Alla scoperta di Loro Ciuffenna, borgo aretino con il mulino ad acqua più antico della Toscana, ponti medievali e coltivazioni di giaggiolo.
Nel nostro peregrinare alla scoperta dei borghi più affascinanti d’Italia, questa volta abbiamo scelto di percorrere la suggestiva Via Setteponti per raggiungere un gioiello incastonato nel Valdarno Superiore, in Toscana: il paese di Lorociuffenna.

Fin dal nostro arrivo, l’origine del nome del borgo ha catturato la nostra curiosità: deriva infatti dalla fusione del termine latino laurus (alloro) con quello del torrente che divide in due l’abitato, il Ciuffenna, parola che trae origine dall’antico vocabolo romano Clufennius, le cui radici risalgono addirittura alla civiltà etrusca. Addentrandoci verso il cuore del paese, siamo rimasti colpiti dal perfetto equilibrio tra paesaggio naturale e opera dell’uomo, con il massiccio del Pratomagno che fa da sfondo e il corso dell’Arno che disegna l’orizzonte.

Il nostro percorso a piedi ha preso il via dallo spettacolare e vertiginoso ponte antico in pietra, una costruzione di origine romana poi rimaneggiata in epoca medievale, che con un’unica arcata slanciata supera la profonda gola scavata dal fiume. Proprio da questo punto, secoli fa, passava il tracciato originario della via consolare Cassia Vetus, la strada che collegava Arezzo a Fiesole prima di raggiungere la colonia di Firenze.

Un mulino di otto secoli fa e le vestigia del castello medievale
La sorpresa più interessante l’abbiamo scoperta affacciandoci su Piazza dello Scoglio, dove sorge il monumento più celebre della zona. Costruito su un affioramento roccioso proprio nel centro abitato intorno al 1100, si erge il vecchio mulino ad acqua di Lorociuffenna, considerato ufficialmente il più antico ancora funzionante di tutta la regione toscana.

Abbiamo osservato le pale muoversi spinte dalla forza del torrente, scoprendo che l’impianto viene ancora oggi utilizzato per la macinazione tradizionale delle castagne, prodotto simbolo di questa terra. Nelle immediate vicinanze si scorgono i resti della casermetta doganale e il pittoresco quartiere del Fondaccio, un insieme di case costruite sopra gli antichi magazzini dei mercanti medievali.

Risalendo tra i vicoli, siamo andati alla ricerca dei segni della imponente fortezza che un tempo proteggeva il territorio. La storia narra che il castello comparve per la prima volta in un documento d’archivio risalente al 1059, anno in cui i conti Guidi lo cedettero in sub-feudo a nobili del posto. Il dominio della famiglia rimase invariato fino al 1293, quando il Comune di Firenze sottrasse il controllo di queste terre ribelli per inglobarle nei propri territori, dando in seguito origine agli statuti comunali del 1462. Buona parte dell’area un tempo occupata dalla fortificazione ospita oggi la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, un edificio ampliato nel corso dei secoli la cui attuale cappella battesimale corrisponde esattamente all’abside del tempio originario del paese.

Le sfumature viola del Pratomagno
Prima di ripartire, abbiamo voluto scoprire anche i dintorni naturali del borgo per cogliere pienamente la sua identità rurale. Le alture che circondano l’abitato sono ricoperte da boschi di querce, castagni e pini di montagna, ma ciò che ci ha maggiormente colpito è stata la diffusa presenza di coltivazioni di giaggiolo. I fiori di questa pianta colorano i terrazzamenti con tonalità di viola e rosso intenso, e ancora oggi vengono raccolti e lavorati a mano dagli artigiani del posto per ricavarne pregiate essenze destinate alla profumeria di lusso. È stato l’ultimo, profumato regalo di una gita davvero perfetta, accompagnata dai rintocchi della torre civica ottocentesca che sovrasta l’antico ingresso del paese.
