Vozinha, il portiere quarantenne di Capo Verde che ha bloccato la Spagna

Sette parate contro la Spagna e lacrime per la famiglia assente: Vozinha diventa l'eroe mondiale più anziano e conquista milioni di fan in poche ore.

Esistono serate di calcio in cui il risultato finale trascende i numeri e diventa testimonianza di un’esistenza. L’incredibile 0-0 tra la nazionale spagnola e la piccola rappresentativa dell’arcipelago capoverdiano, nella gara inaugurale del torneo mondiale, ha regalato al calcio internazionale l’immagine indimenticabile di un guardiano dei pali di quarant’anni.

Grazie a sette parate straordinarie realizzate durante i cento minuti complessivi della sfida, il numero uno degli Squali Blu chiamato Vozinha ha sbarrato la strada ai detentori del titolo europeo, diventando il giocatore più vecchio di sempre a preservare l’imbattibilità nella partita d’esordio in una Coppa del Mondo. Tuttavia, l’istante più intenso della giornata si è verificato nella zona mista dopo il fischio finale, di fronte alle telecamere dei media globali.

Le lacrime in pubblico e il peso dei sacrifici

Liberatosi dei guanti da protagonista, il veterano si è abbandonato a un’emozione travolgente che ha rivelato l’aspetto più personale e straziante della sua impresa. Quando gli hanno chiesto cosa provasse in quel momento, ha rilasciato una testimonianza toccante, connessa alle difficoltà finanziarie e amministrative che colpiscono numerose famiglie dell’isola. Davanti ai reporter ha affermato:

Ho versato lacrime perché sono stato allevato dai miei nonni e loro non hanno potuto essere presenti. Non ci sono più. Anche mia madre non è riuscita a raggiungermi a causa di problemi con il visto e per le spese che avremmo dovuto sostenere. Non siamo riusciti a sistemare tutto per tempo.

Dichiarazioni che evidenziano drammaticamente come, nonostante la visibilità planetaria della manifestazione, la lontananza e i costi esorbitanti di un trasferimento possano rappresentare barriere invalicabili per le persone più care.

La storia del soprannome e una vita professionale lontano da casa

Nei documenti ufficiali risulta come Josimar José Évora Dias, denominazione che il genitore, appassionato di pallone, selezionò pensando al difensore brasiliano autore di due gol ai Mondiali messicani, dopo che le istituzioni gli avevano impedito di battezzarlo Valdano come il campione madridista argentino.

Tuttavia, il nickname stampato sulla divisa, Vozinha, nasce completamente dalla sua giovinezza a São Vicente. L’atleta ha chiarito l’origine di quella denominazione raccontando:

È legato ai miei nonni. Non ho mai abitato con i miei genitori. Quando sono venuto al mondo, mio padre prestava servizio militare. E mia madre ha sempre dovuto faticare per mantenersi. Perciò sono sempre stato cresciuto dai miei nonni.

Quel diminutivo, inizialmente non gradito, si trasformò nel suo distintivo in Angola, al Progresso, quando decise di non accettare il nome Josimar II a causa della presenza di un altro giocatore con lo stesso nome:

Nessuno a Capo Verde mi identificava con il nome di battesimo. Quando sono approdato in Angola, c’era un altro estremo difensore chiamato Josimar e ho dichiarato che non avrei indossato Josimar II sulla casacca se a Capo Verde tutti mi identificavano come Vozinha, quello sarei rimasto.

L’esplosione digitale in tempo record

Attualmente militante nella serie cadetta lusitana, il leader della squadra nazionale conta più di ottanta apparizioni con la maglia nazionale e quattro tornei continentali africani. Le sue respinte hanno scatenato un autentico fenomeno mediatico, portando il suo account Instagram da 50mila a 1,9 milioni di seguaci nell’arco di pochissime ore.

Il percorso agonistico di questo professionista, sviluppatosi tra i terreni di gioco angolani, moldavi con lo Zimbru Chisinau, ciprioti con l’AEL Limassol, slovacchi con il Trencin e portoghesi con Gil Vicente e Chaves, ha raggiunto il suo apice definitivo. Le sue prodezze resteranno nella memoria collettiva, ma sono state le sue emozioni genuine a scrivere la storia più vera e carica di umanità di questa edizione mondiale.

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