Scopri il portico più lungo del mondo a Bologna: quasi 4 km tra storia, leggende e panorami fino al Santuario di San Luca.
Esiste un cammino coperto che si snoda attraverso Bologna e sale fino alle colline, snodandosi tra centinaia di arcate, panorami mozzafiato e secoli di storia racchiusi in ogni pietra. Stiamo parlando del portico di San Luca, una struttura senza eguali al mondo che regala ai visitatori una passeggiata indimenticabile. Esistono mete che meritano di essere scoperte almeno una volta nell’esistenza, capaci di rendere straordinaria anche la più semplice delle camminate. A Bologna si può percorrere un itinerario di quasi quattro chilometri restando sempre protetti da un tetto di archi. Il cammino parte dal cuore cittadino, attraversa centinaia di arcate e conduce infine a un santuario che domina le colline circostanti.
Non si tratta di un portico qualunque: è il più lungo esistente sul pianeta, un primato che appartiene all’Italia grazie al Portico di San Luca, autentico emblema del capoluogo emiliano.

Con un’estensione di 3.796 metri, questo straordinario tracciato architettonico unisce la zona di Porta Saragozza con il Santuario della Madonna di San Luca, posto sul Colle della Guardia. Un cammino che racconta oltre trecento anni di vicende storiche e che oggi costituisce uno dei metodi più affascinanti per esplorare Bologna, allontanandosi dalle vie più trafficate del centro città.
Indice
Dove si trova e come affrontare il portico più lungo del pianeta
Il portico di San Luca si estende a Bologna, in Emilia-Romagna, prendendo avvio dall’Arco Bonaccorsi, vicino a Porta Saragozza. Da questo punto inizia un percorso che muta progressivamente fisionomia: dapprima pianeggiante, segue via Saragozza per circa un chilometro e mezzo, per poi iniziare la risalita verso le alture.
Tra i punti più distintivi spicca l’Arco del Meloncello, un raffinato passaggio sopraelevato che scavalca la strada e segna l’avvio del tratto collinare. Costruito nel Settecento su disegno di Carlo Francesco Dotti, rappresenta uno dei luoghi più immortalati dell’intero tracciato.
Superato questo punto, la camminata diventa più faticosa. Il portico continua a salire, alternando rampe e scalinate, mentre il tessuto urbano cede gradualmente il posto al verde delle colline bolognesi. Il traguardo finale è il Santuario della Madonna di San Luca, che si erge su Bologna dalla sommità del Colle della Guardia. Raggiunta la vetta, oltre alla gratificazione di aver completato l’impresa, si può godere di una vista mozzafiato sulla città e sul paesaggio collinare circostante.
Non è necessario essere camminatori allenati, tuttavia conviene calzare scarpe comode e portare con sé acqua a sufficienza, soprattutto durante la stagione calda. Per chi preferisce rinunciare alla salita a piedi, esistono alternative per raggiungere il santuario, incluso il trenino turistico San Luca Express.
La storia e il mistero del numero 666 nascosto tra gli archi

Una delle curiosità più intriganti riguarda il conteggio delle arcate. Tradizionalmente si parla di 666 archi, sebbene il dato non sia univoco: alcune fonti ufficiali ne riportano 664 e lo stesso Comune di Bologna chiarisce che la cifra esatta varia a seconda dei criteri adottati per il calcolo.
Ma da dove nasce questo numero specifico? Secondo una leggenda popolare, non si tratterebbe di un caso. Nella tradizione cristiana il 666 viene associato alle forze oscure, mentre l’andamento sinuoso del portico richiamerebbe le sembianze di un serpente che si inerpica sulla collina.
Il santuario, collocato al termine del percorso, simboleggerebbe la vittoria della Madonna sul serpente stesso. Si tratta ovviamente di un’interpretazione folkloristica, che però contribuisce a rendere ancora più suggestiva un’opera già notevole sotto il profilo architettonico. I lavori di costruzione presero avvio nel 1674, con lo scopo di riparare fedeli e processioni religiose dalle condizioni meteorologiche avverse. Per giungere al santuario, infatti, i pellegrini dovevano percorrere un tragitto lungo e in parte scosceso, esposti spesso alla pioggia battente o al sole cocente.
L’opera venne completata nell’arco di diversi decenni, trasformandosi col tempo non solo in un collegamento di natura religiosa, ma anche in un elemento imprescindibile dell’identità cittadina bolognese.
I portici bolognesi, patrimonio dell’umanità: cosa li rende unici
Il primato detenuto da San Luca non rappresenta l’unica ragione della fama mondiale che circonda Bologna per i suoi portici.
Nell’intera città se ne contano ben 62 chilometri complessivi, dei quali circa 42 situati nel centro storico. Una rete articolata di passaggi coperti che, da secoli, consente agli abitanti di spostarsi, incontrarsi, lavorare e vivere gli spazi comuni al riparo da sole e pioggia.
Nel 2021 i Portici di Bologna hanno ottenuto il riconoscimento di Patrimonio Mondiale dell’Umanità da parte dell’UNESCO. Il titolo coinvolge 12 gruppi di portici selezionati per il loro pregio storico, architettonico e sociale, tra i quali figura anche quello di San Luca.
La loro peculiarità non risiede unicamente nella bellezza estetica delle costruzioni, ma soprattutto nella funzione che continuano a esercitare quotidianamente.
Fin dal Medioevo, i portici hanno costituito un punto d’incontro tra la sfera privata delle abitazioni e quella pubblica delle strade cittadine. Ancora oggi accolgono negozi, attività commerciali e luoghi di socialità, rendendo Bologna una città particolarmente gradevole da scoprire camminando.
Un esempio di architettura che, ben prima che si iniziasse a discutere di mobilità sostenibile, aveva già individuato una soluzione intelligente per rendere gli spostamenti a piedi più agevoli in qualsiasi stagione dell’anno.
Consigli pratici per percorrere il portico di San Luca
Chi ha in programma una visita a Bologna dovrebbe considerare la percorrenza di almeno un tratto del portico di San Luca come un’esperienza imperdibile da inserire nel proprio itinerario.
Il suggerimento è iniziare da Porta Saragozza e attraversare il portico con calma, osservando i particolari delle arcate e sostando all’Arco del Meloncello.
Il primo tratto si presta anche a chi cerca una passeggiata rilassante, mentre il segmento finale richiede uno sforzo fisico maggiore. Durante l’estate conviene affrontarlo nelle ore mattutine o nel tardo pomeriggio, evitando il caldo più intenso della giornata.
Il portico garantisce una protezione preziosa lungo la maggior parte del tragitto, ma ciò non toglie che la salita richieda comunque impegno fisico, specialmente con temperature elevate.
Giunti al santuario, vale la pena fermarsi qualche istante per ammirare la vista panoramica sulla città, prima di decidere se ritornare percorrendo nuovamente lo stesso cammino.
Il pregio di questo percorso sta nel fatto che non necessita di biglietti né prenotazioni: si tratta di una camminata pubblica aperta a tutti, che permette di scoprire uno dei patrimoni architettonici più singolari del nostro Paese. E forse è proprio in questo che risiede il suo fascino autentico. Il portico più lungo del mondo non è un semplice monumento da ammirare a distanza, ma uno spazio da vivere, attraversare e condividere, proprio come fanno i bolognesi da generazioni intere.