Tappe dell'esistenza secondo l'ayurveda: riconosci l'energia della tua età e vivi in armonia con il tuo corpo e la natura.
Tendiamo a immaginare l’esistenza come un percorso rettilineo: si matura, si costruisce una carriera, si diventa anziani. Ma il nostro organismo narra qualcosa di differente. Modifica i suoi ritmi, le sue necessità, il suo funzionamento. Le tappe esistenziali nell’ayurveda nascono proprio da questa consapevolezza: ogni periodo della vita richiede attenzioni specifiche e comportarsi come se tutto restasse immutato rappresenta una delle ragioni per cui spesso ci sentiamo esausti, fuori sincronia o in affanno senza comprenderne la causa.
L’ayurveda non considera l’età come una semplice cifra, ma come un momento energetico preciso. Ogni tappa possiede una qualità predominante che condiziona sviluppo, metabolismo, riposo, stati d’animo e resilienza. Trascurare questi mutamenti non li elimina, li rende semplicemente più gravosi.
Indice
I primi anni di vita
Dal momento della nascita fino ai venticinque anni circa, l’esistenza è caratterizzata da un’energia di edificazione e solidità. Rappresenta il periodo in cui l’organismo si sviluppa velocemente, consolida le difese immunitarie e getta le basi fisiche ed emotive su cui poggerà l’intera esistenza futura. In questa tappa il sistema è programmato per accumulare risorse, alimentarsi adeguatamente, radicarsi nel mondo.
Non sorprende che bambini e giovani necessitino di abitudini regolari, riposo ristoratore e contesti stabili. Il fisico è robusto, ma sta ancora apprendendo il proprio funzionamento. Anche l’apparato digerente, ad esempio, non ha ancora raggiunto la piena maturità: consumare quantità eccessive, con frequenza elevata o cibi troppo elaborati può sovraccaricare un sistema ancora in fase di strutturazione.
Sul piano emotivo questo periodo è legato alla tranquillità, al bisogno di protezione, al contatto fisico. È il momento in cui si edifica la fiducia, non soltanto verso l’ambiente circostante ma anche verso il proprio corpo. Supportare questa tappa significa fornire nutrimento autentico, regolarità quotidiana e opportunità di movimento e gioco, evitando l’eccesso di sollecitazioni che spesso confondiamo con la normalità.
Gli anni della piena maturità
Tra i venticinque e i sessantacinque anni circa, l’energia assume una tonalità differente. Diventa più vigorosa, più determinata, più proiettata verso l’azione. È la tappa in cui si lavora intensamente, si assumono decisioni importanti, si gestiscono responsabilità e traguardi. L’organismo è generalmente vigoroso, il metabolismo funziona bene, la mente è concentrata.
Proprio per questa ragione è anche il momento in cui si tende a oltrepassare i limiti. Ritmi frenetici, tensione costante, riposo insufficiente e stimolanti possono esaurire le energie più rapidamente di quanto vengano rigenerate. Numerosi segnali caratteristici di questa tappa – problemi di insonnia, nervosismo, fragilità digestiva – non sono anomalie, ma avvisi di un equilibrio che si sta modificando.
Se questo periodo viene attraversato senza ascolto interiore, si giunge facilmente alla fase successiva già provati. Se invece si apprende a calibrare le energie, l’organismo preserva risorse preziose per il futuro.
Gli anni della saggezza
Oltre i sessantacinque anni, l’energia predominante diventa più sottile e dinamica. Il corpo trattiene meno liquidi, tende a diventare più secco, il sonno diventa più frammentato e superficiale. Anche la digestione può diventare più sensibile e il sistema nervoso più reattivo.
È una tappa che nella nostra società viene spesso interpretata esclusivamente come declino. L’ayurveda, al contrario, la considera anche come un cambiamento di orientamento. Meno impulso verso l’esterno, maggiore spazio all’interiorità. Accanto alle trasformazioni fisiche possono manifestarsi maggiore inventiva, capacità contemplativa, intuito profondo.
Quando questa fase viene accompagnata con calore, abitudini semplici e ritmi più pacati, può rivelarsi sorprendentemente appagante. Il problema emerge quando si continua a esigere dal corpo ciò che non corrisponde più a questo momento dell’esistenza.
Abbracciare le tappe esistenziali ayurvediche senza sentirsi inadeguati
Il principio che percorre le tappe esistenziali nell’ayurveda è chiaro e molto contemporaneo: il benessere non è statico. Si trasforma insieme a noi. Persistere a vivere ogni età come se fosse quella precedente genera conflitto, non resilienza. Negli ultimi anni, anche gli studi sull’invecchiamento hanno evidenziato che il tempo non influenza l’organismo in modo omogeneo. Ricerche di biologia cellulare dimostrano che l’invecchiamento è correlato a una perdita graduale di equilibrio nei meccanismi di rigenerazione, adattamento e comunicazione tra le cellule.
In sintesi, il corpo non si deteriora uniformemente, ma attraversa tappe distinte, ciascuna con vulnerabilità e potenzialità specifiche. Di conseguenza, modifica i propri meccanismi. Ascoltarli, anziché opporvisi, è spesso la scelta più sostenibile. Non si tratta di arrendersi, ma di cooperare con ciò che si trasforma. E farlo, concretamente, rende l’esistenza molto più fluida.
Fonte: Cell