il termine fondamentale è cronotipo, cioè l’inclinazione biologica – principalmente ereditaria – che stabilisce quando preferiamo addormentarci, risvegliarci e rendere al meglio nell’arco delle 24 ore. Fino a questo momento lo consideravamo una semplice scelta soggettiva, ma gli studi evidenziano che alla base esistono processi neurologici complessi.
Per giungere a queste conclusioni, gli studiosi hanno esaminato due vasti database biomedici: uno del Regno Unito e uno degli Stati Uniti. Non si sono fermati al semplice questionario “quando vai a letto?”, ma hanno studiato immagini tridimensionali dell’encefalo, valutando il volume della sostanza grigia, l’integrità delle connessioni della sostanza bianca e l’interazione tra le diverse zone cerebrali.
Determinante è stato l’impiego dell’intelligenza artificiale, mediante un sistema statistico sofisticato in grado di correlare architettura cerebrale e abitudini giornaliere. Il risultato? L’identificazione di cinque categorie biologiche differenti, tre associate alla sera e due al mattino.
Non riguarda soltanto gli orari: entrano in gioco abitudini quotidiane, contesto ambientale, equilibrio ormonale e salute psicologica. In sostanza, il nostro riposo rivela molto più di quanto possiamo immaginare.
Le cinque categorie identificate
Il primo gruppo è il serale ad alto rendimento. Rappresenta il tipico individuo notturno che trova difficoltà a svegliarsi presto ma, quando è operativo, dimostra capacità mentali eccellenti. Presenta tempi di risposta veloci, ottime abilità logiche e una maggiore efficacia nei compiti impegnativi. A livello neurologico mostra zone collegate alle emozioni e alla concentrazione particolarmente pronunciate. Il lato negativo? Una maggiore difficoltà nel controllo emotivo e una propensione all’irritabilità.
Completamente differente è il serale fragile. In questo caso le ore notturne si associano a un profilo più delicato: questo gruppo risulta più esposto a disturbi depressivi, tabagismo, pressione alta e diabete. Nel loro encefalo si rileva una diminuzione generalizzata dell’integrità della sostanza bianca, come se le connessioni fossero meno efficienti. Non tutti i notturni, dunque, condividono le stesse caratteristiche.
Tra i profili diurni troviamo il mattutino in salute, quello che rappresenta il modello classico. Si alza presto, mantiene uno stile di vita più costante, consuma meno tabacco e alcol ed è raramente afflitto da gravi patologie. Generalmente possiede un livello di istruzione superiore e tende a esporsi meno ai pericoli.
Parallelamente emerge un profilo mattutino tipicamente femminile. Sono prevalentemente donne che, pur essendo mattiniere, manifestano una maggiore inclinazione a sintomi depressivi e alterazioni del ciclo mestruale. Dal punto di vista biologico, questo gruppo è collegato a concentrazioni più ridotte di testosterone e a una maggiore presenza di SHBG, una proteina che modula gli ormoni sessuali.
Infine c’è il serale tipicamente maschile, formato principalmente da uomini. È un profilo più propenso ai comportamenti rischiosi, con un consumo superiore di alcol e sigarette e una probabilità più elevata di sviluppare ipertensione e disturbi prostatici. In questo caso i livelli di testosterone risultano più alti, un elemento che sembra coerente con l’attitudine più impulsiva.
Perché questa ricerca ci riguarda direttamente
Questa diversità non rappresenta un difetto biologico. In termini evolutivi, avere membri attivi in fasce orarie differenti costituiva una tattica di sopravvivenza: in un gruppo primitivo, riposare contemporaneamente significava aumentare i rischi.
Attualmente, tuttavia, questa scoperta assume un’importanza fondamentale per il presente. Spiega perché l’approccio standardizzato alla salute, al lavoro e alla produttività spesso non funziona. Non operiamo tutti con gli stessi meccanismi, e costringerci in schemi che non ci corrispondono può comportare conseguenze.
La ricerca apre prospettive verso interventi più specifici e adeguati: dalla terapia della luce per alcuni notturni più vulnerabili, fino a programmi di sostegno ormonale o psicologico progettati individualmente. È un progresso significativo verso una medicina più personalizzata, ma anche verso una maggiore consapevolezza di noi stessi.
Probabilmente la vera questione, d’ora in avanti, non è più “sei diurno o notturno?”, ma che tipo di individuo sei quando riposi e quando sei attivo.
Fonte: Nature Communications