Venezia, biglietto d’accesso a 30 euro: la soluzione giusta?

Dal 2027 Venezia potrebbe introdurre un biglietto d'accesso fino a 30 euro per limitare gli arrivi giornalieri: pro e contro della misura.

Dopo tre anni di prove sul campo, il meccanismo che regola gli ingressi nella città lagunare è pronto a subire una trasformazione radicale. Dal 2027, la quota richiesta ai visitatori giornalieri diventerà una misura fissa e molto più onerosa, andando a sostituire le precedenti fasce comprese tra 5 e 10 euro che caratterizzavano il sistema partito nel 2024 – con importi variabili in base all’anticipo della prenotazione e un calendario esteso fino a 60 giorni nel 2026 – ormai giudicate poco efficaci nel frenare gli arrivi.

Il balzo del contributo d’ingresso fino a 30 euro

A rivelare questa novità è stato l’assessore al Bilancio e ai Tributi Michele Zuin, che ha dichiarato al Gazzettino come la finalità della giunta guidata dal sindaco Simone Venturini non sia quella di incrementare le entrate, ma piuttosto di limitare l’afflusso eccessivo nelle giornate più critiche, proteggendo così i cittadini residenti che ogni giorno affrontano i disagi di vivere in una città sempre più affollata. Le proposte al momento sul tavolo del governo e delle Camere parlano di un rincaro consistente: si è ipotizzato anche un tetto massimo di 50 euro, ma l’opzione che sta prendendo più corpo è quella di 30 euro a persona.

Una cifra pensata specificamente per disincentivare le visite lampo, quelle di poche ore che si concentrano soprattutto nei giorni più affollati – come ad esempio il 1° maggio – spingendo così i turisti a scegliere destinazioni diverse. In discussione c’è anche la possibilità di allungare il periodo coperto dal ticket, che oggi va da aprile a luglio ma che potrebbe includere pure marzo e settembre, una scelta che secondo l’assessore richiede grande cautela per non penalizzare i negozi e le attività della zona.

Anche la tassa di soggiorno è destinata a salire

Il piano dell’amministrazione veneziana non riguarda solamente i turisti di passaggio, gli unici tenuti a versare il contributo d’ingresso, dato che chi pernotta in città è già esentato in virtù della tassa di soggiorno che paga. Ed è proprio su questo secondo fronte che il Comune intende muoversi, cercando di uniformarsi ad altre città d’arte italiane come Milano, Napoli e Torino attraverso un aumento della tassa di soggiorno, con un massimo previsto tra 8 e 9 euro per gli albergo a 5 stelle.

Il capoluogo veneto rischia di restare accessibile solo ai più ricchi?

Resta però da chiarire se un biglietto d’ingresso di tale importo non porti con sé questioni delicate riguardo l’equità sociale di simili provvedimenti. Il pericolo reale è che il contrasto al turismo di massa trasformi la città in un privilegio riservato a pochi, escludendo di fatto le fasce meno abbienti. Basti pensare a un nucleo familiare di quattro persone: la sola spesa per i biglietti d’ingresso, unita ai costi degli alberghi, potrebbe rendere la visita quasi impossibile da sostenere economicamente. Ed ecco la domanda che più conta: siamo certi che proteggere la laguna significhi necessariamente renderla un luogo per pochi privilegiati, dimenticando che Venezia, ben prima di essere considerata un museo a cielo aperto o un caso di studio internazionale, appartiene a tutti noi?

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