A Santa Fiora, sul Monte Amiata, una sorgente scorre sotto una chiesa tra capolavori rinascimentali e la leggenda di un drago.
In Toscana esiste un paese dove è sufficiente varcare la soglia di una piccola chiesa per rendersi conto che, proprio sotto i piedi, scorre l’acqua di una sorgente. Non si tratta di un’immagine poetica: a Santa Fiora, sul lato grossetano del Monte Amiata, alcune porzioni di pavimento realizzate in vetro permettono di osservare ciò che si cela sotto l’edificio, tra antiche strutture murarie e le acque che alimentano il fiume Fiora.
È solo una delle curiosità che rendono affascinante questo borgo medievale, incluso nell’elenco dei Borghi più belli d’Italia e insignito della Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano.
Santa Fiora sorge a circa 700 metri sul livello del mare, immersa in un paesaggio dominato da castagneti secolari e dai boschi che ricoprono l’antico vulcano amiatino. Il nucleo storico è compatto e perfettamente percorribile a piedi, grazie a un intreccio di vicoli che uniscono tre antichi quartieri, i cosiddetti terzieri: Castello, Borgo e Montecatino.
Ma più delle dimensioni contenute, ciò che colpisce è la densità di racconti custoditi in così pochi chilometri quadrati: dalle sorgenti sotterranee alle vecchie miniere di mercurio, fino a un convento dove si conserva quello che per generazioni è stato ritenuto il teschio di un drago.
Indice
La peschiera storica del borgo

Il punto di partenza ideale è la Peschiera, situata nella parte più bassa del paese. Si tratta di un ampio bacino d’acqua circondato da alberi secolari ed edifici storici, un tempo parte integrante del sistema di giardini legati alla famiglia Sforza, antica signoria di Santa Fiora.
La vasca risale al periodo rinascimentale e viene alimentata dalle acque sorgive del territorio circostante. Oggi rappresenta uno degli scorci più fotografati del borgo: la superficie dell’acqua riflette la vegetazione e le costruzioni che la circondano, mentre il parco pubblico adiacente consente di passeggiare tutto intorno allo specchio d’acqua.
Il suo valore, però, non è soltanto estetico. Per secoli l’abbondanza idrica ha influenzato profondamente l’economia e la vita quotidiana di Santa Fiora, favorendo lo sviluppo di attività artigianali, mulini e sistemi di approvvigionamento alimentati dalle sorgenti del Monte Amiata. Accanto alla Peschiera si trova anche l’Orto del Custode, parte integrante di questo complesso storico e naturalistico.
La chiesa dove si cammina sopra le sorgenti

A pochi metri dalla Peschiera si trova uno dei luoghi più singolari di Santa Fiora: la chiesa della Madonna delle Nevi, chiamata anche chiesetta della Piscina.
Ad un primo sguardo appare come un semplice edificio religioso, impreziosito da affreschi interni. Ma la vera sorpresa si scopre guardando verso il basso: durante gli interventi di restauro sono emerse, sotto il pavimento, strutture antichissime, tra cui una via lastricata, resti di canalizzazioni idrauliche e tracce di edifici probabilmente destinati alla lavorazione dell’acqua.
Per questo alcune sezioni del pavimento sono state realizzate in vetro, in modo da permettere ai visitatori di osservare direttamente questi reperti archeologici e le acque sorgive che scorrono sotto la chiesa.
È un particolare che spiega, meglio di qualunque descrizione, il legame profondo tra Santa Fiora e il suo territorio. In questo borgo l’acqua non è semplicemente un elemento paesaggistico: attraversa letteralmente la storia del paese.
Un patrimonio d’arte firmato Andrea della Robbia

Dal quartiere di Montecatino, sede della Peschiera, si può risalire verso il centro storico attraversando il terziere Borgo fino a raggiungere quello di Castello, la zona più antica del paese. Qui merita assolutamente una visita la Pieve delle Sante Flora e Lucilla, documentata già a partire dal XII secolo.
L’esterno si presenta come quello di una tipica chiesa medievale, dall’aspetto sobrio e austero. L’interno, però, custodisce una delle raccolte più significative di terracotte invetriate realizzate da Andrea della Robbia.
Le opere risalgono alla seconda metà del Quattrocento e comprendono scene sacre, pale d’altare e decorazioni caratterizzate dai colori tipici e dalla particolare tecnica ceramica sviluppata dalla celebre famiglia fiorentina.
Secondo le fonti turistiche nazionali, questa raccolta sarebbe la più ampia al mondo di terrecotte robbiane conservata all’interno di un edificio religioso. Un primato poco noto, soprattutto se si considerano le modeste dimensioni del borgo.
Tra le opere che meritano particolare attenzione figurano il Battesimo di Gesù, la Madonna della Cintola e le scene della Resurrezione e dell’Ascensione che ornano il pulpito.
La leggenda del drago e il teschio misterioso

