Scopri le truffe estive più diffuse: prenotazioni fasulle, specchietto e furti in spiaggia. Ecco come riconoscerle e difenderti efficacemente.
Un residence inesistente, fotografie rubate da un vero appartamento e più di 120 turisti rimasti letteralmente senza tetto nel cuore della stagione balneare. È quanto accaduto pochi giorni fa a Cesenatico, un episodio che ha riportato sotto i riflettori un fenomeno tutt’altro che marginale, con numeri decisamente preoccupanti. Accade proprio in queste settimane, non solo sugli arenili italiani ma anche nelle conversazioni digitali di chi cerca ancora una sistemazione per agosto, dove operano organizzazioni criminali specializzate nel web, affiancate da malintenzionati di strada più tradizionali. Sorprendentemente, secondo quanto riferito dalla Polizia Postale, non sono gli over 60 le vittime principali, bensì i ragazzi tra i 18 e i 24 anni: la velocità con cui saltano da un’inserzione all’altra, unita a una minore predisposizione al controllo, li espone maggiormente ai raggiri legati alle prenotazioni.
L’alloggio fantasma
Lo schema si ripete sempre identico: un’inserzione pubblicata su un social network oppure su un sito clonato, una cifra sospettosamente vantaggiosa, la richiesta di un anticipo tramite bonifico o ricarica ancor prima di poter visionare la struttura di persona. Poi, il nulla. Nella vicenda del Residence Andrea a Cesenatico, come raccontato da Sky TG24, i malfattori avevano utilizzato scatti fotografici di un appartamento realmente esistente per rendere credibile l’annuncio: il risultato, oltre ai vacanzieri rimasti senza alloggio, è stato di più di cinquanta denunce sporte alle autorità. Quello di Cesenatico non è affatto un caso isolato: solamente per quanto riguarda le prenotazioni effettuate online, in Italia si registrano oltre 1,7 milioni di persone raggirate, dato emerso da una campagna informativa promossa dalla Polizia Postale.
Una cifra che trova conferma nel quadro più ampio delineato dal rapporto annuale della Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica: nel corso del 2024 sono stati gestiti 18.714 episodi, con un incremento del 15% rispetto ai 16.325 registrati l’anno prima, per un ammontare complessivo di 181 milioni di euro sottratti alle vittime, cifra che segna un aumento del 32% sui 137 milioni contabilizzati nel 2023. Il numero delle persone indagate, circa 3.500, è rimasto invece pressoché invariato: un indizio che suggerisce come dietro molte truffe si celino gli stessi soggetti, ormai strutturati in vere e proprie reti criminali. Lo confermano anche i dati diffusi dall’agenzia ANSA, che evidenzia anche un balzo del 20% delle frodi informatiche vere e proprie, salite a 48 milioni di euro. A rendere ancora più insidiosa la situazione, secondo la Polizia Postale, è arrivata negli ultimi tempi l’intelligenza artificiale generativa: gli annunci contraffatti, un tempo smascherabili grazie a errori di battitura ed immagini di scarsa qualità, oggi risultano praticamente indistinguibili da quelli autentici. “Bisogna trasformare la prudenza in un’abitudine quotidiana”, ha affermato il direttore della Polizia Postale Ivano Gabrielli, che elenca tre campanelli d’allarme tipici: un prezzo eccessivamente conveniente, un proprietario che insiste per concludere velocemente l’affare, la richiesta di pagare al di fuori dei circuiti ufficiali delle piattaforme.
I pericoli nascosti tra ombrelloni e parcheggi
Al di là delle frodi digitali, esistono trappole più datate ma altrettanto redditizie, disseminate tra spiagge e parcheggi. Il furto camuffato da richiesta di sorveglianza degli effetti personali continua a mietere vittime, così come i parcheggiatori abusivi che pretendono una “quota di sicurezza” priva di qualsiasi validità legale. Lungo le arterie che conducono al litorale ritorna puntuale anche la truffa dello specchietto: un colpo secco contro la carrozzeria, un veicolo che si affianca, la richiesta di 50 o 100 euro in contanti per risolvere immediatamente la questione senza coinvolgere le compagnie assicurative. Si tratta a tutti gli effetti di una fattispecie di reato prevista dall’articolo 640 del Codice penale, e i Carabinieri suggeriscono un’unica reazione efficace: rimanere all’interno del veicolo, mantenere i finestrini chiusi e contattare immediatamente il 112, poiché la sola eventualità di un intervento delle forze dell’ordine è quasi sempre sufficiente a scoraggiare chi tenta il raggiro.
Non mancano poi insidie più sofisticate dal punto di vista tecnologico, come le reti Wi-Fi fasulle che riproducono il nome di uno stabilimento balneare per carpire dati bancari, oppure i codici QR manomessi applicati su menù e cartelli dei parcheggi. Esiste infine una versione estiva della truffa del falso parente, che non avviene sull’arenile ma al telefono: una domanda apparentemente banale come “quando arrivi al mare?” può bastare a convincere la vittima di parlare con un familiare o un amico, spingendola a rivelare inconsapevolmente nomi, luoghi e date che il malfattore sfrutterà poco dopo per richiedere denaro.