2026: quando il gossip diventa applauso al dominio maschile

Corona lancia indiscrezioni su Scotti e le assistenti televisive: la rete esplode ma la risposta collettiva rivela dinamiche più profonde

Da giorni circola una vicenda che sta infiammando i social network. Fabrizio Corona ha lanciato un’indiscrezione su Gerry Scotti: durante il suo programma Falsissimo, l’ex paparazzo ha dichiarato che il presentatore avrebbe intrattenuto rapporti sentimentali con tutte le assistenti di Passaparola, il noto quiz televisivo trasmesso dal 1999 al 2008. Una dichiarazione esplosiva che ha rapidamente trasformato il volto storico e rassicurante della TV italiana in un’icona per una consistente fetta del pubblico di sesso maschile.

Un campione. Qualcuno che “ha realizzato il sogno”, un “fenomeno”, insomma. Prove concrete? Nessuna. Probabilmente soltanto chiacchiere da corridoio, voci infondate. Eppure numerose persone ci hanno dato credito. E la questione rilevante? Nessuna indignazione è emersa.

Davvero possiamo ancora meravigliarci di qualcosa in questa nazione? Abbiamo assistito a ogni genere di situazione. Vicende giudiziarie, casi controversi, dibattiti infiniti. Personalità influenti sotto i riflettori, figure femminili relegate ai margini, approvazione sociale che persiste nonostante tutto. Questa trama la conosciamo perfettamente. L’abbiamo osservata riprodursi in televisione, sulla stampa, nelle aule giudiziarie, nei circoli sociali. Da sempre.

Nelle reazioni online scattano le ovazioni. La glorificazione. L’esaltazione collettiva. Il volto televisivo diventa emblema di una mascolinità che entusiasma principalmente gli uomini. L’età anagrafica? Irrilevante. L’aspetto esteriore? Particolare trascurabile. La morale? Quale morale? Il prestigio occupa ogni spazio e trionfa senza opposizione.

Quando la posizione sociale vince su tutto

Conosci quella percezione quando osservi una personalità affermata e rifletti: “In effetti possiede un certo magnetismo”? Funziona esattamente così. La psicologia delle relazioni sociali lo dimostra chiaramente. La posizione di prestigio negli uomini incrementa l’attrattiva riconosciuta anche quando le caratteristiche fisiche rimangono del tutto comuni.

Una ricerca del 2019 apparsa su Personality and Individual Differences lo documenta inequivocabilmente. Gli individui di sesso maschile con elevata posizione socioeconomica vengono valutati come più attraenti indipendentemente dall’avvenenza fisica. L’influenza si converte in qualcosa che genera interesse. Meritevole di considerazione. Appetibile. Questo meccanismo opera automaticamente: l’affermazione diventa equivalente di merito e la notorietà elimina ogni altra considerazione.

La questione scomoda: se i ruoli fossero invertiti?

Proviamo a capovolgere lo scenario momentaneamente. Immaginiamo una presentatrice televisiva ultrasessantenne. Affermata, conosciuta, presente quotidianamente nelle abitazioni italiane. Emerge un pettegolezzo secondo cui avrebbe intrattenuto relazioni con giovani collaboratori maschi del suo show. Ragazzi che successivamente hanno costruito carriere di successo. La risposta sarebbe identica? Le ovazioni? La celebrazione? Il concetto dell’astuzia premiata?

Difficilmente. Verosimilmente utilizzeremmo espressioni differenti. Più severe. Più critiche. L’età diverrebbe improvvisamente significativa. L’aspetto fisico ritornerebbe centrale. L’autorità invece di risultare affascinante diverrebbe discutibile, inappropriata. Inadeguata.

E soprattutto riaffiorerebbe il consueto stereotipo, resistente al cambiamento: “chissà quali favori ha concesso”. Un’espressione che grava come un peso esclusivamente sulle donne. Perché nel sistema patriarcale tradizionale, l’attività sessuale maschile costruisce reputazione, quella femminile la demolisce. L’uomo capitalizza. La donna si “svaluta”.

Questo ragionamento non intende colpevolizzare alcuno: verosimilmente il pettegolezzo virale di questi giorni è privo di fondamento reale, ma non è questo l’aspetto rilevante. La questione è differente.

