Malta, cassette segrete con pillole abortive: la sfida alla legge

Contenitori blindati con farmaci abortivi distribuiti a Malta dall'organizzazione Women on Waves per contestare le severe restrizioni sull'aborto.

Nell’arcipelago di Malta la lotta per l’interruzione volontaria di gravidanza assume ora forme inedite: contenitori blindati distribuiti sul territorio contenenti farmaci abortivi. L’iniziativa porta la firma dell’organizzazione olandese Women on Waves, che ha dato vita a una mobilitazione destinata a scatenare tensioni in una delle nazioni europee con le normative più severe in materia.

Questi contenitori protetti sono stati posizionati in varie zone dell’isola principale e di Gozo. Le gestanti con meno di nove settimane di gravidanza che desiderano procedere con l’interruzione possono mettersi in contatto con le attiviste tramite posta elettronica per ottenere le indicazioni necessarie e i codici di apertura. Nei primi otto giorni dall’avvio dell’operazione, sedici donne hanno già fatto richiesta di assistenza, un numero che secondo le promotrici rivela l’esistenza di un bisogno nascosto e mai soddisfatto.

Normativa tra le più restrittive dell’Ue

L’isola maltese rimane un caso isolato nel contesto occidentale. L’interruzione di gravidanza è vietata praticamente in ogni situazione: nemmeno violenza sessuale, relazioni incestuose o anomalie fetali gravi rappresentano eccezioni valide. Dal 2023 la legislazione autorizza l’aborto esclusivamente quando esiste un rischio reale per l’esistenza della donna e solo previo consenso di tre specialisti, i quali devono attestare l’impossibilità di soluzioni alternative.

Per anni il divieto è stato totale. A modificare parzialmente la situazione fu un episodio che ottenne risonanza mondiale nel 2022: una visitatrice statunitense, in vacanza sull’isola, ebbe un aborto spontaneo non concluso. Il personale sanitario rifiutò di completare la procedura, per timore di ripercussioni legali. La paziente venne successivamente trasportata in territorio spagnolo per ricevere l’assistenza medica indispensabile.

Centinaia di interruzioni clandestine ogni anno

L’azione di Women on Waves ha subito innescato polemiche. Gruppi contrari all’aborto hanno sollecitato le istituzioni ad avviare verifiche, sostenendo che le attiviste violino le norme maltesi. Di contro, i collettivi che difendono i diritti femminili denunciano una condizione che obbliga numerose donne a recarsi oltreconfine affrontando costi elevati o a ricorrere a pratiche illegali. La questione non si limita alla normativa, ma coinvolge anche la mancanza di informazione sulla sessualità e le difficoltà nell’accesso ai metodi contraccettivi, fattori che peggiorano la situazione delle residenti.

Un problema rimasto nell’ombra per troppo tempo

L’iniziativa dei contenitori protetti rende visibile una condizione rimasta per lungo tempo nascosta. L’arcipelago si trova ora di fronte a un confronto che non riguarda unicamente la liceità dei farmaci abortivi, ma il concetto stesso di libertà di scelta e tutela sanitaria. In un territorio dove una donna è stata recentemente condannata con pena sospesa per aver interrotto autonomamente una gravidanza, la rete organizzata dalle attiviste costituisce ben più di una dimostrazione simbolica: rappresenta un tentativo effettivo di offrire un’opzione in un contesto che continua a privare migliaia di donne della possibilità di decidere.

Fonte: Women on Waves

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