Mondiali 2026: l’ebola in Congo riapre il dibattito sul ripescaggio azzurro

Zampolli rilancia il ripescaggio azzurro: l'emergenza ebola in Congo complica la preparazione africana. Ma la realtà è diversa dalle ipotesi.

L’ambizione di vedere l’Italia ai Mondiali, che alcuni definiscono sogno e altri ossessione, continua a resistere. Mancano appena venti giorni al fischio d’inizio della competizione mondiale, con il match inaugurale Messico-Sudafrica previsto l’11 giugno allo stadio Azteca della capitale messicana, e Paolo Zampolli rilancia la possibilità di un ripescaggio azzurro con la medesima determinazione mostrata nelle settimane precedenti, ma questa volta il discorso non riguarda più l’Iran.

Come avevamo già documentato a inizio e fine aprile, la teoria del possibile inserimento italiano si basava sull’eventuale esclusione della nazionale iraniana per via delle tensioni in Medio Oriente. Infantino aveva però smentito questa ipotesi già durante la trasferta ad Antalya, presentandosi in tribuna all’incontro amichevole tra Iran e Costa Rica e confermando ufficialmente la presenza persiana al torneo. Adesso l’attenzione si è spostata su un altro fronte: la Repubblica Democratica del Congo, colpita da un’epidemia di ebola che sta complicando la preparazione della squadra africana in vista del Mondiale.

Le dichiarazioni di Zampolli

Durante la sua partecipazione al programma televisivo Dritto e Rovescio, condotto da Paolo Del Debbio su Rete 4, Zampolli (Inviato Speciale degli Stati Uniti per le Partnership Globali, originario di Milano ma residente a New York, collaboratore stretto di Trump) ha fatto il punto della situazione ripercorrendo gli sviluppi degli ultimi mesi. Ha ribadito di aver inviato una lettera al presidente americano proponendo l’inserimento dell’Italia al posto dell’Iran, sostenendo che un’intera generazione di giovani non ha mai assistito a una partecipazione azzurra ai Mondiali (l’ultima risale al 2014) e che i quattro trionfi mondiali della nazionale meriterebbero maggiore considerazione.

Successivamente ha introdotto il nuovo elemento. Zampolli ha affermato:

Tutto rimane possibile, il mio obiettivo non cambia. Ora si è verificata un’altra situazione. Purtroppo l’ebola, questa patologia che ha colpito l’Africa alcuni anni fa, è ricomparsa in Congo e ci sono già 500 casi registrati, 150 decessi, cifre impressionanti, almeno quelle conosciute. E hanno annullato il ritiro previsto in Congo, a Kinshasa. Pare che stiano organizzando il trasferimento dei calciatori in Belgio per la preparazione

La sua conclusione ricalca le precedenti: secondo l’emissario di Trump, l’emergenza sanitaria congolese “renderebbe disponibile un secondo posto per gli azzurri, oltre a quello dell’Iran”, e sarebbe “davvero complicato non considerare come prima opzione la Nazionale italiana”. Qui è disponibile il video dell’intervista (la sezione relativa al Mondiale inizia al minuto 14:30).

La situazione reale

L’affermazione iniziale di Zampolli corrisponde parzialmente alla realtà. La Federazione calcistica della Repubblica Democratica del Congo ha realmente annullato il ritiro preparatorio programmato a Kinshasa e l’evento pubblico di saluto ai sostenitori nella capitale, motivando la decisione con un focolaio di ebola nella regione orientale del Paese, una variante poco comune denominata Bundibugyo, che avrebbe provocato oltre 130 decessi e circa 600 casi sospetti.

Nel frattempo la nazionale congolese ha comunicato attraverso il portavoce della squadra Jerry Kalemo, che ha specificato all’Associated Press che le amichevoli preparatorie (contro la Danimarca a Liegi il 3 giugno e contro il Cile in Spagna il 9 giugno) si disputeranno come previsto, e che la terza fase preparatoria, pianificata negli Stati Uniti dall’11 giugno, è confermata. L’elemento fondamentale è diverso, considerando che tutti i calciatori convocati giocano in squadre europee e non visitano il Congo da mesi. La FIFA ha comunicato di monitorare attentamente l’evoluzione, sottolineando di mantenere contatti costanti con la Federazione congolese per assicurare che i calciatori ricevano tutte le indicazioni sanitarie appropriate.

Per quanto riguarda i controlli alle frontiere statunitensi, il CDC (il Centers for Disease Control and Prevention, la principale agenzia federale degli Stati Uniti per la protezione della salute pubblica) ha annunciato procedure più rigorose per i cittadini stranieri che abbiano visitato la Repubblica Democratica del Congo, l’Uganda o il Sud Sudan nei 21 giorni precedenti.

Il regolamento rimane invariato

Come già illustrato nei nostri articoli precedenti, l’articolo 6.7 del regolamento FIFA attribuisce alla federazione completa discrezionalità in caso di ritiro e/o esclusione di una squadra partecipante. Non esiste, tuttavia, una normativa specifica sul ripescaggio e, particolare tutt’altro che trascurabile, il Congo non si è ritirato, non è stato escluso, disputa le amichevoli, e i suoi calciatori hanno già prenotato il volo per Houston. Zampolli, da parte sua, tiene aperta anche la questione iraniana, considerando ancora realistica la possibilità di una squalifica, che secondo la sua visione aprirebbe un secondo slot disponibile per gli azzurri. La FIFA, anche su questo fronte, non ha emesso comunicazioni che vadano in tale direzione. In ogni caso sarebbe davvero triste se l’Italia venisse ripescata a causa di una tragica epidemia e non perché lo merita veramente.

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