Sardegna e Unesco: guida completa ai riconoscimenti dell’isola

Nuraghi, Domus de Janas, canti e riserve naturali: scopri tutti i siti UNESCO della Sardegna con mappa e informazioni dettagliate.

Torri megalitiche millenarie, sepolture scavate nella roccia, canti ancestrali, feste sentite e paesaggi incontaminati: la Sardegna vanta numerosi titoli e riconoscimenti legati all’UNESCO.

Ma di preciso, quanti sono? Per rispondere occorre fare chiarezza. Non tutti questi riconoscimenti, infatti, rientrano nella stessa categoria: alcuni figurano nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, altri appartengono al Patrimonio culturale immateriale, mentre l’area di Tepilora, Rio Posada e Montalbo costituisce una Riserva della Biosfera UNESCO.

Va poi menzionato il caso specifico del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, legato per ragioni storiche allo sviluppo della rete internazionale dei geoparchi.

Scopriamo insieme quali sono i principali riconoscimenti UNESCO dell’isola e perché rivestono tanta importanza.

Su nuraxi di Barumini

Su Nuraxi di Barumini

Il primo sito sardo entrato ufficialmente a far parte della World Heritage List dell’UNESCO è stato Su Nuraxi di Barumini, inserito nell’elenco nel 1997.

Situato nella regione della Marmilla, nel cuore della Sardegna meridionale, viene considerato l’esempio più completo e significativo dell’architettura nuragica dell’isola.

Il complesso è dominato da un imponente nuraghe costituito da una torre centrale, che in origine superava i 18 metri d’altezza, circondata da quattro torri minori collegate tramite robuste cinta murarie. Attorno alla fortificazione si è sviluppato nel tempo un autentico villaggio di capanne.

Cosa sono i nuraghi

I nuraghi sono edifici megalitici tipici esclusivamente della Sardegna, diffusisi principalmente durante l’Età del Bronzo.

Presentano solitamente forma di torri tronco-coniche realizzate con enormi blocchi di pietra, e includono ambienti interni coperti grazie alla tecnica costruttiva della falsa cupola.

La funzione precisa di queste strutture resta ancora argomento di studio, ma è certo che abbiano svolto un ruolo cruciale nell’organizzazione sociale, politica e territoriale delle popolazioni nuragiche. Su Nuraxi costituisce uno degli esempi più eccezionali di questa civiltà e racconta l’evoluzione della società sarda preistorica lungo diversi secoli.

Le domus de janas, patrimonio dell’umanità dal 2025

unesco domus janas

@Canva

Il più recente titolo UNESCO conquistato dalla Sardegna risale al 2025, anno in cui la Tradizione funeraria nella preistoria della Sardegna – Le Domus de Janas è stata inclusa nella Lista del Patrimonio Mondiale.

Si tratta di un bene seriale composto da numerosi siti archeologici sparsi nell’isola, accomunati dalla presenza delle tipiche tombe scavate direttamente nella roccia, note in lingua sarda come Domus de Janas, ovvero “case delle fate”.

Costruite prevalentemente tra il V e il III millennio a.C., queste sepolture consentono di ricostruire credenze religiose, riti funebri e persino alcuni aspetti della quotidianità delle antiche comunità sarde.

Numerose tombe riproducono infatti nella struttura architettonica e negli ornamenti elementi tipici delle abitazioni dei viventi, trasformando così simbolicamente il sepolcro in una sorta di dimora destinata al defunto.

In tutta l’isola sono state catalogate migliaia di Domus de Janas, ma il riconoscimento UNESCO interessa una selezione di complessi particolarmente significativi.

Tra le località interessate rientrano, fra le altre, Alghero, Putifigari, Ossi, Porto Torres, Bonorva, Villaperuccio e Goni.

Con l’iscrizione avvenuta nel 2025, la Sardegna vanta quindi due beni ufficialmente inclusi nella World Heritage List UNESCO: Su Nuraxi di Barumini e la tradizione funeraria delle Domus de Janas.

Il canto a tenore

Non tutti i riconoscimenti UNESCO riguardano monumenti o luoghi fisici. Alcune usanze vengono infatti tutelate come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Fra le più rilevanti dell’isola troviamo il Canto a Tenore, particolare forma di canto polifonico strettamente connessa alla cultura pastorale sarda.

Viene eseguito tradizionalmente da quattro uomini disposti in cerchio e prevede quattro voci distinte: boche, mesu boche, contra e bassu. Sono soprattutto le voci più basse e profonde, bassu e contra, a donare al canto quel caratteristico timbro gutturale che lo rende subito riconoscibile.

