Tre persone su quattro non assumono abbastanza questo grasso essenziale

Carenza diffusa di omega-3: le ricerche evidenziano conseguenze su cuore e cervello e la necessità di raccomandazioni uniformi e comprensibili.

Quotidianamente compiamo scelte alimentari senza riflettere davvero sul loro impatto reale. Tra la fretta della colazione, il pasto consumato in ufficio e la spesa veloce al supermercato, trascuriamo un componente cruciale: gli acidi grassi omega-3. Pur essendo nutrienti indispensabili e ampiamente conosciuti, la maggioranza delle persone ignora quanto sia importante garantirne un apporto adeguato.

Gli studi scientifici sono inequivocabili: in numerose nazioni i valori ematici di EPA e DHA risultano insufficienti, così carenti da essere associati a problemi cardiovascolari, riduzione delle capacità cognitive e aumento dei processi infiammatori. Non si tratta soltanto di una questione personale. In certe aree geografiche il pesce è poco disponibile, altrove le tradizioni culinarie ne limitano il consumo. In altri contesti ancora, le preoccupazioni ecologiche mettono in discussione la sostenibilità delle risorse ittiche.

Mentre i consumatori tentano di orientarsi, le istituzioni nazionali forniscono raccomandazioni discordanti. Alcuni indicano quantità precise in grammi, altri suggeriscono porzioni approssimative, alcuni si concentrano sugli adulti trascurando i più piccoli, altri affrontano la gravidanza con indicazioni poco precise. È naturale che il pubblico rimanga disorientato: ascoltando messaggi contraddittori, diventa impossibile capire quale strada seguire.

L’importanza biologica degli acidi grassi essenziali

Gli acidi grassi omega-3, in particolare EPA e DHA, non rappresentano un elemento marginale dell’alimentazione: costituiscono una componente fondamentale della nostra fisiologia. L’EPA favorisce la regolarità del battito cardiaco e protegge il sistema vascolare. Il DHA, invece, è il componente principale del tessuto cerebrale: è indispensabile per lo sviluppo visivo nei neonati, per supportare la crescita del feto durante la gestazione e per preservare le funzioni cognitive negli adulti.

La letteratura scientifica associa costantemente livelli ottimali di omega-3 a una maggiore stabilità emotiva, a una riduzione dei sintomi depressivi e a un migliore controllo dell’infiammazione. Con l’avanzare dell’età, questi nutrienti diventano un supporto fondamentale per contrastare il deterioramento cognitivo e la perdita muscolare. Non è un aspetto secondario: è un elemento che attraversa l’intera esistenza.

Per questo motivo un numero crescente di specialisti sottolinea l’importanza di fornire indicazioni chiare, comprensibili e prive di terminologia tecnica. Se le persone sapessero con precisione come agire, sarebbe molto più semplice trasformare le conoscenze teoriche in abitudini alimentari concrete.

La confusione delle raccomandazioni nazionali

Il problema risiede nel fatto che ogni nazione adotta un approccio differente. Alcune autorità sanitarie utilizzano calcoli basati sull’apporto calorico giornaliero, altre preferiscono quantità fisse. Esistono territori dove il consumo tradizionale di pesce è elevato e quindi gli obiettivi nutrizionali si adattano di conseguenza; in altri luoghi, dove il pesce è quasi assente dalle tavole, le raccomandazioni risultano difficilmente applicabili.

Per la popolazione adulta viene generalmente suggerita un’assunzione media di 250 mg di EPA+DHA quotidianamente. Durante la gestazione si raccomanda un incremento di DHA, solitamente compreso tra 100 e 200 mg aggiuntivi. Tuttavia manca una versione uniforme, coerente e facilmente comprensibile. Il risultato è un insieme frammentato di informazioni che non si armonizzano mai.

Eppure la soluzione sarebbe semplice: una raccomandazione univoca, condivisa e comunicata con linguaggio accessibile. Una frase diretta e memorabile, capace di trasformarsi in routine quotidiana anziché in fonte di incertezza.

Come garantire un apporto sufficiente

Nella pratica quotidiana, soddisfare le quantità raccomandate non è così immediato. Il pesce azzurro rappresenta la fonte più concentrata di omega-3, ma non tutte le famiglie lo inseriscono regolarmente nei menù. Talvolta è una questione di costi, altre volte di sostenibilità ambientale, altre ancora di preferenze personali.

Fortunatamente stanno comparendo opzioni alternative che facilitano l’accesso: gli oli derivati dalle alghe, per esempio, forniscono DHA in modo sostenibile e completamente vegetale. Anche gli alimenti arricchiti stanno diventando più diffusi e costituiscono un aiuto prezioso per chi non consuma prodotti ittici.

Durante la gravidanza le indicazioni si fanno ancora più precise: il DHA è fondamentale. Lo sviluppo cerebrale del feto dipende anche da questo nutriente e lasciare tutto al caso è rischioso. Lo stesso vale per gli anziani, che negli omega-3 trovano un alleato prezioso per la salute cardiovascolare e visiva.

Servono indicazioni uniformi per migliorare la salute collettiva

Lo studio pubblicato su Nutrition Research Reviews ribadisce un principio che dovremmo aver compreso da tempo: il benessere della popolazione dipende anche dalla chiarezza con cui comunichiamo le scelte salutari. Per quanto riguarda gli omega-3, basterebbe un linguaggio condiviso, una spiegazione immediata, un’indicazione traducibile nella vita quotidiana.

Grazie a nuovi prodotti sostenibili, a una migliore divulgazione e a qualche abitudine costruita con costanza, potremmo diminuire l’incidenza delle patologie croniche e accompagnare le generazioni future verso un benessere più solido. A volte il cambiamento parte da qualcosa di piccolo, quasi impercettibile. Come una molecola.

Fonte: Nutrition Research Reviews

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