Esaminiamo il nostro sistema di valori condiviso: quali narrazioni esaltiamo e quali condanniamo, come l’autorità maschile viene interpretata come elemento seducente, virile, quasi erotico. Mentre l’autorità femminile necessita sempre di elementi aggiuntivi per essere accettata. Deve presentarsi con bellezza, giovinezza, discrezione, maternità equilibrata. Mai eccessiva.

L’autorità pura in possesso di una donna genera tuttora disagio: viene percepita come pericolo, come elemento contrario all’ordine naturale. Ancora oggi, dopo generazioni, come qualcosa da deridere o respingere.

Bellezza richiesta (solo per una metà della popolazione)

E le figure femminili in questo racconto? Rimangono in secondo piano. Rafforzano la narrazione senza determinarla. Diventano lo sfondo che conferma: tutto procede regolarmente. Qui entriamo in un ambito significativo. La Harvard Kennedy School ha diffuso uno studio che esamina come gli standard estetici femminili servano a preservare le strutture gerarchiche sociali. L’avvenenza viene pretesa come condizione continua per ottenere riconoscimento sociale. Agli uomini invece viene permesso di accumulare autorità e affermazione anche con fisici appesantiti e capigliature diradate.

L’ineguaglianza è evidente. Gli uomini possono tranquillamente maturare, aumentare di peso, vestirsi senza particolare cura. Il loro valore cresce con i risultati professionali. Le donne devono mantenersi attraenti. Costantemente. In ogni circostanza. A prescindere dall’età. La medesima ricerca evidenzia un elemento degno di riflessione. Gli uomini reagiscono alla posizione sociale femminile in modalità completamente differente secondo l’avvenenza percepita. Una donna attraente e di successo? Estremamente desiderabile. Una donna affermata con bellezza “ordinaria”? Scarso interesse. Distacco emotivo immediato.

L’autorità maschile opera come un meccanismo ascendente. Maggiore prestigio, maggiore fascino, maggiore approvazione collettiva. L’autorità femminile funziona esclusivamente se sostenuta dall’estetica appropriata. Diversamente perde rilevanza. Si ridimensiona. Diventa impercettibile. O peggio ancora: diventa oggetto di ironia.

Questo chiarisce perché nel 2026 una personalità maschile influente viene ancora erotizzata e glorificata. Chiarisce perché la medesima dinamica con ruoli scambiati genererebbe disagio generale. Chiarisce perché l’approvazione popolare funziona unidirezionalmente. L’autorità maschile è seducente per definizione. L’autorità femminile deve ottenere autorizzazione.

Il pettegolezzo come indicatore culturale

Il pettegolezzo rivela molto oltre l’apparenza. Rivela cosa esaltiamo realmente, quali narrazioni continuiamo a validare, cosa consideriamo ordinario. Quando una personalità maschile nota viene descritta come desiderabile, il racconto si trasforma immediatamente in conferma di merito. Senza considerazioni etiche, anagrafiche o estetiche. Permane l’autorità al centro della scena.

Alla fine tutto viene assorbito. Sempre. Potremmo ritenere che nel 2026 il linguaggio sia evoluto, che siamo più vigili, più coscienti. E parzialmente corrisponde al vero. Le dinamiche profonde tuttavia rimangono sorprendentemente stabili. Lo schema si adatta, muta aspetto, abbassa il tono. La struttura permane intatta.

L’idolatria dell’autorità maschile vive nelle emozioni quotidiane: nella necessità di credere che l’affermazione renda superiori, nell’idea che determinate situazioni siano ordinarie. Che siano sempre esistite così. La ricerca scientifica ci supporta nel riconoscere questi schemi. A identificare i meccanismi automatici. A comprendere perché alcune narrazioni ci appaiono così spontanee anche quando percepiamo che qualcosa stona.

Ma forse dovremmo osservarci criticamente, riconoscere questi schemi nelle nostre reazioni istintive, nelle osservazioni che esprimiamo, nelle risate che ci sfuggono, nelle narrazioni che continuiamo a esaltare. Nel 2026 alcune storie funzionano perché parlano a emozioni che riconosciamo da sempre. Quelle che affermano che l’autorità vale oltre ogni cosa, che ci ripetono che determinate situazioni rappresentano la normalità perché “è sempre stato così”.

E forse è proprio lì che dovremmo iniziare a porre interrogativi differenti.

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