Il repertorio spazia tra poesie, testi legati alla vita pastorale e melodie pensate per accompagnare le danze. Il Canto a Tenore venne proclamato dall’UNESCO nel 2005 tra i Capolavori del patrimonio orale e immateriale dell’umanità e, con l’evolversi del sistema di tutela UNESCO, nel 2008 è confluito nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

I candelieri di Sassari

Candelieri di Sassari

Un ulteriore riconoscimento riguarda una fra le celebrazioni più sentite e partecipate dell’isola: la Faradda di li Candareri, meglio conosciuta come Discesa dei Candelieri di Sassari.

Dal 2013 rientra nel patrimonio culturale immateriale UNESCO, all’interno del riconoscimento collettivo dedicato alle Feste delle grandi macchine a spalla italiane.

Questa rete riunisce diverse celebrazioni italiane accomunate dal trasporto processionale di grandi strutture votive.

A Sassari la festa si tiene tradizionalmente il 14 agosto, alla vigilia dell’Assunzione di Maria.

Protagonisti sono i Gremi, antiche corporazioni cittadine di arti e mestieri, che portano lungo le vie del centro storico grandi colonne lignee decorate, i Candelieri. Il corteo è accompagnato da musica e dalla tipica danza dei ceri, che procedono tra la folla fino a raggiungere la chiesa di Santa Maria di Betlem.

Più che una semplice celebrazione religiosa, la Faradda rappresenta un momento essenziale dell’identità collettiva sassarese, tramandato di generazione in generazione.

Tepilora, Rio Posada e Montalbo

Nel 2017 un’altra area della Sardegna ha ottenuto un significativo riconoscimento UNESCO: Tepilora, Rio Posada e Montalbo è entrata a far parte della rete mondiale delle Riserve della Biosfera del programma MAB, Man and the Biosphere.

La zona si trova nella Sardegna centro-orientale e si estende per oltre 140.000 ettari, comprendendo ambienti montani interni, pianure, corsi d’acqua e tratti costieri. La Riserva racchiude territori dotati di una biodiversità notevole e di un legame ancora molto stretto tra le popolazioni locali e l’ambiente naturale.

L’obiettivo delle Riserve della Biosfera non si limita alla tutela della natura, ma punta a sperimentare modelli di sviluppo in cui conservazione ambientale, attività economiche e presenza umana possano coesistere in modo sostenibile. Per chi ama la natura, il territorio offre boschi, rilievi montuosi, zone umide, fiumi e numerosi sentieri da percorrere.

Il parco geominerario storico e ambientale della Sardegna

Un caso a sé è rappresentato dal Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, che custodisce un patrimonio vastissimo legato alla storia mineraria e geologica dell’isola.

Il progetto ottenne, verso la fine degli anni Novanta, un riconoscimento importante nell’ambito delle iniziative internazionali che avrebbero poi favorito lo sviluppo delle reti dei geoparchi.

Il territorio include antiche miniere, villaggi minerari, impianti industriali, gallerie sotterranee e paesaggi plasmati da secoli di attività estrattiva, in particolare nelle zone del Sulcis-Iglesiente-Guspinese, ma anche in altre parti della Sardegna.

È fondamentale però non confonderlo con i due siti sardi presenti nella World Heritage List. Il legame del Parco Geominerario con l’UNESCO appartiene infatti alla storia dei programmi dedicati ai geoparchi, e va quindi considerato separatamente rispetto agli attuali Patrimoni dell’Umanità propriamente detti.

Quanti sono dunque i riconoscimenti unesco della Sardegna?

mappa patrimoni unesco

La risposta dipende da cosa si intende con l’espressione “patrimonio UNESCO”.

In senso stretto, considerando cioè unicamente la Lista del Patrimonio Mondiale, la Sardegna vanta oggi due siti UNESCO:

  • Su Nuraxi di Barumini, dal 1997;
  • Tradizione funeraria nella preistoria della Sardegna – Le Domus de Janas, dal 2025.

Ampliando invece lo sguardo alle principali designazioni UNESCO presenti sull’isola, si aggiungono anche:

  • il Canto a Tenore, Patrimonio culturale immateriale;
  • i Candelieri di Sassari, parte delle Feste delle grandi macchine a spalla italiane;
  • Tepilora, Rio Posada e Montalbo, Riserva della Biosfera.

A questi elenchi viene spesso associato anche il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, per il suo storico legame con le iniziative UNESCO dedicate alla valorizzazione del patrimonio geologico.

Un patrimonio che narra migliaia di anni di storia

Ciò che rende speciali i riconoscimenti UNESCO della Sardegna è soprattutto la loro straordinaria varietà. Le Domus de Janas riportano indietro fino alle comunità neolitiche, Su Nuraxi racconta la sorprendente civiltà nuragica, mentre il Canto a Tenore e i Candelieri dimostrano come un patrimonio possa restare vivo e venire trasmesso attraverso voci, rituali e tradizioni condivise. Tepilora, infine, testimonia il valore di un paesaggio dove natura e attività umane continuano a convivere in armonia.

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