Una delle storie più curiose legate a Santa Fiora si svolge fuori dal centro abitato, nella frazione di Selva, dove sorge il convento della Santissima Trinità.
Secondo un’antica leggenda ambientata alla fine del Quattrocento, i boschi circostanti sarebbero stati infestati da un enorme serpente, descritto come una creatura mostruosa capace di terrorizzare gli abitanti del luogo.
A sconfiggerlo sarebbe stato il conte Guido Sforza, che avrebbe affrontato l’animale corpo a corpo, conservandone poi la testa come trofeo di guerra.
Il dettaglio più sorprendente è che all’interno del convento esiste davvero una teca contenente una porzione di cranio, a lungo associata al leggendario drago.
Naturalmente non si tratta della prova dell’esistenza di una creatura fantastica: gli studi condotti sul reperto lo hanno ricondotto a un coccodrillo. Resta però aperta la curiosità su come il cranio di un simile animale sia finito in questa zona montana della Toscana.
La leggenda continua a far parte della tradizione locale e trasforma il convento in una tappa insolita per chi desidera esplorare anche i dintorni del borgo.
Le antiche miniere di mercurio del Monte Amiata
Santa Fiora custodisce anche un’importante testimonianza del passato industriale dell’Amiata. Per molti decenni l’economia di questa montagna è stata strettamente legata all’estrazione del cinabro, il minerale da cui si ricava il mercurio. Un’attività che ha garantito lavoro a intere generazioni di abitanti, ma che ha comportato anche gravi rischi per la salute e l’ambiente.
Per approfondire questa parte della storia locale si può visitare il Museo delle Miniere di Mercurio del Monte Amiata, ospitato nel Palazzo Sforza Cesarini, in piazza Garibaldi.
Il percorso espositivo mostra strumenti di lavoro, documenti d’epoca, ricostruzioni fedeli e testimonianze dirette della vita dei minatori. Una sezione specifica è dedicata alle conseguenze dell’estrazione e della lavorazione del mercurio sulla salute dei lavoratori e alle lotte sindacali per migliorare le condizioni lavorative. È una visita che aggiunge una dimensione sociale al viaggio, aiutando a comprendere come il territorio abbia saputo reinventarsi dopo la chiusura delle attività minerarie.
Come organizzare una giornata a Santa Fiora

Per visitare il centro storico bastano poche ore, anche se vale la pena fermarsi più a lungo per esplorare anche i dintorni del borgo.
Un itinerario a piedi può partire da piazza Garibaldi, nel terziere di Castello, dove si trovano Palazzo Sforza Cesarini e il Museo delle Miniere di Mercurio. Da qui si raggiunge facilmente la Pieve delle Sante Flora e Lucilla, prima di scendere lungo le stradine del quartiere Borgo fino alla Peschiera e alla chiesa della Madonna delle Nevi.
Questo percorso permette di attraversare tutti e tre i terzieri storici, alternando edifici medievali, scorci panoramici e luoghi legati in modo profondo alla presenza dell’acqua.
Chi dispone di qualche ora in più può spingersi fino alla frazione di Selva per visitare il convento della Santissima Trinità, verificando preventivamente gli orari e le modalità di accesso.
Per gli amanti della natura, il territorio offre anche numerosi sentieri tra castagneti e boschi secolari, mentre in autunno è possibile abbinare le passeggiate alla scoperta dei prodotti tipici locali, come le castagne del Monte Amiata, i funghi porcini e le specialità della cucina montana.
Santa Fiora rappresenta inoltre una base ideale per un weekend più lungo: la sua posizione permette infatti di raggiungere facilmente altri borghi dell’Amiata, come Arcidosso, Castel del Piano e Seggiano, senza dover percorrere lunghe distanze in auto.
È un paese di piccole dimensioni, ma con una concentrazione sorprendente di luoghi da scoprire. Tra una sorgente nascosta sotto una chiesa, un’antica collezione d’arte rinascimentale e la leggenda di un drago, Santa Fiora offre molti più motivi per una visita di quanto le sue dimensioni possano suggerire.