Percorrere a piedi da Bologna a San Luca: storia, sport e spiritualità lungo il portico più lungo del mondo fino al celebre Santuario.
Esistono camminate che trascendono la semplice attività fisica, trasformandosi in autentici percorsi dell’anima. Raggiungere il Santuario di San Luca partendo dal cuore di Bologna rappresenta proprio questo: un itinerario che intreccia patrimonio culturale, spiritualità, attività fisica e senso di appartenenza lungo quasi quattro chilometri di arcate continue, record mondiale assoluto.
Il nostro punto di partenza è stato Piazza Maggiore, l’epicentro della vita cittadina. Da lì ci siamo incamminati attraverso via d’Azeglio, tra negozi storici e architetture antiche, proseguendo lungo via Saragozza fino a raggiungere Porta Saragozza. Proprio in questo punto lo scenario muta radicalmente: di fronte a noi si è materializzato l’impressionante corridoio architettonico che sale verso il colle della Guardia.

@RebeccaManzi/GreenMe
Indice
Gli archi di San Luca: cifre, mito e fascino
Il Portico di San Luca si estende per 3,796 km e comprende 666 arcate, una cifra che da sempre alimenta interpretazioni simboliche. La tradizione popolare vuole che rappresentino il serpente del male, vinto dalla Vergine venerata nel Santuario. Leggenda o realtà, percorrere questa successione impeccabile di volte color terra di Siena è un’esperienza magnetica.
Dal tratto iniziale pianeggiante fino all’Arco del Meloncello, splendida costruzione settecentesca, la pendenza rimane moderata. Poi cominciano i 489 gradini e un dislivello di circa 215 metri. L’inclinazione diventa impegnativa, ma ognuno può procedere al proprio passo: alcuni salgono in meditazione, altri conversando, altri ancora correndo ripetutamente per l’allenamento quotidiano. Si tratta di un percorso protetto, pavimentato e percorribile in ogni stagione. D’estate garantisce fresco, con la pioggia diventa un rifugio. La stagione primaverile rimane la più consigliata, quando le colline si tingono di verde brillante e l’atmosfera è cristallina.

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Tra pallone e bicicletta: il Dall’Ara e la mitica curva delle orfanelle
Tra gli aspetti più toccanti – per me appassionata di calcio – c’è la panoramica dall’alto del magnifico Stadio Renato Dall’Ara, tempio del Bologna. A mio avviso rappresenta l’impianto più affascinante d’Italia. E dalla metà della salita si gode uno panorama straordinario che fonde tifo sportivo e musica, essendo da anni palcoscenico di importanti eventi musicali estivi.
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Ma se esiste uno sport che prediligo ancora più del calcio è il ciclismo, che seguo con entusiasmo fin dall’infanzia. E la rampa di San Luca per me, come per i bolognesi e gli appassionati delle due ruote, evoca immediatamente una cosa: Giro dell’Emilia. Qui infatti culmina annualmente questa prestigiosa classica ciclistica, con cinque ascese conclusive che decimano il plotone.
Negli ultimi chilometri, su un anello di 9 km, le pendenze raggiungono il 18% alla Curva delle Orfanelle: un muro che separa i campioni dai gregari. È su questa rampa – come testimoniano le innumerevoli dediche a Pantani, ma anche a Pogacar e ai recenti fenomeni ciclistici – che si sono consumate le più memorabili vittorie, tra folla festante e sofferenza atletica. Vedere dal vivo quanto sia impegnativa e immaginare che proprio lì scattano in piedi sui pedali per “attaccare” è qualcosa di profondamente emozionante che conservo ancora oggi.

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La meta: il Santuario della Madonna di San Luca
Quando siamo emersi sulla spianata, il panorama ci ha compensato per ogni gradino percorso. Bologna appariva distesa sotto di noi, con una veduta spettacolare sui colli bolognesi e sulle coperture rosse del nucleo antico. E poi c’è il grande tesoro, ciò che attrae annualmente migliaia di fedeli: il Santuario della Madonna di San Luca.

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Inaugurato nel XVIII secolo, è un luogo che più di qualsiasi altro caratterizza il profilo e l’identità di Bologna. Posizionato sul Colle della Guardia, a circa 280 metri sul livello del mare, sovrasta la città ed è riconoscibile da grande distanza, persino dall’autostrada. Le radici del Santuario risalgono al 1194, quando Angelica Bonfantini cedette il terreno per edificare una chiesa destinata a proteggere l’icona della Vergine con Bambino, conosciuta come Madonna nera. Secondo la tradizione, l’immagine sarebbe stata realizzata direttamente dall’evangelista Luca: una narrazione che ha amplificato la venerazione.

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Fondamentale fu il cosiddetto prodigio della pioggia nel XV secolo: durante un periodo di acquazzoni continui che compromettevano i raccolti, l’icona venne trasportata in corteo fino in città. Le precipitazioni terminarono e l’episodio rafforzò la devozione collettiva. Ancora oggi la Madonna discende in processione verso la Cattedrale di San Pietro, preservando vivo un cerimoniale profondamente radicato nei bolognesi. L’aspetto barocco attuale del Santuario deriva dai lavori del XVII e XVIII secolo, in particolare all’opera dell’architetto Carlo Dotti, che ne definì la forma equilibrata e imponente.
Cosa ammirare all’interno del Santuario
Oltrepassata l’entrata, l’attenzione viene immediatamente attratta dalla pianta ellittica dell’edificio, soluzione architettonica che genera un senso di dinamismo e maestosità. La grande cupola centrale diffonde la luce naturale, rischiarando l’interno con un risultato teatrale.
Il fulcro della basilica è l’altare maggiore, dove è conservata la celebre icona della Madonna col Bambino. Dal presbiterio si può contemplare la tavola in tutta la sua forza: un’immagine essenziale ma densa di valore spirituale. Nelle cappelle laterali si scoprono opere di notevole pregio artistico realizzate da maestri come Guido Reni, il Guercino e Donato Creti. Tele e decorazioni narrano episodi sacri con uno stile che combina emozione e eleganza, rendendo la visita affascinante anche per chi non è particolarmente devoto.

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Per tutte queste ragioni, visitare il Santuario di San Luca e percorrere a piedi il portico più esteso del pianeta non è semplicemente una destinazione turistica: è un’esperienza che fonde arte, fede e natura, capace di sintetizzare Bologna in un’unica prospettiva. Un’esperienza che chiunque apprezzi camminare – o pedalare, per i più preparati – dovrebbe vivere almeno una volta nell’esistenza.