Samotracia, l’isola greca segreta con vasche scavate nella roccia

Scopri le vathres di Samotracia: piscine naturali nel granito, acque gelide e oltre cento pozze tra le montagne dell'isola greca.

Il torrente più famoso dell’isola porta il nome di Fonias, che in lingua greca significa assassino. Non si tratta di una scelta puramente evocativa: quando le precipitazioni si fanno intense, la portata del corso d’acqua aumenta rapidamente e la corrente travolge tutto ciò che incontra sul suo cammino. È un dettaglio che chiunque decida di raggiungere Samotracia per ammirare le vathres, le rinomate piscine scavate dalla natura, dovrebbe conoscere. Samotracia sorge nel Mar Egeo settentrionale, a breve distanza dalle coste turche, e non dispone di un aeroporto: l’unico modo per raggiungerla è via mare, con il traghetto. Il monte Saos, la cui vetta Fengari raggiunge i 1.611 metri di altitudine, occupa la quasi totalità del territorio insulare, rendendola un’eccezione rispetto alle altre isole greche. Le coste esistono, sebbene siano caratterizzate da ghiaia e vento costante. Ciò che attira davvero i visitatori si trova più in quota, tra i canyon scavati nella montagna.

Un centinaio di vasche in una roccia antica quanto il mare

Le vathres sono conche naturali che i corsi d’acqua hanno modellato nella pietra nel corso di millenni. Secondo quanto riportato dal sito locale InSamothraki, l’isola ne custodisce più di cento esemplari: tra i circa sessanta torrenti presenti, tredici hanno origine tra i mille e i 1.100 metri di quota, mentre a quota 700 circa i rami minori si uniscono dando vita ai canyon.

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Un aspetto che spesso le guide turistiche non riportano correttamente riguarda la composizione geologica. Una ricerca pubblicata sulla rivista Water da un team dell’Istituto ellenico di ricerca marina ha analizzato la struttura del terreno: il 31% della superficie è costituito da un complesso ofiolitico risalente al Giurassico superiore (gabbri, colate laviche basaltiche, lave a cuscino), mentre il 26% appartiene a un plutone granitico di età miocenica. Le formazioni vulcaniche vere e proprie occupano soltanto l’8% del territorio e si trovano ai margini dell’isola. Le vathres, dunque, sono principalmente incise nel granito e in porzioni di fondale oceanico emerso. La stessa ricerca chiarisce anche il motivo per cui l’acqua sia sempre presente: il rapporto di rilievo dei torrenti raggiunge in media 0,20, un valore molto elevato che indica come i corsi d’acqua precipitino verso il mare anziché scorrere attraverso pianure. Le rocce di origine magmatica, essendo scarsamente permeabili, trattengono i liquidi in falde superficiali che alimentano sorgenti costanti nel tempo. L’Istituto geologico ellenico ne ha catalogate 42 fredde e due termali, e proprio da queste ultime deriva il nome del villaggio di Therma.

Ubicazione e costi per raggiungere le piscine

Le vathres più visitate si trovano nella zona settentrionale, lungo i corsi del Fonias, del Platia (noto anche come Gria Vathra), del Tsivdogiannis e del Kardelis, tutti facilmente raggiungibili da Therma. Le prime vasche si possono raggiungere con venti o trenta minuti di camminata, e nei mesi di luglio e agosto risultano particolarmente affollate. La salita richiede impegno fisico, calzature appropriate e un minimo di esperienza escursionistica, anche se generalmente oltre la prima cascata la folla diminuisce sensibilmente. I sentieri, nella maggior parte dei casi, sono privi di segnaletica: per questo motivo avventurarsi da soli senza conoscere il percorso non rappresenta affatto una scelta prudente.

vathres samotracia

Esiste una regola valida ovunque, più importante di quanto possa sembrare: è vietato l’uso di crema solare e sapone, anche se biologici. Queste acque costituiscono l’ecosistema naturale dell’isola, non una comune piscina. Il monte Fengari insieme alla fascia costiera formano una zona di protezione speciale appartenente alla rete Natura 2000, codice GR1110012, un’area di 209 chilometri quadrati di cui il 27% marino, che ospita 58 specie protette dalle normative europee. L’isola accoglie inoltre una piattaforma di ricerca ecologica di lungo periodo ed è candidata a diventare riserva della biosfera nell’ambito del programma MAB dell’Unesco, una candidatura ancora in corso che pertanto non rappresenta ancora un riconoscimento ufficiale.

L’isola dove ci si immergeva già duemilacinquecento anni fa

Nei pressi di Palaiopoli, sul versante settentrionale, sono ancora visibili le terrazze del Santuario dei Grandi Dei. La documentazione del Ministero della Cultura greco attesta l’esistenza di un culto misterico attivo dal VII secolo a.C. fino alla fine del IV secolo d.C., accessibile a chiunque desiderasse essere iniziato, senza distinzioni tra uomini e donne, persone libere e schiave, greci e stranieri. Proprio in questo luogo fu rinvenuta nel 1863 la celebre statua della Nike, oggi collocata in cima allo scalone Daru del Museo del Louvre.

Palaiopoli

L’aneddoto più conosciuto viene tramandato da Plutarco all’inizio della sua Vita di Alessandro: si racconta che Filippo II si innamorò di Olimpiade proprio durante la loro iniziazione ai misteri di Samotracia. Si tratta di una testimonianza scritta quattro secoli dopo gli avvenimenti narrati, formulata con quel tono dubitativo che Plutarco adotta frequentemente, e gli studiosi la considerano per ciò che effettivamente è: un racconto tramandato, non un documento storico verificabile.

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