Ricerca rivela come acquanauti vivano lo stesso stupore degli astronauti: connessione profonda con natura sottomarina può salvare oceani.
“Da qui la Terra appare meravigliosa. Senza divisioni né barriere“: così parlava il cosmonauta sovietico Jurij Gagarin quando il 12 aprile 1961 si lanciò oltre l’atmosfera. Un senso di meraviglia totale, che crea un legame profondo con il pianeta e abbatte ogni confine. Adesso uno studio condotto dalla Northeastern University (Stati Uniti) ha evidenziato che questa identica emozione viene vissuta dagli acquanauti, persone che abitano e operano nelle profondità marine. Si chiama ‘Effetto Underview’, ed è straordinariamente affine al suo “fratello” ‘Effetto Overview’.
Indice
Cosa sono l’effetto overview e l’effetto underview
Il sentimento di ammirazione e di legame planetario vissuto dagli astronauti mentre osservano il nostro pianeta dall’orbita è chiamato ‘Effetto Overview‘, espressione introdotta da Frank White, scrittore di diversi volumi dedicati all’esplorazione cosmica e alla ricerca scientifica.
Adesso gli studiosi hanno registrato una trasformazione cognitiva analoga negli acquanauti, individui che abitano e svolgono attività nelle profondità oceaniche. È l”Effetto Underview‘, e non rappresenta soltanto una scoperta accademica: trasmettere al pubblico questo senso di incanto e di sintonia con l’ambiente naturale potrebbe rivelarsi cruciale per conoscere e proteggere gli ecosistemi marini, che necessitano urgentemente di salvaguardia.
Siamo giunti a un momento in cui comprendiamo che un metodo tradizionale di relazionarci con la natura, specialmente con il mare, non basterà – afferma Brian Helmuth, coautore della ricerca – Se non modificheremo il nostro modo di interagire con l’oceano, ci troveremo in seria difficoltà
Esatto, perché l’oceano non rappresenta “un universo separato”, è il nostro: le distese d’acqua coprono circa due terzi del pianeta e l’esistenza sottomarina è intimamente connessa a quella sulla terraferma.
Considerando che ogni atto respiratorio delle persone dipende da un organismo acquatico – evidenzia Helmuth – utilizzare l’oceano come una pattumiera senza preoccuparsi della sua integrità è di cattivo presagio non soltanto per il globo, ma anche per l’intera umanità
Metodologia della ricerca e risultati ottenuti
Durante l’indagine, gli studiosi hanno intervistato 14 acquanauti – uno dei quali è anche astronauta – riguardo ai mutamenti psicologici, comportamentali e cognitivi che hanno vissuto abitando sott’acqua per periodi estesi.

©Kip Evans/Environment & Behavior
Gli acquanauti sono stati scarsamente studiati – dichiara Kristen Kilgallen, autrice principale della ricerca – Questa rappresenta la prima indagine del suo genere ad andare oltre le conseguenze fisiologiche o di sicurezza del vivere sott’acqua per giorni e settimane consecutive, un fenomeno conosciuto come immersione in saturazione
Gli acquanauti sono soggetti che abitano e operano nelle profondità, impiegando particolari laboratori subacquei come punto d’appoggio. Poiché la pressione risulta identica all’interno e all’esterno della struttura sottomarina, diversamente dai sommergibili, gli acquanauti possono immergersi all’esterno per otto o più ore quotidiane senza necessità di pause per decomprimere.
Questo significa avere tempo illimitato per vivere sul fondale
precisa Helmuth, che ha preso parte a diverse missioni di acquanauti
Solitamente, i subacquei possono raggiungere soltanto una profondità di 18 metri per 45 minuti prima di dover risalire, il che concede loro un tempo ristretto per osservare il movimento e la dinamica della vita oceanica, mentre i subacquei in saturazione concentrano la decompressione in 24 ore al completamento della loro permanenza subacquea.
Helmuth ha paragonato questa distinzione a quella di Jane Goodall, primatologa di fama internazionale recentemente scomparsa, che poteva abitare nella foresta e osservare gli scimpanzé, confrontata con l’esperienza di chi viene trasportato in elicottero per 30 minuti per volta.
Anche brevi esplorazioni subacquee possono generare sensazioni di meraviglia e trascendenza, come chiunque abbia praticato immersioni o snorkeling in vacanza può comprendere, naturalmente. Ma permanere sott’acqua per periodi prolungati amplifica enormemente questo fenomeno.
Si è verificata una trasformazione importante, molto simile a quella vissuta dagli astronauti: l’effetto di visione d’insieme
Gli acquanauti hanno infatti dichiarato che abitare sott’acqua ha generato percezioni più profonde e un’amplificazione del senso di impegno e connessione con l’universo naturale: tra gli intervistati, il 70% ha riportato un maggiore stupore e riconoscenza e il 64% un maggiore coinvolgimento con l’ambiente circostante dovuto alla sfida di abitare sotto il mare.
Differenze tra astronauti e acquanauti
Una sola distinzione rispetto agli astronauti: si manifesta generalmente un senso di connessione con l’ambiente marino specifico piuttosto che con la Terra nel suo complesso. Gli acquanauti sono letteralmente avvolti dal loro ambiente e quindi si crea una sorta di relazione unica.
Questa ricerca, spiegano gli studiosi, è essenziale per sviluppare una comprensione più profonda delle implicazioni dell’abitare sott’acqua, ma anche per elaborare strategie per proteggere la vita sottomarina, meravigliosa e vitale, che purtroppo è continuamente minacciata dalle decisioni sconsiderate degli esseri umani.
Il lavoro è stato pubblicato su Environment & Behavior.