Tragedia in vasca idromassaggio: bambino perde la vita a causa di un impianto pericoloso

Dramma in vasca idromassaggio: ragazzo di 12 anni muore intrappolato nel sistema di aspirazione. Indagini in corso sulla sicurezza dell'impianto.

Forse avrete letto della drammatica storia avvenuta durante la mattinata di Pasqua. Un ragazzino di dodici anni, Matteo, si trovava nell’idromassaggio della struttura ricettiva con i propri cari quando un arto inferiore è stato catturato dal meccanismo di aspirazione della vasca. L’acqua raggiungeva appena il metro di profondità, una misura apparentemente sicura, che invece si è dimostrata fatale in pochi attimi.

Inizialmente nessuno ha compreso cosa stesse succedendo. Nel momento in cui è stato lanciato l’allarme, gli addetti della struttura hanno disattivato il sistema, consentendo finalmente di liberare il ragazzo. Sono iniziati immediatamente i soccorsi e la corsa verso l’ospedale Infermi di Rimini, ma le sue condizioni erano già disperate: il periodo di immersione forzata era stato eccessivamente prolungato. Dopo quattro giornate trascorse in terapia intensiva, il personale sanitario ha dovuto constatare il decesso cerebrale.

La magistratura riminese ha avviato un’inchiesta, dapprima per lesioni di estrema gravità, ora destinata a trasformarsi in indagine per morte causata da negligenza, attualmente senza indagati. Le verifiche si concentrano su diversi elementi tecnici fondamentali: il funzionamento appropriato del sistema, l’esistenza e lo stato delle protezioni sui punti di aspirazione, l’aderenza alle normative di sicurezza e la regolarità degli interventi manutentivi. Saranno proprio questi fattori a stabilire eventuali colpe e responsabili.

Il quadro normativo di riferimento

Le regole italiane relative alla protezione nelle piscine e negli idromassaggi aperti al pubblico sono presenti e dettagliate. Il documento fondamentale è l’Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003, che stabilisce i requisiti igienico-sanitari e gestionali per gli impianti acquatici, completato da disposizioni regionali e standard tecnici nazionali ed europei.

Non è presente una legislazione specifica unicamente dedicata alle vasche con idromassaggio, tuttavia alcuni concetti sono inequivocabili: chi gestisce la struttura risponde della sicurezza dell’installazione, deve assicurare meccanismi di aspirazione progettati per prevenire pericoli di cattura, deve eseguire manutenzioni costanti e certificate e deve preparare protocolli d’emergenza con verifiche ricorrenti.

Gli standard tecnici prevedono inoltre che i meccanismi di aspirazione siano equipaggiati con dispositivi protettivi idonei, concepiti specificamente per minimizzare il rischio di risucchio. Merita sottolineare, infine, che nel nostro Paese non è previsto un limite d’età uniforme per l’utilizzo delle vasche idromassaggio: l’analisi del pericolo e le possibili limitazioni sono demandate alle singole realtà.

Nonostante questo insieme di regole, le vasche con idromassaggio vengono frequentemente considerate luoghi di per sé privi di rischi, quasi innocui. Alberghi, centri termali e luoghi dedicati al benessere le presentano come zone di rilassamento, e difficilmente chi le utilizza riflette sui pericoli che i dispositivi di aspirazione e circolazione dell’acqua possono rappresentare in presenza di guasti, protezioni mancanti o deteriorate, manutenzione inadeguata. Gli episodi collegati al risucchio sono poco frequenti, ma sono documentati a livello mondiale e le loro ripercussioni, come testimonia tragicamente questo evento, possono essere letali.

Indipendentemente da ciò che risulterà dalle verifiche, l’episodio di Pennabilli solleva alcuni interrogativi concreti che coinvolgono tutti coloro che frequentano questi luoghi. Per le strutture ricettive, l’imperativo è verificare che ogni apertura sia protetta e a norma, che le ispezioni siano frequenti e documentate, e che gli operatori sappiano come agire nelle situazioni critiche.

Per chi fruisce di queste installazioni, specialmente accompagnato da minori, è fondamentale verificare se le protezioni siano presenti e in buono stato, legare i capelli lunghi ed evitare capi d’abbigliamento con cordini, e mantenere sempre la sorveglianza, senza eccezioni, anche quando il livello dell’acqua appare ridotto e tutto sembra sotto controllo.

Quanto accaduto a Matteo è un fatto che richiede totale chiarezza, spiegazioni dettagliate e, se opportuno, un ripensamento approfondito delle modalità con cui questi sistemi vengono ispezionati e amministrati.

Fonte: Ansa

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