Scopri perché dopo i 65 anni la circonferenza vita è fondamentale quanto il BMI per valutare il rischio di mortalità.
Tra gli ultrasessantacinquenni statunitensi con un indice di massa corporea nella norma, possedere una vita particolarmente ampia si accompagnava a un rischio di decesso maggiore del 33% negli uomini e del 23% nelle donne. Secondo la bilancia, questi individui sembravano appartenere alla stessa categoria di chi aveva un girovita contenuto. Ma il metro da sarto raccontava una storia diversa.
Questa evidenza emerge da una ricerca pubblicata sul Journal of the American Geriatrics Society, che ha coinvolto 6.905 persone con almeno 65 anni facenti parte del National Health and Aging Trends Study, un campione rappresentativo degli anziani americani iscritti al programma Medicare. Gli scienziati hanno esaminato informazioni raccolte dal 2011 al 2024, tenendo traccia nel tempo sia dell’indice di massa corporea sia della circonferenza addominale, anziché limitarsi a un’unica rilevazione iniziale.
I risultati incrinano la convinzione diffusa secondo cui basterebbe osservare il BMI per avere un quadro completo. Questo vale in particolare con l’avanzare dell’età, quando il corpo si trasforma in modi che la semplice equazione peso-altezza non riesce a cogliere.
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Valori di bmi elevati collegati a mortalità ridotta: con non poche precisazioni
L’indice di massa corporea mette in relazione peso e statura. È uno strumento veloce, economico e prezioso per gli studi su larga scala, tuttavia non riesce a distinguere la massa muscolare da quella adiposa, né a identificare dove quest’ultima si concentri.
Nel campione statunitense questo limite emerge con chiarezza. Confrontati con gli uomini dal BMI nella norma, quelli classificati come sovrappeso presentavano, secondo il modello statistico, un rischio di mortalità inferiore del 46%; per gli uomini con obesità di primo e secondo grado, con BMI compreso tra 30 e 40, la diminuzione raggiungeva il 51%. Tra le donne, il sovrappeso risultava collegato a un rischio inferiore del 27%, mentre per l’obesità di primo e secondo grado la differenza non raggiungeva una rilevanza statistica.
Il sottopeso seguiva invece la tendenza opposta: il pericolo risultava quasi raddoppiato in entrambi i generi.
Siamo nel territorio del cosiddetto “paradosso dell’obesità”, quel vantaggio apparente in termini di sopravvivenza rilevato in determinati gruppi di persone anziane con valori di BMI più elevati. Questo dato non autorizza certamente a considerare qualche chilo extra come un segreto di longevità. Gli stessi ricercatori sottolineano come possano influire patologie preesistenti, dimagrimento non intenzionale, perdita di massa muscolare legata all’età, sopravvivenza selettiva e causalità invertita: un soggetto può perdere peso proprio perché malato, facendo sembrare il peso ridotto come responsabile di un rischio che in realtà era già presente in precedenza.
Esiste anche una questione piuttosto pratica. Invecchiando si tende a perdere tessuto muscolare, la statura può ridursi e il grasso corporeo si ridistribuisce diversamente. Il BMI, però, continua a effettuare il suo calcolo tra chilogrammi e metri quadrati senza tenere conto di questi cambiamenti.
La circonferenza addominale completa il quadro mancante
La misurazione della vita si concentra invece su come il grasso si distribuisce nel corpo. Nello studio veniva considerata elevata sopra i 40 pollici per gli uomini, circa 102 centimetri, e sopra i 35 pollici per le donne, circa 89 centimetri.
Tenendo conto anche del valore del BMI, una circonferenza elevata risultava associata a un rischio di mortalità superiore del 24% in entrambi i sessi. Nelle analisi più approfondite, il rischio tendeva inoltre a crescere progressivamente passando alle fasce di circonferenza maggiori.
Lo scenario più rilevante resta quello del BMI normale accompagnato da girovita elevato. Rispetto a chi presentava sia BMI che circonferenza nella norma, il rischio stimato cresceva del 33% negli uomini e del 23% nelle donne.
Due individui possono dunque condividere lo stesso BMI pur avendo una distribuzione del grasso molto differente. Una distinzione che il semplice calcolo peso-statura non possiede gli strumenti per rilevare.
La ricerca presenta alcuni punti di forza metodologici significativi: la circonferenza vita è stata rilevata da personale specializzato, e sia BMI sia girovita sono stati monitorati durante tutto il periodo di osservazione. Peso e altezza, tuttavia, erano autodichiarati dai partecipanti stessi. I ricercatori hanno escluso i decessi avvenuti entro il primo anno per limitare l’influenza di malattie già in fase avanzata e del dimagrimento che spesso precede la morte, pur non potendo eliminare completamente questa criticità. Va inoltre ricordato che si tratta di uno studio osservazionale: evidenzia correlazioni, non dimostra che una determinata circonferenza causi direttamente il decesso.
Il bmi sta perdendo la sua posizione dominante
Lo studio americano non è un caso isolato. Un’altra ricerca pubblicata su BMC Public Health ha messo a confronto sei diversi indicatori corporei analizzando 89.745 persone con almeno 45 anni, provenienti da sei ampi studi longitudinali realizzati in 25 nazioni.
Durante un periodo di osservazione mediano di dieci anni si sono registrati 16.593 decessi. Il BMI mostrava una correlazione debole e addirittura inversa con la mortalità, che si indeboliva ulteriormente escludendo i decessi avvenuti nei primi due anni. Alcuni parametri che considerano la distribuzione del grasso addominale, in particolare l’ABSI e l’indice di conicità, mantenevano invece correlazioni positive decisamente più solide.
Questa tendenza era già stata ufficializzata nel 2025 dalla Commissione internazionale sull’obesità clinica, pubblicata su The Lancet Diabetes & Endocrinology: il BMI può essere utile come strumento preliminare di screening e negli studi su popolazioni ampie, mentre per valutare il singolo paziente dovrebbe essere integrato da almeno un’ulteriore misura dell’adiposità, come la circonferenza vita, il rapporto vita-fianchi o quello vita-altezza.
Per le persone anziane il messaggio diventa ancora più tangibile. Un numero sulla bilancia può rimanere invariato mentre muscoli, statura e distribuzione del grasso subiscono trasformazioni importanti. Il BMI mantiene la sua utilità. Semplicemente, dopo i 65 anni, affidarsi esclusivamente a questo parametro rischia di lasciare in ombra un aspetto piuttosto rilevante della salute corporea.